De La Fuente: “Il calcio spagnolo non è solo tiki-taka, oggi anche chi ha il 30% di possesso può vincere”
Ad As: "Abbiamo mantenuto lo stesso modello adattandolo all'evoluzione del gioco. Non amo molto etichette come tiki-taka. I cambi decisivi? Esiste un sesto senso che vale in tutto".

Enschede (Olanda) 15/06/2023 - Nations League / Spagna-Italia / foto Image Sport nella foto: Luis De La Fuente
Fresco di vittoria del Mondiale con la Spagna, il ct Luis De La Fuente ha rilasciato un’intervista ad As dove ha raccontato i retroscena del torneo che ha portato la sua squadra a trionfare contro l’Argentina in finale.
De La Fuente: “Bisogna prendere tutto con le pinze, se quel recupero di Cubarsí fosse entrato…“
Il ct non si aspettava di vincere il Mondiale, nonostante abbia sempre creduto nella sua squadra. Ma dichiara in merito alla finale: “Siamo stati nettamente superiori, non ci hanno praticamente mai tirato in porta e, anche se avevamo una certa tranquillità, bisogna sempre prenderla con le pinze. Perché, nonostante tutto, puoi comunque perdere. Se quel recupero in scivolata di Cubarsí ai supplementari fosse rimbalzato addosso a Unai Simón finendo in rete, avrebbero pareggiato senza nemmeno tirare in porta. Per fortuna quella situazione è stata risolta nel migliore dei modi“.
Ferran Torres ha segnato il gol vittoria della Spagna subentrando dalla panchina. In merito alla gestione dei cambi, De La Fuente ha dichiarato: “Sono sensazioni che ti portano a prendere determinate decisioni. Parti con una formazione titolare all’inizio del torneo, ma poi osservi anche le sensazioni, gli allenamenti… Ovviamente tutto è analizzato e studiato. Credo però esista anche un sesto senso che vale in tutto. Tutto dipende da come si sviluppa la partita“.
Nella gestione, è stato un vantaggio per l’allenatore conoscere molti di quei giocatori da quando avevano sedici anni: “Certo, è stato decisivo. Unai Simón, Mikel Merino, Rodri… appartengono alla generazione con cui abbiamo iniziato nel 2015. Ancora prima avevo allenato Marcos Llorente in un pre-Europeo. È come se si fosse chiuso il cerchio con quella generazione che avevamo preso quando aveva sedici o diciassette anni“.

Il ct: “Non amo le etichette come tiki-taka, il modello spagnolo è rimasto lo stesso ma si è evoluto”
Ora ci sono altre federazioni che prendono la Spagna come modello e di questo De La Fuente ne è orgoglioso: “Questi complimenti rafforzano un’idea. Non è qualcosa nato oggi. È il risultato di anni di lavoro seguendo questo modello. Siamo sempre rimasti fedeli alla nostra filosofia. Naturalmente ogni commissario tecnico ha introdotto le proprie sfumature. Il modello è sempre stato lo stesso, anche prima di me. Si è evoluto perché anche il calcio cambia. Ogni grande torneo rappresenta un ulteriore passo avanti. All’Europeo avevamo già modificato qualcosa, iniziando a giocare con ali vere. Oggi transizioni e velocità sono fondamentali. Una volta sembrava quasi una legge: chi aveva più possesso palla vinceva nella maggior parte dei casi. Oggi non è più così. Una squadra con il 30% di possesso può batterti 3-1. Inghilterra, Francia, Germania… per un periodo veniva spesso anche l’Italia a studiare il nostro modello“.
La Spagna può ancora dirsi il Paese del “tiki-taka” quindi? Il ct risponde così: “Il calcio è cambiato tantissimo in questi sedici anni. Noi abbiamo mantenuto lo stesso modello, adattandolo all’evoluzione del gioco. Non amo molto etichette come “tiki-taka”. Capisco che vengano usate, ma preferisco parlare di calcio combinato. “Tiki-taka“, a volte, sembrava quasi avere un significato dispregiativo. Detto questo, è qualcosa di profondamente radicato nel calcio spagnolo. Nasce prima di tutto nei club, poi è stata la Nazionale a renderlo celebre nel mondo“.