Pirlo ha resuscitato la critica del giornalismo sportivo italiano: è una stroncatura a reti unificate

Da Libero ("L'Italia fa una figura di Pirlo") a Repubblica che centra il punto: non vorremmo che fosse il più comodo da orientare. Il Foglio: "Un piano B per un'Italia di Serie B". Critico anche il Corsera. Tutti contro come a Vigo 82, Maldini e Malagò possono sperare nei corsi e ricorsi storici

Pirlo ha resuscitato la critica del giornalismo sportivo italiano: è una stroncatura a reti unificate

Mg Genova 11/08/2024 - Coppa Italia / Sampdoria-Como / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Andrea Pirlo

Pirlo rianima il giornalismo italiano

Neanche il giornalismo sportivo italiano è riuscito a voltarsi dall’altra parte. Stavolta non ce l’ha fatta. Almeno il primo giorno. Poi magari da domani si lavorerà alla costruzione di Pirlo nuovo Guardiola, come già accaduto per Gattuso altra scelta incomprensibile e figlia dell’amichettismo che in Italia regna sovrano. Perché – è bene ribadirlo – non siamo andati ai Mondiali perché avevamo Gattuso in panchina, allenatore il cui curriculum parlava e parla chiaro. Si è riusciti a trovare un tecnico col curriculum peggiore di Gattuso. Non era semplice.

Su Pirlo lo sconcerto è a reti unificate. I toni non sono durissimi (in Inghilterra e in Germania avrebbero provveduto a togliere la pelle)  ma considerata la nostra tradizione, potremmo dire che è un massacro giornalistico. Malagò dev’essere consapevole, e lo è, che la nuova avventura parte col vento contrario. Non proprio quel che lui desiderava. Ed è una situazione cui non è abituato e non sa maneggiare. Non è uomo da uno contro tutti.

L’unico aspetto positivo è che non si ascoltava un tale concerto contrario da Vigo 82: poi vincemmo il Mondiale. Ma aggrapparsi ai corsi e ricorsi storici, può essere pericoloso.

Maldini e Leonardo

“Se passi da Guardiola a Pirlo, qualcosa non è andato per il verso giusto”

La Gazzetta dello Sport si mantiene neutra. Ha criticato ieri e già oggi sceglie una via più morbida. Ma è l’unico quotidiano.

Del Corriere dello Sport abbiamo scritto, con Zazzaroni che fa notare come si sia perso un mese per arrivare a Pirlo e a un progetto che nemmeno convince Malagò. Da sottolineare il titolo: “Pep non è un Pirlo” 

Per il Corriere della Sera scrive il capo dello sport Daniele Dallera e il titolo è tutto un programma: “La scelta un salto indietro. La soluzione un azzardo”. L’articolo a questo punto è quasi superfluo. Il Corsera cita il sondaggio fatto da loro:

“Nel pomeriggio la notizia, questa prevista e non libera certo il sogno dei tifosi italiani, di Andrea Pirlo. Basta dare un’occhiata al sondaggio del Corriere della Sera, dopo il no di Guardiola: le percentuali e le attese dei tifosi parlano chiaro: 42% Ancelotti, 37% Conte, 12% Mancini e in coda Pirlo con il 9%”.

E nel finale scrive:

“Faremo il tifo per l’italia e per Pirlo, consapevoli che se si interpella Ancelotti, si va a casa di Guardiola, si fanno promesse a Mancini, si snobba Conte per mettersi alla fine nelle mani di Pirlo, qualcosa non è andato per il verso giusto”.

Malagò zaia

Il (fondato) sospetto che sia stato scelto perché più malleabile

Repubblica si affida alla penna di Maurizio Crosetti con un altro titolo che parla da solo: “Pirlo, un predestinato ancora in cerca di destinazione”.

Che scrive:

“Come allenatore non ha quasi passato, dunque gli spetta almeno la speranza nel futuro. Arriva in Nazionale come emanazione di Paolo Maldini, in un triangolo di amichettismo milanista che coinvolge pure Leonardo: potrebbe diventare un limite, anche se adesso è una rampa di lancio”.

Molto condivisibile il corsivo di Mattia Pinci che a nostro avviso centra il punto. La scelta di Pirlo – sottolinea – ricorda quella di Gattuso. La scelta più comoda invece della scelta che farebbe il bene della Nazionale. Allora, ricorda, Gravina preferì Gattuso a Mourinho. Lo stesso sta accadendo oggi con l’inspiegabile esclusione di Conte e poi anche di Mancini per un allenatore finito nella Serie B degli Emirati Arabi.

Poi la frase clou:

“La speranza è che a dirigere le decisioni di Maldini e del suo consulente Leonardo sia stata davvero la fiducia, e non l’idea che Pirlo fosse il più facile da orientare alla propria idea di rivoluzione. Altrimenti, l’unica forma di rinnovamento che otterranno sarà quella del Gattopardo”.

Anche La Stampa è rimasta spiazzata. Qui il titolo è: “Un’alternativa difficile da comprendere”.

E Antonio Barillà scrive, a proposito del passaggio da Guardiola a Pirlo: “Quello che non riusciamo a capire – e temiamo di conseguenza idee confuse che in un momento di ricostruzione così delicato ci spaventano – è come Pirlo possa essere considerato alternativa di Guardiola. Cosa serviva all’Italia del calcio, fuori dal Mondiale nelle ultime tre edizioni, per rinascere? Un top coach o un personaggio in cerca d’autore? Un esperto o un rampante?”

Bearzot

“Un piano B per un’italia di Serie B”.

Il Giornale lo definisce The Spare, la riserva.

Libero titola: “L’Italia fa una figura da Pirlo”.

Il Fatto quotidiano dedica una pagina alla vicenda col titolo: “Da Pep a Pirlo: la scelta (da barzelletta) del Ct degli Azzurri del calcio”

Persino il Foglio si dedica al tema, addirittura col primo editoriale, e stavolta non ce la fa ad andare controcorrente. Titolo: “Un piano B per un’italia di Serie B”. Sommario: Se Pirlo sarà ct, la necessaria rifondazione del calcio italiano parte male”.

Il Foglio ricorda che anche Sergio Conceiçao ha vinto una Supercoppa (in realtà anche tre campionato in Portogallo ma vabbè) e scrive che si rischia di entrare in un loop depressivo.

E poi la domanda è la stessa: come si può in conferenza stampa dichiarare di aver cercato Ancelotti e Guardiola e poi uscirsene con Pirlo? Peraltro nel giorno in cui la Germania presenta Klopp.

“Va bene la progettualità, va bene attendere “otto o dieci anni” per vedere i frutti della semina, ma perché il raccolto sia abbondante servirebbe un coltivatore esperto, uno capace di ribaltare il tavolo quando serve e di portare idee nuove, quelle che mancano da tempo nel calcio italiano. La sensazione è, invece, quella di continuare a vivacchiare. Aspettando, forse, che i Mondiali diventino a 124 squadre per qualificarsi”.