Christillin: “Ho lasciato la FIFA perché troppo politicizzata. Nazionale? Conte è il migliore in assoluto”

L'ex delegata alla Gazzetta torna sulle ragioni del suo addio ai vertici del calcio mondiale e non risparmia critiche alla gestione attuale, tra premi alla politica e regole piegate.

Christillin: “Ho lasciato la FIFA perché troppo politicizzata. Nazionale? Conte è il migliore in assoluto”

Db Milano 23/09/2019 - The Best FIFA Football Awards / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Evelina Christillin

Le parole più dure di Christillin sulla FIFA arrivano da chi quel mondo lo ha vissuto dall’interno. Poco più di un anno fa Evelina Christillin ha chiuso la sua esperienza nel board, dopo due mandati e mezzo e nove anni da delegata Uefa. E alla Gazzetta dello Sport ammette che un po’ le manca: “Soprattutto la Uefa e i legami che avevo stretto. Abbiamo condiviso battaglie toste come quella per la Superlega”. Lasciare, però, è stata una sua scelta: “Mi sembrava il momento giusto. Alcune cose non mi erano piaciute e avevo fiutato l’aria”.

Christillin e la FIFA “troppo politicizzata”

Quali cose? La risposta è diretta:

“L’eccessiva politicizzazione della FIFA. Dall’inedito premio per la pace dato a Trump al legame stretto con lui da Infantino: tutte manovre politiche.”

Ed è in questo quadro che si inserisce il caso che ha fatto più rumore, quello della squalifica revocata a Folarin Balogun, che lei ha definito “calcicidio”:

“Purtroppo sì. Quello che abbiamo visto negli Usa con la revoca della squalifica è inconcepibile. Finora nessuno aveva mai toccato le regole. Nel calcio ci sono cose in cui non è permesso entrare, neppure a Trump o al presidente della FIFA. Si è creato un precedente pericoloso. Per fortuna ci ha pensato il Belgio a eliminare gli Stati Uniti, ma il vulnus resta. Se fossero andati avanti sarebbe stato molto difficile gestire la situazione. Peccato, perché è un bel Mondiale, anche la formula a 48 squadre sta funzionando, gli stadi sono quasi sempre pieni: non c’era motivo di inquinarlo.”

Un giudizio che sposa la lettura di chi, fin da subito, aveva bollato la vicenda come un caso politico nato dalla telefonata di Trump a Infantino, dentro un torneo in cui la FIFA continua a mescolare sport e politica.

L’Italia, Malagò e le riforme “che vanno assolutamente fatte”

Sul fronte azzurro, Christillin guarda con fiducia a Giovanni Malagò, nuovo presidente della FIGC, che conosce da una vita: entrambi nella cerchia di Montezemolo e Agnelli, entrati insieme al Coni quando lei fu la prima donna in giunta, complici nella candidatura di Milano-Cortina.

“È un entusiasta, uno che pensa sempre positivo. Quando ci siamo visti gli ho detto: ‘Vedrai che sposterai le montagne e ce la farai’. Però gli ho detto pure che non sarà facile, perché il nostro calcio è renitente ai cambiamenti. Se non fossimo arrivati al disastro della terza eliminazione di fila da un Mondiale non sarebbe cambiato nulla, eppure da tempo si parla di riforme che vanno assolutamente fatte. Gli stadi e i giovani sono questioni che vanno affrontate in maniera seria. Malagò è atteso da una grande sfida.”

E su Conte: “Il migliore in assoluto, come Mancini”

Infine la panchina, con Conte primo nome. Christillin non ha dubbi:

“Io e Antonio abbiamo un rapporto antico che dura dal 1991. Ho seguito con lui l’Europeo in Francia dove ha fatto miracoli. È il migliore in assoluto, un motivatore incredibile. È tosto e ha carattere, così come Mancini.”

Un endorsement che, unito al ricordo della sua vecchia profezia — “Non c’è alcuna possibilità che l’Italia giochi il prossimo Mondiale” — dà il senso della sua posizione: dura con la FIFA di Infantino, esigente con il calcio italiano, ma convinta che, dalle macerie, la ricostruzione sia finalmente obbligata.