Un biglietto a 8 milioni di dollari e il 15% che finisce alla FIFA: la corsa a Inghilterra-Norvegia è lo specchio del Mondiale dell’avidità
Pochi minuti dopo la qualificazione ai quarti, sulla piattaforma di rivendita ufficiale spunta un tagliando a 8 milioni: bagarini che tastano quanto sono disposti a pagare i tifosi americani più ricchi. E mentre la federazione inglese distribuisce ai fedelissimi posti da 60 dollari, l'associazione dei tifosi accusa: la FIFA incassa il 15% da chi compra e da chi vende.

Mg New York (Stati Uniti) 27/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Panama-Inghilterra / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Harry Kane
Sui biglietti del Mondiale è andato in scena l’ennesimo caso di speculazione. È bastato qualche minuto dalla vittoria dell’Inghilterra sul Messico — definita da molti tifosi la più bella trasferta di sempre lontano da Wembley — perché scattasse la corsa a Miami, dove sabato i Tre Leoni sfideranno la Norvegia. Come riporta The Times, sulla piattaforma di rivendita ufficiale della FIFA è comparso un tagliando in vendita a 8 milioni di dollari (5,98 milioni di sterline): oltre dieci volte il valore nominale.
Il biglietto a 8 milioni e i bagarini che “testano” i ricchi
I prezzi, sul sito, li fissano i possessori e non la federazione. Difficile che quel tagliando sia stato venduto, visto che pochi posti nella stessa zona a bordo campo erano disponibili a “soli” 6.595 dollari: più probabile che i bagarini stessero semplicemente testando fin dove si spingerebbero i tifosi americani più facoltosi. La mattina dopo restavano appena 18 biglietti, tutti di categoria 1, tra 6.595 e 8.595 dollari. Un meccanismo che ricorda da vicino quello per cui ai Mondiali i prezzi funzionano come mutui a tasso variabile, e che rende l’esperienza sempre più fuori portata, tra parcheggi che arrivano a costare 150 euro e la partita che si gioca all’Hard Rock Stadium, all’aperto e senza aria condizionata, con l’allarme caldo in Florida.
60 dollari per i fedelissimi, 16mila su StubHub
Il paradosso è tutto nei numeri. La Football Association ha ricevuto l’8% dei biglietti dello stadio per i suoi tifosi più fedeli: i “top cappers” come Jim Higginson, 71 anni, che di partite ne segue dal 1988, hanno pagato tutte le gare — finale compresa — appena 60 dollari. Gli altri, che avevano scommesso sulla qualificazione, hanno speso tra 510 e 1.080 sterline. Sul mercato non ufficiale StubHub, intanto, ieri c’erano oltre 200 tagliandi tra 2.578 e 16.059 dollari; alcuni tifosi lamentano biglietti annullati dopo aver già viaggiato, tanto che la procura del Texas ha aperto un’indagine. “Non sapevo se saremmo arrivati a Miami“, racconta Higginson, “so solo che farà caldo e sarà caro. Ora mi aspetto di arrivare in finale”.
“Greed is good”: l’accusa dei tifosi, la difesa di Infantino
A far esplodere il caso è la Football Supporters’ Association inglese, che accusa apertamente la FIFA: “Ha deliberatamente progettato uno scambio online che permette di vendere i biglietti a prezzi enormemente gonfiati, con la federazione che si prende il 15% del denaro sia dall’acquirente sia dal venditore. Nel mondo della FIFA l’avidità è un bene, e ne raccoglieranno i frutti”. Gianni Infantino ha difeso il sistema sostenendo che negli Usa è “perfettamente legale”, mentre la FIFA parla di “ambiente sicuro, trasparente e protetto”. È lo stesso nervo scoperto su cui insiste Mamdani, il sindaco di New York che sfida la FIFA sul caro-biglietti, e per cui perfino un giocatore come Weah era stato redarguito quando ne aveva parlato. Un Mondiale che doveva essere la vetrina economica dell’America — e che invece, tra occupazione che frena e ristorazione in perdita, sembra arricchire soprattutto chi vende i biglietti.