Arthur Fery, il tennista che fa la storia a Wimbledon è figlio del padrone del Lorient: ora sfida Cobolli
Ventitré anni, numero 114 del mondo, un percorso da college americano: il ragazzo cresciuto a dieci minuti da Church Road è diventato il primo wildcard britannico a raggiungere i quarti a Wimbledon.

Britain's Arthur Fery reacts as he plays against Bulgaria's Grigor Dimitrov during their men's singles round of 16 tennis match on the eighth day of the 2026 Wimbledon Championships at The All England Lawn Tennis and Croquet Club in Wimbledon, southwest London, on July 6, 2026. (Photo by Glyn KIRK / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE
C’è un pezzo di calcio nella favola di Arthur Fery, il nome nuovo di Wimbledon. Come racconta The Times, il 23enne britannico è il primo wildcard di casa a raggiungere i quarti dei Championships, e suo padre non è un tifoso qualunque: è Loïc Féry, finanziere fondatore dell’hedge fund Chenavari e soprattutto proprietario e presidente del Lorient, club di Ligue 1.
Da numero 461 ai quarti di Wimbledon
La scalata è vertiginosa: entrato nel torneo da semi-sconosciuto numero 114, un anno fa era addirittura 461. Ora lascerà l’All England Club dentro la top 100 (proiezione numero 63; il padre, orgoglioso, dice top 70). Nato in Francia ma cresciuto a dieci minuti da Church Road, proprio a Wimbledon, Fery ha giocato con le tribune piene di amici e familiari — compagni d’università che si sono presi giorni di ferie per seguirlo. Al debutto sul Centre Court c’erano il padre Loïc, la madre Olivia (ex tennista francese) e la sorella Albane. “Nessuna parola può descrivere le emozioni di Wimbledon”, ha scritto Féry senior sui social dopo l’ennesima vittoria al quinto set.
Il coach che attraversa l’Atlantico senza biglietto
Il personaggio, però, va oltre i numeri. Cresciuto tennisticamente anche negli Stati Uniti, alla Stanford University in California, Fery ha lasciato un ricordo indelebile nel suo coach di college, l’ex pro Paul Goldstein, pronto a volare 5.400 miglia dalla California a Londra pur di esserci — anche senza biglietto, disposto a guardarla sull’Henman Hill. “Da grande giocatore qual è, è una persona ancora migliore”, dice Goldstein, che ne loda l’umiltà e la curiosità per il mondo fuori dal campo. L’allenatore Jeroen Benard aggiunge che Fery “ama la pressione”: agli Australian Open — dove aveva già battuto proprio l’azzurro Cobolli — era più nervoso lui del giocatore.
Ora l’azzurro Cobolli (e quella battuta sul Mondiale)
Ai quarti c’è infatti Flavio Cobolli, numero 10 del mondo: un ostacolo che Fery ha già superato una volta, e un bel test per l’azzurro che ci ha ricordato il tennis pre-Sinner. E qui si chiude il cerchio con il pallone: dopo il quarto turno, Fery ha raccontato di essersi “svegliato contento” per la vittoria dell’Inghilterra al Mondiale. “Hanno mostrato un grande spirito di lotta”, ha detto. “Credo di averlo fatto anch’io oggi”. Sul torneo, intanto, aleggia sempre l’ombra della tradizione — quella per cui persino a Berrettini è stato vietato un outfit “non abbastanza bianco”.
Federer nel royal box
A certificare che qualcosa di grosso stava succedendo ci ha pensato una scena: nel royal box c’era anche la sua prima maestra, Alison Taylor, che lo ha allenato dai 4 ai 12 anni e a fine partita lo ha abbracciato. E soprattutto Roger Federer, otto volte campione qui, si è congratulato con lui — lo stesso Federer che, insieme ai grandi del passato, oggi indica in Alcaraz il predestinato. Per un ragazzo che ascolta i Rüfüs Du Sol per concentrarsi e che porta in tribuna gli amici “di fuori dal tennis”, è già una storia da Wimbledon. Con, sotto, un cognome che sa di Ligue 1.