Cobolli ci ha fatto tornare al tennis pre Sinner

Il marziano Jannik ha alterato la realtà, ha stravolto i termini di paragone. Cobolli ha compiuto un’impresa storica. Eppure avevamo dimenticato cosa fosse il tennis: errori nei momenti chiave, cali di tensione

Cobolli ci ha fatto tornare al tennis pre Sinner

Italy's Flavio Cobolli reacts to a point against Germany's Alexander Zverev during their men's final singles match on day 15 of the French Open tennis tournament on Court Philippe-Chatrier at the Roland-Garros Complex in Paris on June 7, 2026. (Photo by Alain JOCARD / AFP)

L’extraterrestre Jannik ha stravolto i termini di paragone

In un tennis italiano normale, Flavio Cobolli sarebbe stato giustamente celebrato per anni. Arrivare in finale al Roland Garros è un’impresa che è riuscita solo ad altri tre azzurri: Giorgio De Stefani, Nicola Pietrangeli (quattro volte) e Adriano Panatta (giusto cinquant’anni fa). Parliamo del singolare maschile. Poi è arrivato lui. Il romano tennisticamente cresciuto al Parioli, proprio come Adriano. In condizioni normali di lui si sarebbe parlato per anni. Finale a Parigi e partita allungata al quinto set. C’è materiale a sufficienza per alimentare un’infinita mitologia.

Nel frattempo, però, nel tennis e nello sport italiano è successo qualcosa. È piombato l’extraterrestre Sinner. Jannik ha stravolto ogni termine di paragone. Numerico e tennistico. Cobolli ha giocato uno straordinario Roland Garros (col neo della semifinale vinta sul divano ma non è stata colpa sua se Arnaldi è finito vittima di un virus). E ha giocato una finale che è stata un’altalena di emozioni fino al crollo nel quinto set.

Jannik Sinner numero uno del tennis mondiale

Nel frattempo, però, la realtà è cambiata. C’è stato lo tsunami Sinner. Che qui lo scorso anno, in finale, visse uno dei rarissimi passaggi a vuoto della sua straordinaria carriera: sprecò tre match-point. Evento più unico che raro, tant’è vero che ancora se ne parla. E di fronte aveva Alcaraz.

Cobolli sembra farci tornare a un tennis più umano (in realtà non è così)

Cobolli – che è fortissimo e che da lunedì sarà numero dieci del mondo – ci ha riportato a un tennis che avevamo dimenticato. Gestione emotiva del match. Errori banali in alcuni passaggi chiave. Momenti di esaltazione, talvolta seguiti da inspiegabili cali di tensione. Come quello che gli è costato il terzo set nel game di battuta sul 5-4. Game che sembrava innocuo e che Flavio stava conducendo 30-0. Prima di perderlo. Così come qualcuno gli ha rinfacciato la decisione di rientrare lo spogliatoio alla fine del vittorioso quarto set, disperdendo così il vantaggio psicologico acquisito.

Tutto questo è normalità nel tennis. Normalità che però Sinner ha spazzato via. Jannik ha fatto dimenticare che cos’è il braccino. Che cosa significa avere timore nei momenti che contano. Ci ha abituati a un tennis irreale. Giocato a velocità doppia, tripla. Ci ha abituati all’atleta che al primo tentativo punisce l’errore o la titubanza del rivale. Contro Sinner, Zverev sarebbe finito sotto la doccia in tre set. Come peraltro gli è accaduto quasi sempre. Senza il tracollo fisico-emotivo che lo ha colpito contro Cerundolo, Jannik si sarebbe portato a casa il Roland Garros senza nemmeno sudare più di tanto. Considerata ovviamente l’assenza di Alcaraz.

Alcaraz

È come se Sinner avesse alterato la realtà. Di fatto l’ha alterata. A Parigi domenica pomeriggio abbiamo rivissuto il tennis pre-Sinner. Un tennis che ci sembra persino umano (in realtà non lo è per niente). Più vicino a quello dei comuni mortali. Jannik ha abituato troppo bene i tifosi italiani. Li ha proiettati una dimensione parallela abitata da due atleti: lui e Carlos Alcaraz. Giocano un altro sport. È un’altra dimensione agonistica, tecnica e mentale. Inarrivabile per chiunque altro.