Tranquilli, a Bari non è tornato il comunismo

L’intreccio politica-calcio produce effetti perversi. Prima hanno pregato De Laurentiis di prendersi la Bari e adesso quasi lo trattano come un impostore. Più degli errori, ha pesato la frase su Bari succursale di Napoli

Tranquilli, a Bari non è tornato il comunismo

Italian Prime Minister Aldo Moro (R) and German Chancellor Helmut Schmidt attend the European Summit on April 1, 1976 in Luxembourg. (Photo by Jean-Pierre PREVEL / AFP)

Il sindaco Bari pregò De Laurentiis di accettare il club

Quando la politica incontra il calcio, in genere non se ne ricava granché di positivo. Per ragioni evidenti: sono settori che seguono logiche diverse. La politica vive di consenso. Il calcio è un’azienda privata, segue modelli imprenditoriali. A Bari l’avventura dei De Laurentiis è cominciata con uno stretto legame con la politica. Perché è stata la politica – con l’ex sindaco Decaro oggi presidente della Regione Puglia – a corteggiare con insistenza Aurelio De Laurentiis. Era l’estate 2018. Il Bari era naufragato in Serie D. Fallito. Nessuno in grado di presentare offerte che lasciassero immaginare una prospettiva solida.

Decaro decise di affidare il Bari nelle mani di chi col Napoli aveva seguito lo stesso percorso, peraltro con enorme successo. Dalla Serie C alle prime posizioni in Italia.

Luigi De Laurentiis e il sindaco di Bari Decaro Il Bari dei De Laurentiis

Quella frase infelice in pieno stile aureliano

Poi, la politica ha cambiato posizione. Era inevitabile. Sia perché le cose non sono andate come sperato. Il Bari è arrivato a tanto così dalla promozione in Serie A: fino al 93esimo dello spareggio scudetto contro il Cagliari nell’estate del 2023. Il gol di Pavoletti a 40 secondi dalla fine ha segnato una dolorosa inversione di marcia nel cammino della Bari (in città la squadra è declinata al femminile). Dalla Serie A, e quindi dalla probabile vendita del club da parte della famiglia De Laurentiis, alla permanenza in B che ha portato con sé delusione, mancanza di entusiasmo, oltre a una serie di decisioni sbagliate che hanno condotto alla recente retrocessione in Serie C.

A questo va aggiunta la frase di De Laurentiis su Bari diciamo dependance calcistica del Napoli. Frase politicamente infelice. Che ha diviso ancor di più la politica dal Bari Calcio. Da quel momento tutto è cambiato, la politica vive di consenso e non avrebbe potuto seguire Adl su quella strada. Decaro, che non è affatto un estremista, è arrivato a dire: “Meglio fallire che essere umiliati così”. Va altresì ricordato che concetti come la baresità, la lazialità, la napoletanità vanno maneggiati con cura. I tifosi di ogni piazza faticano a digerire le logiche imprenditoriali che sovrintendono alle squadre di calcio. Siamo nel 2026, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti. E invece non è così.

È in questa cornice che va letto l’atteggiamento del sindaco di Bari Vito Leccese che ieri ha in pratica detto: “sì abbiamo concesso lo stadio per le gare interne (i tifosi non avrebbero voluto: in questo periodo va di moda lo sciopero calcistico) ma abbiamo ottenuto la garanzia che i De Laurentiis venderanno”. È politica. Si è dovuto barcamenare tra la realtà e il consenso. Non esiste la statalizzazione del calcio. È un sogno, o un incubo, sfumato nel lontano 1989. Do you know “crollo del muro di Berlino”? La realtà è che i De Laurentiis hanno interesse a vendere se arrivassero offerte all’altezza. Così come vale la pena ricordare che dal 2028 non sarà più possibile avere multiproprietà nel calcio. E che di certo i De Laurentiis non sono stati contenti di perdere soldi nell’impresa Bari. Non sono masochisti. Né loro né altri.

Ora il progetto è affidato a Pier Paolo Marino

Purtroppo in Italia i tifosi devono essere sempre trattati come se fossero stupidi. Piace molto, soprattutto a loro. Oggi i De Laurentiis sono profondamente avversati in città. Che però allo stesso tempo non è in grado di produrre offerte solide per rilevare il club. È sempre lo stesso discorso. Anche a Napoli per anni De Laurentiis è stato considerato un impostore. Con la differenza che a Bari è stata proprio la politica a pregarlo di prender in consegna il club. Se Pavoletti non avesse segnato, i De Laurentiis sarebbero diventato gli eroi della città. Anche essere succursali del Napoli, come brutalmente disse Aurelio De Laurentiis in pieno stile aureliano, ha portato in passato benefici. Il Bari ha sfiorato la promozione con Caprile, Cheddira, Folorunsho. Nel calcio sono sempre i risultati a dettare la narrazione. Se Pavoletti non avesse segnato, l’amministrazione avrebbe fatto stampare i manifesti ricordando la decisione di affidare la Bari alla famiglia nota per cinema e calcio.

Sono narrazioni. La realtà è che il Bari è un’impresa privata. Che non ha interesse a perdere i soldi. E che adesso ha varato un nuovo progetto, con Pier Paolo Marino, per tornare in B e magari trovare capitali in grado di rilevare il club. Ma sempre seguendo le regole di una società capitalistica. Se Bari producesse un’offerta seria e degna di questo nome, crediamo che i De Laurentiis la accetterebbero. Poi, onestamente, far tornare il comunismo proprio a Bari, nella Puglia di Aldo Moro, sarebbe un affronto.