Non perdoniamo Ranieri, è peggio un contratto con russi e sauditi o aver lasciato l’Italia a Gattuso?
"Quando l'Italia ti chiama devi rispondere sì", ha detto. Invece l'Italia lo chiamò e lui rispose no: ci è costato un Mondiale. Ora Malagò lo riabilita, ma è troppo tardi

Cm Torino 25/05/2025 - campionato di calcio serie A / Torino-Roma / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Claudio Ranieri
Nessuno gli rinfaccerà mai il peccato originale, a Claudio Ranieri. Il suo scheletro nel nostro armadio: l’Italia nelle mani di Gattuso. Perché sì: con percentuali variabili e una buona dose di senno di poi, la Nazionale fuori dal terzo mondiale di fila se la può intestare proprio lui. Quando aprì una crepa nel destino e si sfilò, un passo di lato e oplà, lasciando un vuoto mefitico da riempire a piacimento. Gravina, saltato Spalletti, gli diede le chiavi di casa e lui si negò. I giornali lo davano per fatto, in quei giorni pubblicavano i boxini con lo staff, nome per ruolo. La squadra di governo. I ministri senza Premier. Perché vinse Roma. C’è sempre Roma, in mezzo a questa storia(ccia). Avesse detto sì, ci saremmo risparmiati le settimane di Gattuso, una lunga incubazione prima dell’esantema: Zenica.
È un esercizio di rinfaccio doveroso e doloroso. Perché da queste parti Ranieri l’abbiamo sempre amato: appena due anni fa chiedemmo pubblicamente a De Laurentiis di riportarlo al Napoli. Ma Ran-ieri oggi e domani era un titolo sbagliato: ieri doveva accettare la Nazionale, non oggi. Il domani resta gravato dalle sue scelte.
Fa un po’ specie che ora Ranieri venga riciclato da Malagò (“sembra una foglia di fico”, ha scritto Condò sul Corsera) nel ruolo malconcepito che alla Roma ha rovinato il suo happy ending: senior advisor. “Che significa poi”, sorrideva lui mentre firmava i contratti dei Friedkin. L’advisor precedente (junior advisor?) Leonardo è durato appena 16 giorni, nel ticket rabberciato con Paolo Maldini. Ranieri va ad occupare quella doppia poltrona, a riabilitazione postuma del precedente diniego. Come per Mancini – sempre parole di Condò – “Malagò ha spostato in avanti il livello della decenza”. È peggio un contratto con russi e sauditi o aver lasciato l’Italia a Gattuso? Ognuno ha il suo metro morale.

Libera Nazionale in libero Gattuso
Ranieri ha già pagato, quella scelta. È finito triturato dall’ingombrante Gasperini, licenziato per aver sbottato, cosa che ai senior advisor non è consentita. Gasperini arrivò a definirlo meccanismo di “una macchina del fango”. A lui, il più romano di tutti. Che aveva detto no all’Italia perché “la Nazionale ha bisogno di una persona libera di poter scegliere, di poter convocare chi vuole. Lì ci deve essere un uomo libero”, disse. Libero c’era Gattuso, all’epoca. Il suo karma l’abbiamo pagato tutti.
Poi però Ranieri ha cambiato postura, e l’opinione pubblica gliel’ha permesso per evidente benevolenza. Sul suo ritorno è arrivato a dire “Dirigente o allenatore? Non lo so, se vieni chiamato devi rispondere sì e basta”. Peccato che lui avesse risposto no, no e basta.
Ranieri resta il buon papà, la figura accudente che ancora stamattina i giornali ritratteggiano. Roma e i suoi salotti trasversali, vecchissima categoria dell’architettura istituzionale, l’hanno riscattato amnistiando quel no. Noi fatichiamo a perdonarglielo e ci spiace anche un po’ che ora venga “usato” come pezza a colori. Ma ci è costato un Mondiale, le attenuanti generiche non bastano.