Non torniamo il Napoli degli slogan vuoti (la Champions) e non bruciamo Allegri

Il Napoli di De Laurentiis ha sempre vinto con metodo, non con le chiacchiere. La Champions è un obiettivo? E allora il mercato sia di conseguenza. Allegri è troppo signore per dirlo sul palco. Siamo fiduciosi, siamo certi che il Napoli stia lavorando a fari spenti, però avremmo parlato meno

Non torniamo il Napoli degli slogan vuoti (la Champions) e non bruciamo Allegri

Massimiliano Allegri, coach of Napoli, and Aurelio De Laurentiis, owner of Napoli, attend a press conference for the new SSC Napoli head coach at Teatro di San Carlo on July 14, 2026 in Naples, Italy. (Photo by Ciro De Luca/NurPhoto) (Photo by Ciro De Luca / NurPhoto via AFP)

Una cosa è sognare e un’altra illudersi e illudere

Sognare e divertirsi può essere bello. Ma bisogna essere consapevoli che si tratta di sogni e divertimento. Altrimenti si sfocia nell’illusione. C’è qualcosa di stonato in questa petulanza sull’obiettivo Champions League. È un po’ che De Laurentiis tra il serio e il faceto – appunto – batte su questo tasto. Anche nel corso dei festeggiamenti per il centenario (a proposito, è finita: torniamo a lavorare. Ci perdonerete ma a noi interessa molto più Genoa-Napoli prima di campionato).

Napoli in questi anni si è distinta proprio per il distacco dal luogo comune e dalla narrazione stereotipata cui è da sempre e sarà per sempre condannata. Napoli non ha vinto per opera e virtù dello spirito santo. Ha programmato. Ha sapientemente amministrato. Ha scalato i gradini uno alla volta. Con pazienza, tenacia e soprattutto metodo. Così ha vinto il Napoli di De Laurentiis. Molto poco napoletano nel senso abusato (e travisato) del termine.

Ceferin con la Champions League

La damnatio memoriae su Conte

E ora che ti combina? Torna a quel Napoli che mai è voluto essere. Parla a vanvera di Champions. Dopo un trentesimo posto su trentasei. Va bene che ormai è partita la damnatio memoriae su Conte descritto come un distruttore, come uno che ha rovinato il Napoli. En passant ha vinto uno scudetto (su due nell’era De Laurentiis), ha portato un secondo posto, una Supercoppa e – dettaglio non ininfluente – non ha certo minacciato il presidente con un coltello alla gola per il mercato dello scorso anno. Anche DeLa – per distacco il miglior presidente della storia del Napoli – ha le sue responsabilità, a partire dal mancato coraggio due anni fa di rompere con lui per chiamare subito Allegri. Ma non volle mettersi contro la piazza. E chi non ha coraggio…

Tornando a Conte, il suo Napoli è arrivato trentesimo in Champions. Ora Allegri è un grandissimo tecnico, il migliore per Napoli (e non solo). Ma non è un mago. Glielo abbiamo già scritto, Max ha un solo difetto: è troppo aziendalista, è troppo perbene, è troppo poco Conte. Non sarebbe mai salito sul palco a dire: “ma quale Champions, presidente. Non abbiamo un centrale difensivo. E poi, me lo lasci dire, lei vuole vincere la Champions con Hojlund attaccante tutto l’anno? Suvvia, non facciamo ridere i polli”. Invece Allegri è di altra pasta. Se n’è uscito citando la parola cuoco usata da Totò in “Miseria e nobiltà”. Perché Max è così. È un’altra categoria. Altri avrebbero rivendicato con interviste che il calcio italiano è arrivato con dieci anni di ritardo alle sue conclusioni (“nelle scuole calcio non si insegna la tecnica, i ragazzini sono vittime di istruttori che credono di essere Guardiola”). Lui invece è rimasto in silenzio. Dopo essere stato sbertucciato per anni da chiunque gli passasse al fianco. O si trovasse davanti a una telecamera.

Conte napoli formazioni

Al Napoli servono almeno due colpi Champions: uno sicuro in attacco

Ma torniamo a noi. Il Napoli torni il Napoli di De Laurentiis. Poche chiacchiere, molti fatti. Venda quel che va venduto (a partire da Gutierrez che onestamente la città sta trasformando in una sorta di Roberto Carlos di cui onestamente non c’eravamo mai accorti), tagli quel che va tagliato (il riferimento ai belgi non è casuale anche se Allegri pare che voglia tenersi De Bruyne). Poi, però, faccia colpi da Champions. Soprattutto là davanti. A calcio bisogna segnare. Ed evitare di prendere gol. Noi avremmo fatto colpi da Champions anche in difesa, mentre ci stiamo abituando all’idea Gatti. Servono almeno due colpi Champions (scelga Allegri i reparti). Ma per provare ad arrivare ai quarti.

Non torniamo ad essere il Napoli e la Napoli degli slogan vuoti. Fatti. Non parole. Il Como è su Moise Kean. Il Napoli dov’è? Allegri è un gigante della panchina ed è un grande uomo azienda. Però va sostenuto e messo nelle migliori in condizioni di fare il bene del Napoli. Siamo convinti che il club abbia le mosse ben chiare in mente. E che possa essere un agosto sorprendente. Lasciamo parlare i fatti. È sempre stata questa la forza del Napoli di De Laurentiis.