Simonelli: “Ci sono talenti che non riusciamo a intercettare”. E allora com’è che siamo fortissimi a livello giovanile?
Il presidente della Lega Serie A propone l'ennesima favola. Ormai è tutta propaganda senza contraddittorio: "Non ci sono campioni capaci di attrarre pubblico. Ma il problema è internazionale"

Db Riad (Arabia Saudita) 02/01/2025 - Supercoppa Italiana / Inter-Atalanta / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Ezio Simonelli
Se l’ad della Lega Serie A Luigi De Siervo era nella fantascienza, con le sue affermazioni sul colmare il gap con gli altri campionati in 5 anni, Ezio Simonelli è proprio in un universo parallelo. Intervenuto dal Festival della Serie A a Parma, ha sia parlato dei numeri del campionato, sia della questione relativa alla Nazionale, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe. Si fa per dire.
Colpiscono le dichiarazioni sui talenti che il calcio italiano non riesce a intercettare:
“Il problema non riguarda solo i giovani calciatori che emergono: ci sono moltissimi talenti che non riusciamo nemmeno a intercettare. Nei cinque principali campionati europei, ad esempio, c’è un solo siciliano e un solo calabrese. È possibile che l’11% della popolazione italiana produca appena due calciatori a questi livelli? È un tema su cui tutto il sistema calcio deve intervenire”.
Non crediamo affatto che il problema sia questo. I talenti vengono intercettati tant’è vero che a livello giovanile la Nazionale è fortissima (ora è finale dell’Europeo Under 17) ma poi si perdono. Come mai? Forse c’è un sistema che non segue la strada del merito ma altre strade come orami evidente dalle recenti denunce per le commistioni tra club e procuratori? È il sistema che non funziona. I talenti ci sono e fino a un certo età vincono pure.
L’ultima di Simonelli: “Il calcio italiano non sta bene, ma la Serie A non è male”

Come sta il calcio italiano?
“Mi sembra una domanda quasi superflua. Purtroppo non sta benissimo, anche se la Serie A non è messa così male: negli ultimi tre anni abbiamo superato i 30 mila spettatori di media a partita e l’audience è in crescita, segno che il campionato italiano è comunque seguito e apprezzato. Il problema è soprattutto internazionale, perché non abbiamo più i grandi campioni capaci di attrarre pubblico e far crescere i giovani. Tutto questo è collegato. Ovviamente tutti vorremmo una Nazionale di nuovo ai livelli del passato, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Con il nostro candidato Malagò abbiamo condiviso un programma di rilancio del calcio italiano che partirà dalle scuole, ma anche dall’obiettivo di riportare grandi campioni che possano aiutare la crescita dei ragazzi”.
Quanto vi sentite responsabili delle difficoltà del calcio italiano?
“Quando le cose non funzionano non si può cercare un capro espiatorio, perché le responsabilità sono diffuse. Se il problema è stato non aver fatto lo stage per la Nazionale, posso dire che non c’erano giornate disponibili. Nessun Paese al mondo ha fatto lo stage, tranne la Turchia, che peraltro ha un campionato a 18 squadre e comunque poi ha rinunciato perché si è resa conto che i giocatori più rappresentativi militavano all’estero.
Nel mondo dei tifosi c’è molta confusione su cosa sia la Federazione e cosa siano le Leghe. Noi, insieme a Serie B, Serie C, componenti tecniche e dilettanti, costituiamo la Figc, che svolge una serie di funzioni che nell’immaginario comune vengono invece attribuite alla Serie A. La Serie A si occupa di determinate attività come calendario, anticipi e posticipi, che però sono influenzati principalmente dalle televisioni, ma non decide, ad esempio, i divieti di trasferta come molti credono. Anzi, nell’ultimo caso del derby di Roma abbiamo fatto ricorso al Tar per tutelare i 300.000 tifosi coinvolti.
