Rizzetta parla ancora del suo Napoli del futuro (è una delle trattative più mediatiche di tutti i tempi)
Il proprietario del Napoli Basket (e del Campobasso) parla anche a Bloomberg del suo progetto. In genere le trattative si portano avanti lontano dai riflettori. Pare non essere questo il caso: "Se un giorno il Napoli dovesse cambiare proprietà, dovrebbe andare alla persona giusta"

Matt Rizzetta presidente Napoli Basket
Matt Rizzetta, al momento proprietario del Napoli Basket e del Campobasso, è il nome associato a un’ipotetica cessione del Napoli da parte di Aurelio De Laurentiis. In genere più le trattative sono pubblicizzate, meno si concretizzano. I veri affari si fanno lontano dai riflettori. Enrico Cuccia non ha mai parlato in vita sua con un giornalista. Perciò è sorprendente lo spazio mediatico riservato a questa presunta trattativa tra Rizzetta, la Underdog Global Partners, e il Napoli. Prima Athletic, poi Bloomberg (è questo il caso, ha parlato al podcast di Bloomberg). Di certo oggi Rizzetta è più noto di prima. Vedremo se davvero ci sarà qualcosa di concreto. Si è parlato anche di un’offerta da 2,2 miliardi di euro.
Le parole di Rizzetta

Abbiamo iniziato a lavorarci circa sei mesi, conoscendo meglio la famiglia De Laurentiis, verso cui provo grande rispetto. Aurelio De Laurentiis ha acquistato il club dopo il fallimento, oltre vent’anni fa, trasformandolo in uno dei trenta brand calcistici più importanti al mondo e in una presenza stabile in Champions League. Mi sono avvicinato a lui senza alcun interesse immediato personale. Gli ho semplicemente detto che, se ci fosse stata un’opportunità di collaborazione, noi avevamo il basket e lui il calcio. Da lì le conversazioni si sono evolute diventando più strutturate. Non posso aggiungere molto altro, ma vedremo cosa accadrà.
Il Napoli non era ufficialmente in vendita: il vostro approccio era una partnership o è nata dopo l’idea di acquisizione?
Il tema centrale delle nostre discussioni è sempre stato quello della legacy. Sono un imprenditore che investe nello sport per passione. Oggi esiste UGP, esiste una struttura di private equity, ma non sono un gestore che vive guardando solo numeri ed exit strategy. Sono entrato in questo mondo perché mi appassiona e perché conta ciò che si lascia nel tempo. Le conversazioni con la famiglia De Laurentiis sono partite proprio da questo concetto. I numeri sarebbero venuti dopo.
Quando guidi un club, come ho visto con Campobasso e Napoli Basket, ci metti cuore e anima: è un impegno totale. Per questo capisco bene l’importanza dell’eredità. Gran parte del dialogo iniziale riguardava proprio come costruire il futuro di un club preso dal fallimento e portato dove si trova oggi. Non si tratta semplicemente di venderlo a un fondo che pensa alla rivendita dopo qualche anno. De Laurentiis ha una responsabilità verso i milioni di tifosi nel mondo. Se un giorno il club dovesse cambiare proprietà, dovrebbe andare alla persona giusta. Per questo ho sentito la responsabilità di dimostrare di poter guidare il progetto nel futuro, unendo tradizione, innovazione e visione internazionale.
Le aree di intervento: stadio e centro sportivo

Parla di ristrutturare il Maradona o costruire un nuovo impianto?
La nostra idea sarebbe quella di riqualificare l’impianto esistente. Attorno allo stadio ci sono aree che possono essere valorizzate. C’è anche il tema del marchio Maradona, che non appartiene al club ma rappresenta un’enorme opportunità commerciale. Ho costruito un buon rapporto con Diego Maradona Jr. e credo che il brand Maradona abbia un potenziale enorme. A Napoli si percepisce qualcosa di unico: senza fare paragoni impropri, la presenza di Maradona è ancora viva nella città. Il suo spirito è parte della cultura locale. Per questo, quando si parla di investimenti, pensiamo anche a iniziative che siano sostenibili ma che rendano omaggio alla sua eredità. Il marchio Maradona genera potenzialmente centinaia di milioni di dollari l’anno, ma gran parte di questo valore oggi deriva da prodotti contraffatti, segno della domanda enorme esistente.