Vendita Napoli, la trattativa con De Laurentiis non è chiusa. Gli americani: “Insisteremo”
Il Corriere del Mezzogiorno spiega che gli americani di Underdog Global Partners, guidati da Matt Rizzetta, non si arrenderanno al primo no di Aurelio De Laurentiis: insisteranno. Il progetto della polisportiva sul modello Real Madrid-Bayern Monaco resta sul tavolo

Db Riyadh 22/12/2025 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Bologna / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
La vendita del Napoli non è una storia chiusa. Lo racconta oggi il Corriere del Mezzogiorno, dipingendo una trattativa che — nonostante i due no di Aurelio De Laurentiis nelle ultime due settimane — è ancora viva. Gli americani di Underdog Global Partners, il fondo guidato da Matt Rizzetta che aveva già messo sul piatto due miliardi di euro per il club, non si arrenderanno. Insisteranno. Il quotidiano partenopeo è esplicito: “Un’apertura c’è stata così come un rilancio nelle ultime ore”.
Cosa scrive il Corriere del Mezzogiorno
Il giornale del Sud descrive un fronte americano che non considera affatto la pratica archiviata. Il team di Rizzetta è stato ospitato anche al Maradona, ha avuto un incontro diretto con De Laurentiis, e continua a muoversi tra Napoli e Greenwich (Connecticut, sede del fondo) con la stessa pazienza con cui ha costruito le altre acquisizioni sportive del fondatore. Da Underdog non filtra nulla di ufficiale, solo “un tiepido commento sull’accostamento di Matt Rizzetta a diverse operazioni: roba non inusuale per il mercato americano certamente dinamico”.
Tradotto: gli americani non smentiscono nulla, ma neanche confermano cifre o tempi. La strategia, leggendo tra le righe del Corriere, sembra quella della trattativa lunga: posizionarsi, restare presenti sul territorio, costruire fiducia con la dirigenza locale, e attendere che De Laurentiis maturi un’apertura più sostanziale. La frase del quotidiano sull’«apertura c’è stata così come un rilancio» è il segnale: l’offerta è in movimento.
Nel frattempo, il pool USA continua a presentarsi a Napoli con il suo team al completo. Oltre a Rizzetta ci sono Dan Doyle (socio storico di Underdog), il consulente Bob Wood, il manager napoletano Rosario Procino (entrato nel gruppo da qualche mese dopo aver collaborato con la Lega Serie A per la promozione del calcio italiano negli Stati Uniti), e i rappresentanti di Ariel Investments, Jason Wright e Rebecca Elkins. Tutti visti regolarmente sia al Maradona sia all’Alcott Arena, casa del Napoli Basket, che del progetto polisportiva sarebbe il primo asset operativo.
Il progetto resta sul tavolo: polisportiva alla Real Madrid
Il valore del rilancio non sta solo nelle cifre. Sta nella visione che il fondo continua a portare avanti, come spiega il Corriere:
“Il progetto è ambizioso. Una polisportiva per Napoli sul modello del Real Madrid o del Bayern Monaco”.
Calcio + basket + nuove infrastrutture + sviluppo territoriale. È un piano che integra la SSC Napoli con il Napoli Basket (già controllato da Rizzetta, salvato in Serie A1 lo scorso anno) e prevede la costruzione di un nuovo palasport polifunzionale a Fuorigrotta, nell’area del vecchio PalArgento — di cui abbiamo parlato qui pochi giorni fa. Sullo sfondo, la candidatura a un’eventuale NBA Europe, la lega europea di basket che la NBA sta studiando da mesi e che potrebbe partire entro il 2028.
È un progetto che, a New York o a Madrid, suonerebbe ovvio. A Napoli — riconosce il giornalista del Mezzogiorno — è meno scontato: “La Partenope sportiva è invece una città devota al football. Calciofila per eccellenza”. Il modello multisport non ha radici nella cultura locale. Ma il fondo non sembra spaventato dalla peculiarità, anzi: la legge come spazio da occupare con educazione e progressivo accompagnamento.
La posizione di De Laurentiis: “Cuore prima del denaro”
Sul versante opposto, De Laurentiis non si è mosso di un millimetro. La frase chiave che il Corriere richiama è quella pronunciata in conferenza stampa:
“Il problema non è tanto il denaro, il problema è capire se un successore può gestire anche con il cuore un’intrapresa”.
Una dichiarazione che dice molto. Non chiude alla vendita in assoluto — non parla di rifiuto definitivo — ma fissa una condizione di metodo: serve un acquirente che abbia visione editoriale di Napoli, non solo capacità finanziaria. Come scriveva nei giorni scorsi il New York Times nel raccontare i retroscena dell’intera trattativa, il presidente non è disponibile a vendere a un fondo finanziario puro. Vuole continuità di visione.
Il Corriere del Mezzogiorno aggiunge un dettaglio importante sullo stato d’animo del presidente: “è apparso piuttosto motivato a rinnovare l’impegno e a infondere nuove energie per il club che gestisce con grande attenzione e fiuto per gli affari da 22 anni”. Tradotto: De Laurentiis vuole completare almeno un altro ciclo tecnico (post-Conte, con il nuovo allenatore che sta cercando in queste ore) prima di valutare seriamente un’uscita.
Perché la trattativa è solo all’inizio
Il quadro che esce dall’articolo del Mezzogiorno è quello di una partita di lungo respiro. Da una parte il fondo americano che ha capitale, uomini, e una proprietà già operativa sul territorio (Napoli Basket): tre elementi che non si dissolveranno con un no. Dall’altra il presidente che ha 22 anni di gestione personale alle spalle, due scudetti vinti, una Coppa Italia, e nessuna fretta di andarsene.
Tra i due, c’è uno spazio narrativo che il Corriere chiude con una frase secca: “La proposta, decente o indecente che sia, è stata prodotta”. Da qui in avanti, il gioco è tutto di posizione. Quando ci sarà il terzo rilancio, quando arriverà un’apertura formale di De Laurentiis su una eventuale cessione parziale (quote di minoranza, soci industriali), o quando il quadro politico-finanziario italiano cambierà tassi e regole, l’offerta americana sarà ancora lì.
Perché gli americani, per ora, hanno deciso di insistere. E Napoli — il calcio Napoli, il basket Napoli, la città Napoli — è entrata nella partita lunga di una proprietà che è cosciente di valere molto più dei 2,2 miliardi che le sono stati proposti. La domanda non è più “se” De Laurentiis venderà. È “quando” e “a chi”.