Mondiali 2026, l’incubo della stella dell’Iraq: Aymen Hussein trattato “come un terrorista” appena sbarcato in America

A pochi giorni dai Mondiali 2026 negli Stati Uniti, la stella dell'Iraq Aymen Hussein è stata trattenuta e interrogata sette ore all'aeroporto di Chicago. Respinto invece il fotografo della nazionale.

Mondiali 2026, l’incubo della stella dell’Iraq: Aymen Hussein trattato “come un terrorista” appena sbarcato in America

Doha (Qatar) 18/12/2022 - finale Mondiali di calcio Qatar 2022 / Argentina-Francia / foto Imago/Image Sport nella foto: coppa del Mondo ONLY ITALY

I Mondiali 2026 non sono ancora cominciati e l’America che promette di “accogliere il mondo” regala già un caso spinoso. Aymen Hussein, attaccante e simbolo dell’Iraq, è stato trattenuto e interrogato per sette ore all’aeroporto O’Hare di Chicago appena sbarcato negli Stati Uniti con la sua nazionale.

Cosa è successo a Chicago a una settimana dai Mondiali 2026

Hussein, 30 anni, è l’uomo del gol che ha riportato l’Iraq al Mondiale dopo quattro decenni. Secondo quanto riferito da un dirigente sportivo iracheno all’agenzia Reuters, il giocatore è stato fermato dalla polizia di frontiera statunitense, sottoposto a un lungo interrogatorio e al controllo del telefono, prima di essere finalmente lasciato entrare nel Paese. I media iracheni hanno parlato di un trattamento riservatogli “come a un criminale”, mentre la federazione calcistica irachena, al momento, non ha rilasciato un commento ufficiale. Ancora peggio è andata al fotografo della nazionale, Talal Salah: trattenuto per oltre dieci ore e infine respinto, senza poter entrare negli Stati Uniti.

Il Mondiale “più inclusivo della storia” e l’America di Trump

Il paradosso è evidente. Mentre Infantino promette “il Mondiale più inclusivo della storia” e gli Stati Uniti lanciano il “Fifa Pass” con corsie prioritarie per i visti dei tifosi, per chi arriva da certi Paesi l’ingresso resta un percorso a ostacoli. È la stessa America in cui il divieto di viaggio di Trump in teoria non vale per le squadre del Mondiale, ma in cui i giocatori del Senegal hanno dovuto versare una cauzione per giocarlo. È il torneo che Trump usa come strumento politico, con una Fifa che sugli immigrati, come ha scritto Forbes, tende a derubricare il problema a “cose di poco conto”. L’Iraq affronterà il Venezuela martedì 9 giugno nell’ultima amichevole, poi il via nel Gruppo I con Norvegia, Francia e Senegal. Il suo uomo-simbolo, intanto, il Mondiale “che accoglie il mondo” lo ha conosciuto così: sette ore in una stanza, trattato come un sospetto.