Ibrahimovic e il Milan, l’ultimatum di Franco Ordine: “Deve scegliere, dentro o fuori”
Ibrahimovic e il Milan, nodo da sciogliere: per Franco Ordine lo svedese deve fare una scelta di fondo — dentro con un ruolo definito, o fuori davvero.

AC Milan's Swedish senior advisor Zlatan Ibrahimovic smiles prior to the Italian Serie A football match between AC Milan and Inter Milan at San Siro stadium in Milan, northern Italy, on March 8, 2026. (Photo by Stefano RELLANDINI / AFP)
Ibrahimovic e il Milan sono arrivati al bivio. In un club nel caos — vertice azzerato, tifosi che riempiono la città di manifesti contro Gerry Cardinale e lo stesso Zlatan, un allenatore (Allegri) esonerato e ancora da liquidare — la domanda di fondo è una sola, e la pone Franco Ordine sul Corriere dello Sport: che ruolo vuole avere Ibra? Non riportiamo tutta la sua analisi, ma il cuore merita di essere letto, perché fotografa l’equivoco rossonero.
Le parole di Franco Ordine: “Dentro o fuori”
Il punto di Ordine è netto. Ibrahimovic è diventato socio di Cardinale e del fondo RedBird, ma ha continuato a intrecciare la propria presenza con le vicende sportive del Milan — un doppio ruolo che in passato gli ha procurato “feroci critiche e risultati disastrosi”. È l’epoca in cui, senza un incarico definito, presentò Fonseca e i nuovi acquisti intestandosi di fatto un mercato “sciagurato“, e a Boban dichiarò: “Sono il boss!”.
Da lì, la sentenza:
“Ibra deve sapere che questo ruolo di “consigliori” è deleterio per lui e per il Milan. Deve fare una scelta definitiva: dentro o fuori. O sta dentro al Milan, occupando un ruolo ben definito, con le responsabilità del caso, oppure resta fuori. Ma non solo fisicamente. Anche materialmente. Dedicandosi ai propri affari e non al Milan perché anche la semplice disponibilità a dispensare consigli all’amico Cardinale è un modo come un altro per rilanciare l’equivoco di fondo. E se c’è un punto sul quale è indispensabile fare piena luce è proprio il seguente: non ci possono essere equivoci nella guida del prossimo Milan”.

A rendere plastica l’incoerenza, Ordine richiama un precedente come monito: il cooling break di Lazio-Milan all’Olimpico, quando Theo Hernández e Leao si fermarono dalla parte opposta della panchina, “la fine della credibilità di Fonseca presso lo spogliatoio”. Chi mancava quella sera in tribuna? “Zlatan Ibrahimovic“, impegnato all’estero in un corso. La chiosa: “A mezzo servizio non si può lavorare nel Milan”.
Perché Ibrahimovic e il Milan non possono più restare nell’equivoco
Qui la lettura è la nostra, e va nella stessa direzione di Ordine. L’equivoco non è teoria: è già operativo. Ne abbiamo scritto raccontando i faccia a faccia accesi tra Ibra e Cardinale, gli ultras che gridano “liberate il nostro Milan” contro entrambi, e soprattutto il dettaglio che dà ragione a Ordine: Ralf Rangnick, il profilo che il Milan insegue, firmerebbe solo se non ha Ibrahimovic tra i piedi. È esattamente il punto: “con un potenziale profilo alla Rangnick, la convivenza diventerebbe altamente improbabile”.
La scelta di fondo
La conclusione di Ordine è anche la più scomoda per Ibrahimovic: non c’è una terza via. Dentro, con responsabilità e un organigramma chiaro; oppure fuori, davvero, restituendo al Milan la possibilità di costruirsi una guida senza interferenze. Tutto il resto è l’equivoco che ha già fatto danni. E un club che riparte non può permetterseli ancora.