Frasi razziste in diretta tv: Bogdanovic e i calciatori neri “senza concentrazione”

Durante Belgio-Iran ai Mondiali, commentando l'espulsione di Nathan Ngoy, l'ex attaccante Rade Bogdanovic: "non hanno la concentrazione per resistere più di 60-80 minuti".

Frasi razziste in diretta tv: Bogdanovic e i calciatori neri “senza concentrazione”

Ci sono modi poco consoni di commentare un cartellino rosso, e Rade Bogdanovic l’ha trovato in diretta tv. Analizzando l’espulsione del difensore belga Nathan Ngoy nel secondo tempo di Belgio-Iran, finita 0-0, l’ex attaccante — oggi opinionista della tv pubblica serba RTS — ha trasformato un episodio di campo in una sentenza razzista.

Le frasi razziste di Bogdanovic in diretta

Le parole, pronunciate in diretta nazionale, sono inequivocabili: “Ho sempre detto che questi giocatori, quelli di colore, non hanno la concentrazione per resistere 60-80 minuti”. A nulla è servita la pseudo-premessa con cui l’ex giocatore di Atletico Madrid e Werder Brema ha provato a coprirsi: “Non sono razzista, ma i giocatori di colore non hanno la concentrazione per resistere più di 60-80 minuti”. Una tesi senza alcun fondamento, smentita ogni giorno dai campi, ma ribadita davanti alle telecamere come fosse un dato tecnico.

 

Ripreso in studio, non si scusa e raddoppia

In trasmissione qualcuno ha provato a fermarlo, facendogli notare l’evidenza — su tutte una nazionale come la Francia, costruita da anni su tanti campioni neri che reggono per intero i match ai massimi livelli. Ma Bogdanovic, noto in patria per i toni provocatori, non ha fatto retromarcia. Anzi: “Ho giocato con loro. A volte dovevamo impedire ai nostri stessi giocatori di commettere errori”. E ancora, incalzato: “Se volessimo entrare nei dettagli, potremmo. Anche loro commettono errori. Non sto generalizzando, ma la maggior parte di loro manca di concentrazione. E poi si verificano situazioni di questo tipo”. Nessuna correzione, nessuna scusa: solo la difesa cocciuta di uno stereotipo.

L’ennesimo caso, e il calcio che fatica a reagire

L’uscita di Bogdanovic si aggiunge alla lunga catena di episodi che mostrano quanto il razzismo, nel calcio, sia tutt’altro che debellato — spesso, denunciano gli osservatori, trattato solo come un problema reputazionale. È la stessa logica che porta voci autorevoli a chiedere linee dure, come Liam Rosenior, favorevole alla squalifica a vita per chi è riconosciuto colpevole di razzismo, e che spinge personalità come Lilian Thuram a smontare il pregiudizio alla radice. Già Ancelotti, parlando di razzismo, l’aveva definito quasi “una guerra”. Parole come quelle andate in onda su RTS spiegano perché quella guerra sia ancora lontana dall’essere vinta.