Cobolli, la favola che non aspettavamo: finale a Parigi, numero 10 del mondo e quarto italiano di sempre

Flavio Cobolli non ha vinto, ma ha scritto la storia: finale al Roland Garros e, da lunedì, numero 10 del mondo. È il quarto italiano di sempre in finale a Parigi e il settimo azzurro nella top 10.

Cobolli, la favola che non aspettavamo: finale a Parigi, numero 10 del mondo e quarto italiano di sempre

Italy's Flavio Cobolli reacts to a point against Germany's Alexander Zverev during their men's final singles match on day 15 of the French Open tennis tournament on Court Philippe-Chatrier at the Roland-Garros Complex in Paris on June 7, 2026. (Photo by Alain JOCARD / AFP)

Flavio Cobolli non ha vinto, ma è comunque entrato nella storia. Il romano ha raggiunto la finale del Roland Garros e, da questo lunedì, è il numero 10 del mondo: una favola che, sinceramente, non aspettava nessuno, e che aggiunge una pagina all’epoca d’oro del tennis italiano.

La favola di Flavio Cobolli: la finale di Parigi e la top 10

In finale Cobolli si è arreso ad Alexander Zverev (6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1), ma il cammino resta da incorniciare: la vittoria sul numero 6 Auger-Aliassime, il successo su Tien e la certezza di un italiano in finale arrivata anche grazie al ritiro del connazionale Arnaldi. Il dato che fa la storia: prima di lui, solo tre italiani avevano raggiunto la finale del singolare maschile a Parigi — Giorgio De Stefani, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. Cobolli è il quarto, ed è anche il settimo azzurro di sempre nella top 10 ATP. In stagione aveva già vinto ad Acapulco (terzo titolo in carriera) e giocato la finale di Monaco: la crescita era nei numeri, ma il salto di Parigi è di quelli che cambiano una carriera.

Dietro Sinner, un’età dell’oro

Jannik Sinner

 

La sua corsa ha avuto anche un effetto collaterale gradito: ci ha riportati a un tennis “pre-Sinner”, più umano, fatto di rimonte e fragilità. È il segno di un movimento profondo: con Arnaldi e gli altri nei quarti, l’Italia non vive di un solo fenomeno. È l’età dell’oro che Sinner ha trainato e che ora sforna finalisti Slam. E pensare che, come aveva scritto il New York Times, Cobolli “poteva fare il calciatore”. Per fortuna ha scelto la racchetta.