Ausilio confessa il 5-0 del Psg: “Lo scudetto perso ci aveva svuotato, è come se quella finale non l’avessimo neanche giocata”
spite del podcast Supernova, il ds nerazzurro torna sul 5-0 di Monaco e tira fuori un alibi che sa di Napoli

Mg Roma 13/05/2026 - finale Coppa Italia / Lazio-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Dario Baccin-Cristian Chivu-Giuseppe Marotta-Javier Zanetti-Piero Ausilio
A un anno di distanza, dentro l’Inter ancora bruciano i cinque schiaffi di Monaco. E a riaprire la ferita è Piero Ausilio: ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan, il direttore sportivo nerazzurro è tornato sulla finale di Champions persa col Psg, e lo ha fatto tirando in ballo — neanche troppo tra le righe — lo scudetto svanito una settimana prima. Quello vinto dal Napoli di Conte.
“Arrivati male”: lo scudetto svanito e le energie finite
Il ragionamento di Ausilio parte da lì, dal campionato perso all’ultimo respiro. “Siamo arrivati male all’ultima settimana”, ha spiegato il ds. “Male perché avevamo perso uno scudetto al novantesimo della penultima con la Lazio. E quello mentalmente non ci ha aiutato. Moralmente non siamo arrivati nelle migliori condizioni ad affrontare un colosso come il Psg”. Una resa quasi anticipata, insomma. E la conclusione è una di quelle che pesano: “Non è stato bello perdere così, ha deluso tutti noi, è come se non l’avessimo manco giocata quella partita”. Una versione che, in fondo, conferma l’autocoscienza già raccontata da Barella e che fotografa una squadra mentalmente già altrove.
Il 5-0, il Napoli campione e Kvara dall’altra parte
Il punto, però, è che quell’alibi profuma di Napoli. Lo scudetto che secondo Ausilio ha svuotato l’Inter è esattamente quello che il Napoli di Conte aveva appena conquistato, vincendo il duello all’ultima giornata. E la beffa, per i nerazzurri, è doppia: in quel 5-0 di Monaco a infierire ci pensò anche Khvicha Kvaratskhelia, ex azzurro, a segno con la maglia del Psg. Fu, dal triplete alla manita, la fine ingloriosa di una stagione, una figuraccia che la Gazzetta arrivò a definire da dimissioni. Ammettere oggi di non averla “manco giocata” è onesto, certo, ma anche comodo: quando il Napoli mesi dopo incassò il 6-2 dal Psv, nessuno gli concesse l’attenuante della stanchezza. E quella, almeno, non era una finale.