Caso Caprile, le accuse della Procura a De Laurentiis: nella perizia una data di nascita sbagliata, il Napoli lo avrebbe pagato meno

Secondo l'accusa la perizia che fissò il valore del portiere conteneva errori rilevanti: Caprile risultava avere 26 anni invece di 21. La Procura di Bari contesta la congruità della cessione al Napoli per 2,2 milioni; il Bari difende l'operazione.

Caso Caprile, le accuse della Procura a De Laurentiis: nella perizia una data di nascita sbagliata, il Napoli lo avrebbe pagato meno

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis

Le accuse della Procura a De Laurentiis si arricchiscono di un nuovo elemento nel fascicolo sulla gestione del Bari. Al centro c’è ancora il trasferimento di Elia Caprile dal club biancorosso al Napoli per 2,2 milioni di euro, operazione che — secondo l’ipotesi dell’accusa — avrebbe penalizzato la società pugliese a vantaggio dell’altro club riconducibile alla famiglia De Laurentiis. Si tratta di contestazioni ancora tutte da verificare, per le quali vale la presunzione d’innocenza: gli elementi sono ricostruiti da La Gazzetta del Mezzogiorno e ripresi da Calcio e Finanza.

La perizia e la data di nascita sbagliata

La contestazione ruoterebbe attorno alla perizia firmata il 17 luglio 2023 da Claudio Garzelli, dirigente sportivo con trascorsi nel Bari, che aveva valutato il portiere in una forbice tra 1,5 e 2,5 milioni di euro. Secondo i consulenti della Procura quella stima non sarebbe sufficientemente motivata e conterrebbe alcuni errori ritenuti rilevanti. Il più evidente riguarderebbe proprio la data di nascita: nel documento Caprile risulterebbe nato il 10 gennaio 1997, mentre la data corretta è il 25 agosto 2001. In pratica il portiere sarebbe stato indicato con 26 anni anziché 21.

Un errore che, per i consulenti dell’accusa, non sarebbe marginale, perché l’età rientra tra i parametri di valutazione di un calciatore. Nel documento si sottolineerebbe la differenza tra il valore potenziale di “un portiere di 26 anni con due soli campionati di prima squadra” e quello di un classe 2001 reduce da una stagione da protagonista in Serie B.

Le accuse della Procura a De Laurentiis sul valore di 2,2 milioni

La tesi dell’accusa è che la cessione sia avvenuta per un importo “non congruamente remunerativo rispetto al valore effettivo dell’asset”. Caprile passò al Napoli per 2,2 milioni, per poi essere girato in prestito all’Empoli per circa 500mila euro. Nel 2025 il Napoli lo ha poi ceduto al Cagliari per circa 8 milioni, con una plusvalenza vicina ai 7 milioni: proprio questa evoluzione del valore sarebbe uno degli elementi richiamati dall’accusa.

I consulenti Massimiliano Cassano e Antonio Danza, nel documento allegato alla memoria con cui la Procura insiste per il fallimento del Bari con esercizio provvisorio, contesterebbero anche il metodo: la perizia si sarebbe basata su due sole operazioni comparabili — Vicario al Cagliari per 2 milioni (ma risalente al 2019) e Israel — ritenute poco rappresentative, tralasciando altri parametri. Come termini alternativi verrebbero richiamati i trasferimenti di Illan Meslier (dal Lorient al Leeds per 6,5 milioni) e di Alex Meret (dall’Udinese al Napoli per 22,5 milioni nel 2018). Contestazioni riguarderebbero anche alcuni dati statistici sui gol subiti da Caprile al Bari, indicati come imprecisi.

La difesa del Bari

Il Bari avrebbe già replicato con una perizia del commercialista Elbano De Nuccio. La difesa sottolineerebbe che la cessione al Napoli generò comunque per i biancorossi una plusvalenza da 1,72 milioni, pari a circa 54,9 volte il valore a cui il portiere era stato acquistato. Sempre secondo questa impostazione, il successivo passaggio al Cagliari per 8 milioni non sarebbe direttamente confrontabile con la valutazione del 2023: nel frattempo Caprile aveva accumulato esperienza in Serie A tra Empoli, Napoli e Cagliari. Una crescita che, dopo la convocazione in Nazionale, avrebbe portato la sua valutazione fino a circa 30 milioni.

Il caso Caprile, va ricordato, è solo uno dei filoni: la Procura di Bari indaga anche su altre operazioni tra il club pugliese e il Napoli dei De Laurentiis, nell’ambito dell’inchiesta sulla richiesta di liquidazione giudiziale della società biancorossa, la cui udienza è stata rinviata a ottobre. Sul piano penale, il legale di De Laurentiis ha del resto ribadito che “senza una sentenza di fallimento il reato non può essere sostenuto”. Restano accuse da dimostrare: la parola definitiva spetterà ai giudici.