Tinder match tra Italiano e il Napoli

Si mettono like a vicenda. Fa crescere i giocatori, si sposa con un mercato prospettico, è bravo nelle coppe. Di contro, è un fanatico del turn over: a Bologna 107 formazioni diverse su 107 ed è restio ai compromessi

Tinder match tra Italiano e il Napoli

Mp Bologna 23/05/2026 - campionato di calcio serie A / Bologna-Inter / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Vincenzo Italiano

Tinder match

Siamo nell’era dei rapporti digitali – o che comunque nascono in digitale – e delle dating app, quindi molti di voi sapranno cos’è Tinder e che cosa si intende con la locuzione “Tinder match”. Per chi non lo sapesse, ecco un riepilogo veloce: su Tinder, che in pratica sarebbe la più famosa e utilizzata piattaforma di incontri, si verifica un match quando due utenti si mettono like a vicenda. Di solito – o meglio: idealmente – questo like viene concesso sulla base dell’attrazione fisica, di interessi comuni segnalati nel profilo, di prossimità geografica e non solo geografica. A quel punto, cioè dopo questa manifestazione reciproca, è possibile avviare una chat privata e approfondire la conoscenza.

Bene, ora vi starete sicuramente chiedendo cosa c’entrano Vincenzo Italiano e il Napoli con il processo che regola il funzionamento di Tinder. La risposta è semplice: anche se può sembrare provocatorio, per capire il possibile incastro tra queste due parti – e l’eventuale mancato incastro tra il Napoli e Massimiliano Allegri, altro candidato autorevole per raccogliere l’eredità di Antonio Conte – bisogna partire proprio dal concetto di match. Dal fatto che il Napoli 2026/27, per come ci è stato “presentato” da Aurelio De Laurentiis e dalle ricostruzioni della stampa sportiva, abbia bisogno di un allenatore come Vincenzo Italiano. E non di un allenatore come Massimiliano Allegri.

Milan Allegri Briatore Ranieri pavarese

Giochismo e resultadismo non c’entrano niente

Sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco: chi scrive non divide gli allenatori in categorie. E di certo, qualora lo facesse, non lo farebbe in base all’inesistente dicotomia giochismo Vs resultadismo. E allora perché – o meglio: in cosa – Italiano sarebbe diverso da Allegri? In realtà la risposta a questa domanda va ricercata proprio nel discorso appena fatto sul Tinder match: è il Napoli, in questo caso, a fare la differenza. Nel senso che, come anticipato, la strategia che De Laurentiis e gli altri dirigenti azzurri si apprestano ad attuare va verso un allenatore come Vincenzo Italiano. Verso un allenatore che lavora come ha sempre lavorato l’attuale tecnico del Bologna.

Al Napoli che verrà serve un allenatore di e per principi, che attraverso il suo modello sviluppi il talento dei calciatori, che sia in grado di sacrificare qualcosa, anche e soprattutto a livello di equilibrio tattico e quindi di punti guadagnati/persi, pur di ottenere vantaggi a medio-lungo termine. In poche parole: visto che stiamo parlando di una squadra probabilmente costruita intorno a Hojlund, Alisson Santos, Vergara, Gutiérrez e (perché no?) Beukema e Lang, oltre che a McTominay, Di Lorenzo, Rrahmani e Lobotka, allora l’arrivo di Italiano rappresenterebbe una scelta più saggia rispetto a quello di Allegri. Il quale, giusto per far capire ancora meglio cosa intendiamo, sarebbe stato potenzialmente perfetto per guidare il Napoli di Lukaku, De Bruyne, Anguissa, McTominay, Di Lorenzo, Rrahmani e Lobotka. Il Napoli dello scorso anno, insomma.

Italiano nicolini

Lo stile di gioco, il turn over

Ecco cosa intendevamo, prima, parlando di match: dopo due stagioni – soprattutto la prima – in cui Antonio Conte ha fatto costruire e ha costruito il Napoli intorno a giocatori dal profilo definito, compiuto, De Laurentiis pare voglia tornare al passato. E quindi pare sia pronto a varare un mercato prospettico, ancorché di consolidamento. E allora, ripetiamo, prendere Italiano è una mossa più sensata rispetto all’arrivo di Allegri.

Ma in cosa consiste questo possibile match tra Italiano e il Napoli? A La Spezia, così come a Firenze e a Bologna, l’allenatore siciliano – Italiano è nato in Germania, a Karlsruhe, ma è cresciuto a Ribera, in provincia di Agrigento – ha predicato e praticato un calcio sempre propositivo, spesso rischioso, a volte anche estremo. Il pressing altissimo e coordinato, la riaggressione feroce dopo ogni palla persa e dei movimenti/giochi offensivi precisi al millimetro devono essere considerate come delle vere e proprie fondamenta ideologiche, come dei punti non negoziabili, nella filosofia di Italiano. Da questi concetti, poi, discendono il modulo, le scelte di formazione, l’atteggiamento in campo.

Un altro aspetto importante riguarda il turn over: nelle sue 107 partite alla guida del Bologna (46 vittorie, 31 pareggi e 30 sconfitte), Italiano ha schierato 107 formazioni diverse. Sì, avete letto bene: 107 undici titolari differenti in altrettante partite spalmate su due stagioni. Da questo punto di vista, quindi, stiamo parlando di un allenatore molto distante da Allegri e dallo stesso Conte, due tecnici legati al concetto di squadra-tipo.

Bargiggia Italiano spalletti

Italiano e le coppe

E poi c’è il discorso che riguarda le coppe, che è inestricabilmente legato a quello sul turn over: se guardiamo alle campagne in Coppa Italia, Europa e Conference League, scopriamo che Italiano ha uno score clamoroso. Con lo Spezia 2020/21, neopromosso in Serie A, arriva ai quarti di finale di Coppa Italia (quando viene battuto dal Napoli di Gattuso) dopo aver superato Cittadella, Bologna e Roma; un anno dopo, sulla panchina della Fiorentina, l’eliminazione arriva in semifinale (contro la Juve) dopo le vittorie contro Cosenza, Benevento, Napoli e Atalanta.

Nella stagione 2022/23, sempre con la Fiorentina, Italiano raggiunge la finale di Coppa Italia e la finale di Conference League, perse rispettivamente contro Inter e West Ham, dopo aver battuto – negli scontri a eliminazione diretta – Sampdoria, Torino, Cremonese, Twente, Sporting Braga, Sivasspor, Lech Poznan e Basilea. Nel 2023/24, la Fiorentina arriva di nuovo in finale di Conference (dopo aver battuto Rapid Vienna, Maccabi Haifa, Viktoria Plzen e Club Brugge), finale che poi perde contro l’Olympiakos, e si ferma in semifinale di Coppa Italia, sconfitta dall’Atalanta, dopo aver eliminato Parma e Bologna.

Col Bologna, infine, Italiano ha vinto la Coppa Italia 2024/25 (dopo aver battuto Monza, Atalanta, Empoli e Milan) e nella stagione successiva è stato eliminato ai quarti di Europa League dall’Aston Villa (dopo aver battuto Brann e Roma) e ai quarti di Coppa Italia dalla Lazio (dopo aver sconfitto il Parma). In totale, quindi, Italiano ha superato 27 turni a eliminazione diretta su 33. Ha perso tre finali (due di Conference League, una di Coppa Italia) e ne ha vinta una (Coppa Italia 2024/25). Inoltre ha partecipato a due edizioni della Supercoppa Italiana con il format a quattro squadre, e il suo score è di una vittoria e due sconfitte (entrambe contro il Napoli).

Italiano e i risultati

Questo elenco di risultati fa il paio con quelli raggiunti in campionato. In rapida successione: Italiano nel 2018 ha vinto i playoff di Serie D con l’Arzignano. Nel 2019 ha conquistato la promozione dalla Serie C alla Serie B con il Trapani. Un anno dopo ha ottenuto promozione dalla Serie B alla Serie A con lo Spezia. E ancora: nel 2021 ha salvato lo Spezia al suo esordio assoluto in Serie A, mentre nel 2022 ha raggiunto la qualificazione in Conference League con la Fiorentina – che non giocava in Europa dal 2016. Nel 2023 ha riportato la Fiorentina in Conference. Un anno dopo, sempre con la Fiorentina, ha centrato di nuovo la qualificazione in Conference. Nel 2025, come detto, ha vinto la Coppa Italia e nel 2026 è riuscito a portare il Bologna fino ai quarti di Europa League.

Per dirla in poche parole: Italiano è un allenatore che raggiunge gli obiettivi prefissati dalle società con cui lavora. Che rende la sua squadra competitiva su più fronti nella stessa stagione. E che, in questo modo e attraverso il suo calcio, valorizza il patrimonio tecnico che ha a disposizione. A dirlo sono i nomi e i numeri dei talenti che ha incrociato – e formato – nel corso della sua carriera: M’Bala Nzola, Dusan Vlahovic, Nico González, Riccardo Orsolini, Santiago Castro, Jonathan Rowe, giusto per rimanere nel novero dei giocatori offensivi più appariscenti.

Accedere a un nuovo livello

Insomma: se guardiamo alle premesse e alle promesse, l’arrivo di Italiano al Napoli potrebbe essere un incastro praticamente perfetto. Anche perché, di fatto, permetterebbe all’attuale tecnico del Bologna di concludere una – meritata – ascesa fino all’élite del calcio italiano. Proprio quest’ultimo aspetto, però, rappresenta l’unico – potenziale – problema di compatibilità.

Come spiegato più o meno chiaramente in diversi punti di questi analisi, Italiano è un allenatore filosoficamente avverso ai compromessi, per lui l’idea che i giocatori e la squadra debbano crescere, cioè sviluppare le proprie qualità individuali e collettive secondo un certo modello di gioco, viene prima dell’utilitarismo. Questo non vuol dire che sia un tecnico completamente restio ai cambiamenti tattici, anzi sia a Firenze che a Bologna abbiamo assistito a delle trasformazioni anche grosse. Il punto, però, è che una squadra ambiziosa, una squadra che ha tutto ciò che occorre per partecipare alla lotta-scudetto, può permettersi di sprecare pochissime partite e ancor meno punti sull’altare della ricerca tattica. Deve funzionare praticamente fin da subito.

E quindi Italiano, nel caso in cui dovesse arrivare davvero al Napoli, sarebbe costretto a ragionare in modo diverso rispetto al passato. Dovrebbe accedere a un livello di difficoltà nuovo, dovrebbe convivere con pressioni differenti, più forti, più continue. Per dirla con una frase: il valore del suo lavoro non sarà più misurato partendo dalla qualità del gioco, ma solo attraverso i risultati. E il problema è che diversi tecnici, al momento di fare questo passaggio di stato, hanno fatto fatica a rimodellare le loro menti.

La rosa del Napoli

Infine, ma non in ordine di importanza, c’è un aspetto importante da verificare: la compatibilità tra l’organico del Napoli e le idee di Italiano. È chiaro che da adesso in poi l’analisi e il ragionamento si baseranno sulla storia dell’allenatore siciliano e sulla semplificazione di concetti complessi, ma bisognerà pur partire da qualcosa. Nel caso specifico, partiremo dal modulo preferito da Italiano (4-3-3 che può diventare 4-2-3-1) e dai giocatori che, almeno secondo le ricostruzioni giornalistiche, non dovrebbero lasciare il Napoli nella prossima finestra di mercato.

I giocatori considerati fuori dal progetto sono Meret, Mazzocchi, Juan Jesus, Anguissa, Elmas e Lukaku

È facile rendersi conto che, con Italiano in panchina al posto di Conte, il Napoli dovrebbe fare un mercato mirato. Nell’elenco dei giocatori a disposizione abbiamo inserito anche Lang e Lucca, che in qualche modo allargano il parco-alternative, ma naturalmente anche la loro utilità/compatibilità va verificata. In ogni caso la base resta buona, i ruoli da coprire in maniera urgente sono pochi (portiere, terzino destro e mezzala di riserva) e tutti i calciatori in organico hanno delle caratteristiche che potrebbero fare match – tanto per utilizzare di nuovo il lessico delle dating app – con le idee di Italiano. Certo, magari Rrahmani e Gutiérrez non saranno perfettamente a loro agio quando si troveranno a tenere la linea difensiva all’altezza del centrocampo, ma certi meccanismi possono anche essere imparati.

È evidente: al netto di nuove – e sempre possibili – svolte sul mercato, sia in entrata che in uscita, ci sono tutti margini per credere che il Napoli di Vincenzo Italiano possa fare bene. Che l’attuale allenatore del Bologna possa iniziare un nuovo ciclo. Un ciclo diverso da quello che è appena finito, nell’approccio manageriale come nelle scelte di campo.

E in fondo è questo il vero senso di tutta la nostra analisi: per quanto Conte e Allegri debbano essere considerati due tecnici diversissimi tra loro, e perso il primo, è giusto che il Napoli provi ad andare in una direzione tutta nuova. Vincenzo Italiano può piacere o meno, ma rappresenta proprio questo: il cambiamento, la trasformazione, nel nome di interessi che coincidono con quelli sbandierato da De Laurentiis e dalla sua società. Un match potenzialmente perfetto, almeno fino alle prove decisive: i contratti da firmare, le partite da giocare. Anzi: da vincere.