PSG-Bayern 5-4, il calcio che l’Italia non produce più: Conte batte Sarri e De Bruyne diventa un feticcio. La decima puntata di Inpat-Expat
Decima puntata del podcast Inpat-Expat. Virgilio e Avallone partono da Napoli-Como 0-0, passano per De Bruyne e arrivano a PSG-Bayern 5-4: il calcio che l'Italia non produce più.

Khvicha Kvaratskhelia of Paris Saint-Germain (L) celebrates with Ousmane Dembele of Paris Saint-Germain (R) after scoring a goal during the UEFA Champions League semi-final first leg match between Paris Saint-Germain and Bayern Munich at the Parc des Princes in Paris, France. (Photo by Ibrahim Ezzat/NurPhoto) (Photo by Ibrahim Ezzat / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Decima puntata di Inpat-Expat, il podcast di Raniero Virgilio e Fabio Avallone, e siccome è numero tondo si parte dal basso: due IPA da otto gradi per Fabio (“per affievolire la frustrazione”) e un Campari spritz per Raniero, perché un Napoli-Como senza gol va affrontato con strumenti adeguati.
La partita è stata quella che è stata, e il fotogramma che la racconta meglio è Conte sull’ultima rimessa laterale che raccomanda calma a Spinazzola: ci giochiamo il secondo posto, basta non perderla. Da lì il discorso scivola su De Bruyne, che secondo Virgilio e Avallone ha smesso di essere un calciatore per diventare un feticcio nella guerra di religione tra bel-giochisti e contiani. C’è un Napoli con De Bruyne e uno senza, ma il punto del podcast è un altro: il belga è diventato il pretesto per una discussione che non riguarda più lui. E poi Allegri, che reggeva il Milan come un equilibrista finché non gli è finita la corda.
PSG-Bayern 5-4: il calcio che l’Italia non produce più
Il cuore della puntata è PSG-Bayern 5-4, come in Villa Comunale. Difese allegre, certo, ma quello che si è visto sono novanta minuti di uno contro uno, con Kvara che si è trasformato vedendo la Champions e difendeva persino più di quando stava al Napoli. Per Virgilio e Avallone è esattamente il tipo di calcio che in Italia non si produce più: un calcio paralizzato dal giochismo invecchiato, fatto di epigoni di Guardiola che hanno copiato la ragnatela di passaggi tralasciando il dettaglio di avere Xavi, Iniesta e Messi, e giocatori inchiavardati alla mattonella.
La diagnosi è culturale: in Italia regna la paura dell’errore. Nei calciatori, negli allenatori, persino negli arbitri, le cui intercettazioni leggono come una commedia pirandelliana scritta da un funzionario. Il messaggio della Champions e di Kvara ceduto dal Napoli è chiaro: lui segna due gol in semifinale, noi siamo fuori.
Conte ha fatto qualcosa di più profondo di Sarri
Il passaggio più interessante della puntata è il confronto tra Sarri e Conte. Sarri, dicono Virgilio e Avallone, ha dato a Napoli un alibi estetico: non vinciamo, ma abbiamo il panorama più bello del mondo. Conte ha fatto qualcosa di più profondo. Ha insegnato a una città a giocare contro l’idea stessa della sconfitta. Mutuando Cantona, che la diceva meglio. Solo in Italia ci vergogniamo del gioco all’italiana, e Conte è l’unico che non se ne vergogna.
Il Prompt della Settimana: la valigia non sfatta di Kvara
Il Prompt della Settimana è archeologico: si ripesca un’intervista di Chiariello del 9 gennaio 2025 in cui Kvara, appena partito per Parigi, “non aveva fatto in tempo a disfare le valigie”, e Zhegrova avrebbe dato di più. Otto mesi dopo, Kvaratskhelia è un mago col gps e ha l’ossessione di un cacciatore. PSG-Bayern 5-4 ha risposto da solo.
Nella prossima puntata ci sarà una calciatrice del Napoli femminile per parlare di donne di e nel calcio.
Buon ascolto!!!