Maresca: “Il calcio di alto livello è business. Rose lunghe? Chi va in una big metta in conto la tribuna”
A Sportweek: "Tante cose rendono Guardiola diverso dagli altri, diciamo pure il migliore degli ultimi anni, rispetto agli altri; se devo dirne una, è la quantità di ore che dedica al lavoro. Pep sarebbe la persona giusta ovunque".

Db New York (Stati Uniti) 08/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Fluminense-Chelsea / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Enzo Maresca
Niente romanticismi d’accatto, nessuna nostalgia per un calcio che non esiste più e, soprattutto, nessuna scusa. Enzo Maresca, ex allenatore del Chelsea e da tempo indicato come possibile erede di Guardiola al Manchester City, si è raccontato in una lunga intervista a Sportweek.
Abbiamo tralasciato i passaggi sul caffè allungato, gli abiti di moda e gli orari delle cene londinesi. Quello che resta è un manifesto manageriale su cosa significhi oggi sedersi sulla panchina di un top club.
Il calcio è un’azienda e i capricci non sono ammessi
Il passaggio più tranchant dell’intervista riguarda la gestione dello spogliatoio. Di fronte al finto dramma delle rose extralarge e dei campioni che mettono il muso se non giocano, Maresca risponde con il realismo spietato dell’aziendalista:
“Sono tanti gli aspetti complicati: la gestione di una rosa lunga, la necessità di ottenere i risultati, perché alla fine il calcio di alto livello è un business in cui è imperativo raggiungere il risultato prefissato, la relazione con il club… Sicuramente avere tanti giocatori da allenare, gestendone caratteri, personalità, esigenze e obiettivi differenti, e dovendo dire ad alcuni di loro che alla domenica andranno in tribuna, è un problema. È anche vero che nel momento in cui i calciatori accettano di andare in una squadra importante, devono prendere in considerazione l’idea che in qualche partita staranno fuori”.

Il divario con la Serie A?
Interrogato sulle differenze tra lo stile di gioco inglese e quello italiano, Maresca non si rifugia nei soliti cliché del tatticismo nostrano, ma fotografa una superiorità atletica e mentale palese:
“Più che di stile, parlerei di una cultura diversa. È evidente nell’intensità e nella velocità di gioco della Premier, così tanto più alte rispetto alla nostra Serie A. Perché gli inglesi ce l’hanno proprio come principio, quello di andare sempre al massimo. Non si bada tanto al risultato, al fatto che si sta vincendo e quindi si potrebbe rallentare… No, loro continuano a spingere a tutta. Senza speculazioni”.
Il segreto di Guardiola
In Premier League, storicamente, la figura del tecnico coincideva con quella del manager plenipotenziario alla Ferguson. Oggi, anche Oltremanica, le società fanno il mercato e agli allenatori tocca allenare il materiale fornito. Eppure, fa notare Maresca a Sportweek, le eccezioni ci sono e dipendono dal peso specifico del tecnico:
“Non è giusto generalizzare, perché, per esempio, Guardiola sono 10 anni che è al Manchester City, Arteta è da quasi 7 anni che sta all’Arsenal. Forse non sono molti gli allenatori in giro per l’Europa che possono vantare la stessa lunga militanza, e il relativo peso strategico, in un club, ma insomma qualcuno c’è”.
E proprio su Guardiola (di cui è stato il vice), Maresca svela il segreto. Dietro le elucubrazioni tattiche sui finti nove o i braccetti che si alzano, c’è una sola inconfutabile verità: la fatica.
“Ci sono tantissime cose che lo rendono diverso, diciamo pure il migliore degli ultimi anni, rispetto agli altri; se devo dirne una, è la quantità di ore che dedica al lavoro. Pep sarebbe la persona giusta ovunque”.

Ancelotti e gli altri
E se gli si chiede di guardare all’Italia e agli allenatori che più lo incuriosiscono, la risposta è un inno alla concretezza: “Mi chiede dei giovani, ma a me il primo che viene in mente è Carlo Ancelotti, uno dei più bravi al mondo, e non soltanto per i risultati ottenuti”. Poi i vari Aquilani, Italiano, Grosso, De Rossi e Gilardino. Tutti figli di una scuola che deve imparare, per stessa ammissione di Maresca, che la nuova frontiera impone di dedicare “più attenzione alla fase offensiva che a quella difensiva”.