Li rimpiangeremo i Lotito, i tifosi si sfogheranno con i chatbot dei fondi

Ha ragione, fa welfare: permette ai tifosi di sfogarsi (non si sa per cosa peraltro, considerando la storia della Lazio). Il suo "a stronzi!" è avanguardia culturale

Li rimpiangeremo i Lotito, i tifosi si sfogheranno con i chatbot dei fondi

As Roma 14/02/2024 - Champions League / Lazio-Bayern Monaco / foto Antonello Sammarco/Image Sport Nella foto: Claudio Lotito

Quando i Lotiti saranno estinti – come le Viperette, i Cavalieri, gli Avvocati, i Rozzi e gli Anconetani della nostra meglio gioventù – riascolteremo queste parole con implacabile nostalgia: “a stronzi!”. Ma chi, noi? Sì, è un affettuoso plurale maiestatis: noi tifosi tutti, nella fattispecie quelli della Lazio. Non sanno quanto lo rimpiangeranno, Claudio Lotito che alla buvette di Montecitorio si lascia andare con i giornalisti al grido di “Tommaso Paradiso mi critica? Sticazzi!”. Non fosse già senatore della Repubblica ne invocheremmo lo scranno a vita.

Parole sante

La trascrizione non coglie appieno i dettagli, la temperatura. Va ascoltato l’audio originale, che vi proponiamo grazie all’Agenzia Dire. Se aguzzate l’udito noterete financo il battere della mano a ritmare l’intemerata. Una goduria.

Ad un certo punto – tra giocatori “senza attributi che si cacano sotto” e la Lazio capitalizzata un miliardo e mezzo al Nasdaq “do you understand?” – Lotito detta una asserzione destinata a riscrivere l’analisi del portato sociale del calcio in Italia:

“Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ‘sti stronzi sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”

Chiedetelo ai tifosi del Milan, com’è. A quelli della Roma. Com’è sacramentare senza un bersaglio in carne e sangue. Com’è avere come controparte un fondo, un muro intangibile fatto di blockchain, ramificazioni aziendali, Ceo e Chief Operating Officer. Come sarà – perché la strada è tracciata – interfacciarsi con un presidente Ai, un chatbot che assorbirà le peggio bestemmie con la serenità d’animo di una coscienza binaria. L’inferno, al posto d’un Lotito.

Lotito Lazio

Lotito fa welfare

Ha ragione Lotito, fa welfare. È un mediatore culturale. Garantisce la comunicazione orizzontale tra il medioevo del tifo e il gelido potere delle proprietà degli hedge fund. S’assume il fardello dello sfogatoio altrui. Possono offenderlo, Lotito. Possono disertare lo stadio durante il derby. Possono minacciarlo. E lui è lì, statuario, nel suo ruolo di ultimo baluardo d’umanità, a incassare. “Non semo ‘na squadre de’ pippe”. Mica come l’altro, “il fantasma” americano.

È una classe ad esaurimento, quella dei patron d’un tempo. Intriganti per caricatura e modi spicci. Costantemente fuori le righe, quando i quaderni manco esistono più. Davvero la società è cambiata così tanto da non apprezzarne più il fascino? E cosa risponderebbe il suddetto presidente Ai della Lazio ai tifosi in sommossa perché non vincono? Forse gli rinfaccerebbe che la Lazio ha vinto una volta con Chinaglia e un’altra con Cragnotti in bancarotta fraudolenta: non risulta altro, negli archivi. Che vogliono, questi? “Non vogliono venire? Non vengano… Mica li posso inchiodà alle seggiole”.

Lotito la dice ancora così: “Al 30 di novembre del 2027 finiscono tutti i debiti fatti dagli altri, dagli scienziati esperti di calcio prima di me”. Chi ci sarà dopo di lui e quelli come lui non vi piacerà.