Italiano: “C’è la possibilità che io non rimanga a Bologna. Il Napoli? So che guardano tanti allenatori”
A Repubblica: "C'è la possibilità che non rimanga, non lo nego". E lancia una bordata al circo mediatico: "Fosse per me abolirei le interviste post-partita, stanno tutti a vivisezionarti".

Ni Napoli 11/05/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Bologna / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Vincenzo Italiano-Antonio Conte
Il tecnico rossoblù al bivio dopo la sua seconda stagione a Bologna: “Ma se resto la Conference sarà l’obbiettivo, il vestito giusto per noi”. Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate a Repubblica Bologna.
Ecco le sue parole:
“Il Napoli la vuole davvero? Non lo so, stanno facendo esplorazioni su tanti allenatori. Avranno stima per il lavoro fatto in questi anni, di più non saprei che dire”
L’intervista di Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano, questa è l’ultima intervista esclusiva da allenatore del Bologna o la prima del terzo anno rossoblù?
“Ho appena letto da qualche parte che in serie A la vita media di un allenatore è 10,9 mesi (studio del Cies, osservatorio calcistico svizzero, ndr), la più corta nei 5 principali campionati. Non c’era un tecnico quest’anno che fosse sulla stessa panchina da più di due anni. Si parla tanto di progetti, ecco quanto durano da noi. In Italia, dico in generale, non c’è pazienza. Non c’è tempo per correggere gli errori, per aspettare un giovane. A La Spezia volevano cacciarmi dopo 5 giornate in B, hanno resistito e li ho portati in A per la prima volta, poi salvandoli. Se sei bravo arrivi a fare sei anni di serie A senza essere mai stato… quella parola lì”.

Esonerato?
“Quella. Noi allenatori siamo costretti a pensare al calcio h24 per difenderci da tutti gli attacchi. Altro che staccare la spina. Si accetta tutto per amore di questo lavoro, che a me rende orgoglioso, vivo e vivace”.
Basta non vedere nemici ovunque.
“Coltivavo un’utopia: che la gente capisse le difficoltà e avesse pazienza per una squadra e un allenatore che avevano regalato tante emozioni e dato tutto, senza invece dover cercare sempre un colpevole a tutti i costi. L’anno scorso questa era la panchina più bollente d’Europa e abbiamo vinto un trofeo dopo 51 anni. Pensavo di aver costruito qui qualcosa di indistruttibile e ho sofferto a vedere crepe nell’ambiente. Le critiche ci stanno, l’atteggiamento distruttivo no. Per me che si rovinasse quest’atmosfera era una sconfitta. I giocatori sono condizionabili, sentono quando si fischia un passaggio sbagliato o uno indietro di troppo. Sono stato calciatore e so quanto fa male: perché dare questi vantaggi agli avversari che non aspettano altro che una piccola incrinatura per infilarsi?”.
Non si può dire che Bologna non abbia avuto pazienza dopo 9 sconfitte in casa.
“Infatti ringrazio sempre il pubblico perché io davvero non ho mai visto uno stadio così in vita mia, lo giuro. L’affetto dimostrato sabato a fine partita renderà stupende le mie prossime giornate. C’è stata solo una macchia in due anni quando quest’atmosfera si è rotta, cioè contro la Roma, e sono stato felice che siamo riusciti a ricucirla. Vede, quando prima di una partita arrivi col pullman e due ti fanno segno “vattene” con la mano o quando dietro la panchina c’è uno che ti urla “sei un fallito”, razionalmente lo sai che fa parte del gioco, e io ho vissuto di ben peggio, ma ci si sta male lo stesso. Dieci minuti e passa, d’accordo. Ma siamo esseri umani. Non è che siccome siamo pagati tanto dobbiamo essere indifferenti a tutto per contratto. Avere i soldi significa avere un problema in meno nella vita, tutti gli altri ce li hai. Bastassero quelli a farti felice, allora non leggeremmo di rockstar o divi del cinema depressi che addirittura arrivano a uccidersi. Gli insulti fanno male a tutti”.
E sul piano della comunicazione?
“Eh, ancora questa storia. Allora: io rosico da morire per non essere andati in Europa, sia ben chiaro. Non ci dormo la notte. Io sono uno che da calciatore aveva giocato solo per la salvezza e certi stadi non li aveva mai visti. Il settimo posto era il mio sogno. La Conference non è una coppetta, avrei dato di tutto per giocarla dopo due finali perse che ho ancora qui sul gozzo. La Conference, dico di più, è il vestito perfetto per il Bologna. Provare a vincerla deve essere il prossimo obiettivo. Figuratevi se io potevo mai pensare che il nostro campionato fosse ‘finito’ a Torino. Mi riferivo solo alle coppe che avevamo giocato fin lì, Champions ed Europa League. Mi dispiace che non mi si perdoni una frase. Ci sono rimasto male perché pensavo che mi conosceste abbastanza bene da non dubitare della mia buona fede e non equivocare quelle parole”.

Quelli che vincono
“Bravo. L’anno scorso qualsiasi cosa dicessi era tutto un bravo Vincenzo, così spontaneo e verace, sei uno di noi. Quest’anno invece comunicavo male: ma io sono sempre quello. Fosse per me abolirei le interviste dopo partita. Stanno tutti a vivisezionarti, voi non sapete cosa abbiamo dentro dopo aver perso. Ma non mi posso presentare insanguinato. Dice: eh, ma non sorride. Ma che c…zo c’è da sorridere se non vinci da due mesi!”.
Si sente ancora calciatore ogni tanto?
“No, ma sono stato calciatore e so le str… che si fanno. Essere stato allievo mi aiuta a essere un maestro migliore, a non fare ai calciatori quello che non sopportavo mi facessero gli allenatori. La mancanza di chiarezza, per esempio. Io parlo sempre ai giocatori prima che vengano loro a chiedermi qualcosa. Bisogna sempre spiegare le scelte. Io ho deciso che avrei fatto l’allenatore a 22 anni e ogni anno ne avrei voluto uno nuovo per rubargli qualcosa. Da Malesani ho preso l’abitudine di dare la formazione all’ultimo, per esempio. Lui la costruzione dal basso la insegnava 25 anni fa”.
Quante percentuali ci sono che lei rimanga a Bologna?
“C’è anche la possibilità che io non rimanga, non lo nego. Come sapete, ci vedremo con la società e parleremo”.
Il rischio è che rimanga qui solo perché c’è un contratto da rispettare: quali motivazioni potrebbe avere?
“Non scherziamo nemmeno. Io voglio tornare in Europa. Vivo per dare emozioni e felicità alla gente, come l’anno scorso. Il Bologna ha la giusta filosofia per programmare bene, ottimizzare tutto ed evitare qualche errore che abbiamo fatto per costruire una squadra in grado di tornare in Europa senza dover fare miracoli. Bologna ha aspettative e bisogna essere chiari coi tifosi”.