Italiano è come il primo Mazzarri ma sono passati 17 anni, il Napoli è cambiato
Oggi il club (ossia De Laurentiis) non avrebbe la forza di proteggere un allenatore alla Italiano. Il Napoli ha bisogno di un medico bravo ed esperto: meglio di Allegri in giro non ce n'è

Vincenzo Italiano, head coach of Bologna FC, is carried in triumph by his players during the Coppa Italia Final match between AC Milan and Bologna at Stadio Olimpico in Rome, Italy, on May 14, 2025. (Photo by Danilo Di Giovanni/NurPhoto) (Photo by Danilo Di Giovanni / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Il Napoli non può più uscire la sera, sperando di raccattare numeri di telefono e contatti Instagram. Il Napoli è in quella fase della propria vita in cui è un successo se tutti valori delle analisi sono nella norma. Non si possono più azzardare verso soluzioni seducenti e affascinanti, ma da proteggere, perché la maturità societaria e l’orizzonte temporale nel quale il Napoli si muove è ridotto rispetto alle altre società. Non può più fare voli pindarici perché come tutte le “grandi” del nostro calcio è ormai dipendente dai ricavi Champions. Per cui la dissertazione delle ultime ventiquattro ore non si porrebbe nemmeno. Il Napoli deve optare per la scelta il più conservativa possibile. Non per essere reazionari, ma oggi il Napoli una scelta come Iraola, oppure Italiano non può permettersela. Non può sostenerla. Non ci sono dirigenti in grado di supportare il tecnico giovane di turno.

Italiano avrebbe bisogno della protezione di De Laurentiis
Se nel Napoli Adl non ti parla, o non ti protegge, soprattutto in una fase di passaggio come quella attuale, sei abbastanza al buio. Per cui, anche questa peculiarità tutta del Napoli, è da tenere in conto. Ma non vale il rischio di provare a vedere che tenuta abbiano questi allenatori. Basta scorrere il curriculum di Vincenzo Italiano per capire, che oltre il valore reale della propria rosa non riesce ad andare. Con Fiorentina e Bologna, Vicienzo da Karlsruhe ha galleggiato tra il settimo e il nono posto, con due finali di Conference (perse) e una di Coppa Italia (vinta). Curriculum da allenatore di medio cabotaggio, per squadre di medio cabotaggio. Oggi Vincenzo Italiano è ciò che era Mazzarri (il primo Mazzarri) quando lasciò la Samp, e fu ingaggiato dal Napoli. Né più ne meno. Un allenatore di passaggio per una squadra e un ambiente che ormai in serie A tanto più di passaggio non sono.

Il Napoli per se stesso, deve scegliere il medico migliore, quello con più esperienza
Il Napoli undici anni fa, quando poteva ancora uscire la sera, era in grado di difendere i propri allenatori. De Laurentiis difese a spada tratta la scelta di Sarri per tutta l’estate. Sarri che tutto l’ambiente vedeva come un ridimensionamento rispetto a Benitez. E ci può stare direbbe lo stesso Rafa. Poi sappiamo come è andata a finire la storia. Certo allora era supportato da una società consapevole della propria dimensione e da una squadra forte composta da giocatori di grande caratura tecnica, reduci dal biennio di Benitez, che misero tutto a disposizione dell’allenatore affinché potesse esprimere al meglio il proprio modo di giocare al calcio. Il bel gioco è stato uno strumento (cit.), non può essere il fine ultimo. Chi anela il bel gioco fine a se stesso, non conosce il calcio. Non conosce lo sport. La frattura sarà sempre più netta perché la questione, escluso qualche recalcitrante allenatore da bar, è ormai generazionale. Il Napoli per se stesso, deve scegliere il medico migliore. Quello con maggiore esperienza. Quello che sa benissimo che cura e che modalità necessita il malato, dopo essere stato operato da quel luminare che è Antonio Conte. Il Napoli non può spaventarsi di essere impopolare. Ne va della propria stessa sopravvivenza, ricordiamo, ancora una volta, la dipendenza da introiti Champions, questo deve essere un mantra. Siamo ad un punto in cui purtroppo: non supereremo mai questa fase.

Allegri, a differenza di Conte, è un democratico
Una squadra che ha il futuro nelle proprie mani, saluta Spinazzola, saluta tutti quelli hanno dato lustro e onore alla squadra negli ultimi sei anni e riparte da zero. Con nuove idee, con nuovo slancio. Purtroppo il Napoli questo passaggio della propria parabola l’ha superata, e da tempo. Il Napoli ha bisogno di Max Allegri, più di quanto si pensi. La conferenza di domenica, tralasciando Antonio Conte, è stato un teaser, visto e rivisto mille volte, di ciò che sarà il Napoli nel prossimo futuro. Allegri a differenza di Conte è un democratico. Sarebbe l’uomo giusto per dare nuove motivazioni e ritmi meno incalzanti a un gruppo anagraficamente provato. Saprebbe schivare i fischi sul palco di Dimaro. E certamente non pretenderebbe clausole contrattuali sul silenzio (che è più leggenda che realtà applicabile). Il problema ambientale per Allegri non può spaventare. Il polso dell’ambiente va ascoltato, ma non va sempre assecondato. Conte allo stesso di Allegri era percepito, e lo è stato per tutta la sua permanenza a Napoli, come un intruso, come uno juventino. Ma la bravura e la grandezza si sono dimostrate nettamente superiori alle attese. Infinitamente più grandi degli inciuci cittadini.
Ci ricordiamo l’accoglienza a Spalletti
Le “stigmate” di Allegri, per l’ambiente napoletano, sono molteplici. Non prendendosi mai troppo sul serio Max riuscirebbe ad eludere le liturgie alla genovese della città. Seconda cosa: Allegri più di Conte era sulla panchina della Juve la famosa sera di Inter-Juve 2-3, quella dell’ammonizione di Pjanic. Altri milioni motivi ci sarebbero da elencare, ma la lettura dell’elenco telefonico annoia noi per primi. Questo tsunami contrario ricorda proprio quello del 2021 quando dopo la sciagura Gattuso (laziali vi siamo vicini), a Napoli erano in ballottaggio proprio Allegri e Spalletti. Alla fine la mancata Champions condusse all’arrivo di Lucianone. Sappiamo tutti come è andata poi a finire. Allegri è un grande medico. Capace anche di far vivere il degente bel oltre le più rosee previsioni.