Conferenza stampa surreale di Conte e De Laurentiis, elogio del passaggio di De Bruyne

Fabio e Raniero attraversano la fine del biennio contiano, i numeri di 22 anni di De Laurentiis, la generazione "sei-meno-meno" dei figli di Corona. A un certo punto entra anche Philip Roth, ma non chiedeteci come ci è finito lì.

Conferenza stampa surreale di Conte e De Laurentiis, elogio del passaggio di De Bruyne

Ni Napoli 24/05/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Udinese / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte

La realtà ha fatto irruzione nella stanza. La conferenza stampa è stata surreale, Conte ha salutato, qualcuno non ha voluto fare il giro di campo, un passaggio di De Bruyne è stato così bello da far male. A Napoli la realtà si porta sempre dietro qualcuno di poco raccomandabile, e il podcast Napolista di questa settimana è il tentativo di chiudere il biennio contiano camminando tra le righe di una stagione che ha vinto uno scudetto, perso un altro, mandato via un allenatore e fatto entrare Philip Roth in una conversazione di calcio. Non chiedeteci come.

I saluti di Conte (e qualcuno che non vuol fare il giro di campo)

Fabio e Raniero partono dal Maradona dell’ultima giornata. La conferenza stampa di addio di Antonio Conte al Napoli ha avuto quella qualità surreale che le grandi separazioni del calcio si portano dietro: parole misurate, sguardi sfuggenti, e quel dettaglio che a Napoli pesa più della tattica — il giro di campo. Qualcuno l’ha fatto. Qualcuno no. Ed è di quel “qualcuno no” che vale la pena parlare per mezz’ora di podcast.

Conte chiude un biennio in cui ha vinto lo scudetto al primo anno e si è giocato il secondo posto al secondo, lasciando una squadra che si è “messa a giocare a calcio” — come abbiamo scritto in queste pagine. Resta la frase più discussa della conferenza: “Le critiche sul gioco sono state decisive”, ammette il tecnico salentino — il pezzo del Napolista che analizzava esattamente questo punto ha portato quasi 1.300 click in due giorni. Nel podcast, Fabio e Raniero ragionano su quanto pesi davvero l’opinione del tifo bar — e quanto invece il vero motivo sia stato l’irrigidimento di una società che non gli ha dato il mercato che voleva.

E poi c’è il dato che la puntata ha messo nero su bianco: De Laurentiis è presidente del Napoli da 22 anni. Numeri pazzeschi, alcuni felici, altri meno: sotto la sua gestione il Napoli è risalito dalla Serie C, ha vinto due scudetti, ha avuto sei allenatori che hanno superato i 100 punti di media a stagione, ha pianto Maradona e ha visto andare via Cavani, Higuain, Osimhen, Lukaku, Kvaratskhelia, Conte. Ventidue anni che hanno fatto pesare l’addio di Conte come un’altra pagina di un libro che sembra non finire mai.

La cucina di De Bruyne, Philip Roth e la patente di Corona

Il passaggio di Kevin De Bruyne del 2-0 a Udine. Quell’esterno destro di prima intenzione che taglia in due la difesa friulana, palla visionaria che porta al sedicesimo gol stagionale di Hojlund. Quel tipo di palla che, dice Raniero nel podcast, “fa male”: perché ricorda quanto poche volte la Serie A vede passaggi così, e quanto Kevin De Bruyne — al secondo anno dell’avventura napoletana — sia ancora un alieno tra umani. Lo chiamano “la cucina di De Bruyne”, come quando un cuoco assembla un piatto con tre ingredienti minimi e tira fuori una meraviglia. Sa di cosa vuole, sa dove vuole arrivare, e ce lo porta in due secondi.

E poi, a un certo punto, entra Philip Roth. Non chiedeteci come. Succede in quelle puntate in cui si parla di “fine dei cicli” e a Fabio scappa una citazione del Lamento di Portnoy, e poi tutto rotola verso American Pastoral, e i conduttori si guardano e dicono: “Ma di calcio stavamo parlando?”. Sì, ma anche di letteratura, di padri e figli, di città che si perdono e si ritrovano. È una delle cose belle del podcast del Napolista: si parte da Conte e si finisce a Newark, New Jersey. Senza scuse.

L’altro filone della puntata è Fabrizio Corona, che — secondo le ultime cronache — ha perso la patente. Non scherziamo, è una notizia. Ma soprattutto, dice Fabio, è il prototipo di “una generazione sei-meno-meno”, come la chiamava il vecchio professore di liceo: quella di chi vive di sentenze e accuse e diffamazioni ricucite in fascicoli che ogni tanto fanno scalpore. La puntata recente in cui Fabrizio Corona ha fatto i nomi di calciatori del Napoli che gli avrebbero pagato per sputtanare Conte ha tenuto banco per giorni — il podcast la legge con una distanza ironica che fa molto bene.

Il prompt della settimana e Gilmour che rimane

Ogni puntata del podcast del Napolista ha il suo prompt della settimana — un esercizio narrativo che Fabio e Raniero si lanciano come ultima sfida. Questo si chiama “barbecue”. Sì, un barbecue. No, non possiamo dirvi di più. Ascoltatelo per credere.

In coda, il dato mercato che conta: Billy Gilmour rimane. Dopo i mesi di voci, anche le ultime righe di Tuttosport oggi confermano che lo scozzese del Brighton resta in lista, ma il Napoli non affonderà su di lui senza prima aver chiuso col nuovo allenatore. Allegri, Italiano, Thiago Motta (telefonata nel weekend), il misterioso “mister X” della Gazzetta: i nomi sono tanti, e il podcast di questa settimana è la mappa migliore per orientarsi nel casting.

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