Insigne fischiato e insultato a Pescara dopo la retrocessione: “Pagliaccio napoletano”

Tornato a Pescara a gennaio per salvare il club che lo aveva lanciato. È finita con la retrocessione in Serie C, i fischi a ogni tocco di palla nell'ultima partita contro lo Spezia e l'insulto «pagliaccio napoletano»

Insigne fischiato e insultato a Pescara dopo la retrocessione: “Pagliaccio napoletano”

Lorenzo Insigne of Delfino Pescara 1936 during the Serie BKT match between Pescara and Spezia at Stadio Adriatico Giovanni Cornacchia in Pescara, Italy, on May 8, 2026. (Photo by Marco Zac/NurPhoto) (Photo by Marco Zac / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

Lorenzo Insigne è in lacrime al fischio finale di Pescara-Spezia 1-1. Il Pescara retrocede in Serie C. L’uomo che era tornato a gennaio per salvare il club viene fischiato a ogni pallone toccato nell’ultimo quarto d’ora. Qualcuno gli urla “pagliaccio napoletano”.

La scena non sorprende chi ha seguito la carriera di Insigne dopo Napoli. Da quando ha lasciato la maglia azzurra, ogni capitolo è andato peggio del precedente.

È il finale più amaro possibile per l’ex capitano del Napoli, per l’uomo che per fortuna se n’era andato a Toronto (poi aveva ammesso che era stata la scelta sbagliata, ma non per il Napoli che prese Kvara e vinse lo scudetto) e che era tornato in Italia con la speranza di ritrovare sé stesso sul campo dove tutto era cominciato.

 

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Insigne e il rigore non tirato: la colpa che i tifosi non perdonano

La frattura tra Insigne e la curva del Pescara ha una data precisa: la penultima giornata, Pescara-Mantova. All’80’ il Pescara ottiene un rigore decisivo sullo 0-0, un pallone che vale la salvezza. Insigne, il re dei rigori al Napoli, l’uomo che ne ha segnati a decine in Serie A, non si presenta sul dischetto. Tira Russo, il portiere para. Il Pescara perde con un gol al 95′. Da quel momento, per i tifosi Insigne diventa il colpevole.

È una lettura ingiusta ma comprensibile nella logica distorta del calcio: il giocatore più importante della squadra non si è preso la responsabilità nel momento in cui serviva. Il fatto che Insigne possa aver avuto le sue ragioni — un problema fisico, un accordo con l’allenatore, qualsiasi cosa — non conta. La curva ragiona per simboli, e quel rigore non tirato è diventato il simbolo di una stagione fallimentare.

Pescara-Spezia 1-1: la retrocessione in Serie C

L’ultima giornata era una missione quasi impossibile: il Pescara doveva battere lo Spezia e sperare che il Bari perdesse in contemporanea. Faraoni porta avanti lo Spezia al 10′ con un diagonale da calcio d’angolo. Il Pescara pareggia con Artistico, ma non basta. Il Bari non perde, il Pescara chiude a 34 punti ed è matematicamente retrocesso in Lega Pro.

Entrambe le squadre scendono: Pescara e Spezia retrocedono insieme. All’Adriatico esplode la rabbia. La curva canta contro il presidente Sebastiani, i fischi investono i giocatori, e Insigne diventa il bersaglio principale. All’esterno dello stadio ci sono stati scontri tra ultras e polizia.

Insigne

La parabola di Insigne: da Napoli a Toronto al finale più amaro

La carriera di Lorenzo Insigne è una storia di scelte. Ha lasciato il Napoli nell’estate del 2022, quando lo stadio Maradona gli dedicò una cerimonia d’addio, per andare a Toronto. Lì ha vissuto quello che lui stesso ha definito un fallimento: Athletic lo ha descritto come uno dei più grandi flop della storia della MLS. Ha ammesso di non aver lasciato Napoli per soldi, e il rimpianto più grande resta non aver vinto lo scudetto con il Napoli, quello scudetto arrivato l’anno dopo la sua partenza.

Tornare a Pescara a 34 anni sembrava il cerchio che si chiudeva: il club che lo aveva formato, la Serie B, la possibilità di ritrovare il campo e la gioia. Alla prima da titolare segnò subito al Palermo, e per qualche settimana il sogno sembrò possibile. Ma il Pescara era già una nave che affondava, e neanche Insigne poteva salvarla.

Insigne

Il futuro di Insigne: cosa resta dopo Pescara

Insigne ha 35 anni e un contratto che lo legava al Pescara per la Serie B. La retrocessione in C cambia tutto: difficile immaginarlo in terza serie. La carriera potrebbe essere finita, o potrebbe trovare un’ultima chance in una squadra di B che creda ancora in lui. Ma la scena finale di Pescara-Spezia — le lacrime, i fischi, l’insulto — rischia di restare l’immagine con cui il calcio italiano lo congeda. E sarebbe profondamente ingiusto.

Insigne ha i suoi difetti: il carattere ondivago, la tendenza a sparire nelle partite che contano, quel rigore non tirato che pesa come un macigno. Ma è anche l’uomo che ha accettato la Serie B a 34 anni per provare a salvare il club che lo ha cresciuto. Non è uno che ha scelto la strada comoda. Ha sbagliato, certo.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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