Il Napoli è diventato una sorta di esercito della salvezza del pallone

Il Napoli è una mensa dei poveri sempre aperta. Ora ci tocca il supplizio delle dodici e trenta, l'orario del ragù domenicale. Hojlund in versione Atlante

Il Napoli è diventato una sorta di esercito della salvezza del pallone

Dc Napoli 18/04/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Lazio / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Vanja Milinkovic Savic

Il Napoli è diventato una sorta di esercito della salvezza del pallone, una mensa dei poveri sempre aperta che distribuisce gioie e punti a chiunque passi di lì, persino a un Bologna che si è presentato al Maradona col piglio del ladro di polli che vuol portar via l’osso e seppellirlo in giardino. Finisce con un rovescio che sa di beffa e di stanchezza, una di quelle partite che ti lasciano in bocca il sapore del caffè dimenticato sul fuoco: amaro e bruciato.

Si attendeva il rientro di Di Lorenzo come si attende la manna nel deserto, ma il capitano è apparso come quei turisti che, appena scesi dal treno dopo un lungo viaggio, faticano a ritrovare l’orientamento: inciampa nelle responsabilità sul gol di Bernardeschi e impacchetta un omaggio floreale in occasione del rigore, salvo poi cercare di farsi perdonare accorciando le distanze a fine primo tempo grazie alle sportellate di Re Rasmus.

Ora ci tocca giocare all’orario del ragù

Ora ci tocca il supplizio delle dodici e trenta, l’orario del ragù domenicale, per trovare questi benedetti tre punti necessari alla matematica Champions, dopo un primo tempo che è stato un harakiri puro, un suicidio rituale consumato sull’altare della distrazione.

Nella ripresa sono bastati dieci minuti per far rendere giustizia ai reali valori del campo, con un Hojlund versione Atlante che però tiene il mondo sulle spalle da solo da troppo tempo senza un cambio che sia uno, per tirarlo fuori quando proprio non respira più, ed un Alisson che è argento vivo e trova il pareggio. Ma proprio quando il sorpasso pareva scritto, il Napoli si è riscoperto sprecone, gettando al vento occasioni a ripetizione come coriandoli a carnevale, mentre il Bologna masticava i minuti e perdeva tempo sistematicamente, vivendo per un pareggio che pareva il loro unico orizzonte esistenziale.

Di Lorenzo forse andava cambiato

Nel recupero, invece, scende il buio: ancora Di Lorenzo — che forse andava cambiato — perde il filo del discorso e si fa portare via la palla in uscita, permettendo a Miranda di calciare verso una porta dove purtroppo abita un portiere che dà del tu al pallone quando lo ha tra i piedi, ma che sembra un estraneo quando si tratta di usare i guantoni tra i pali. La respinta è corta e sgraziata, proprio sui piedi di Rowe che realizza un gol da copertina e fa calare il sipario su questa recita amara.

È una stagione che deve finire al più presto, un calvario dove abbiamo dovuto resistere e sopportare ogni tempesta, e che proprio sull’ultimo, banale chilometro ci vede pagare dazio con un fiatone da corridore fumatore che, francamente, potevamo risparmiarci. Per carità, sino a domenica, spegnete radio e blog, lasciamo soli i commentatori tattici ed i cercatori di moduli e letture. Bisogna che ci si stropicci lo stomaco fino a domenica, e poi programmare per ripartire più forti.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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