Fabregas: “Zanetti deve portare rispetto, Nico Paz non giocherà nell’Inter”
In conferenza replica all'argentino: "Ci sono anche piccoli messaggi che non mi piacciono. Di Nico Paz può parlare il Como o il Real Madrid".

Mg Milano 18/02/2026 - campionato di calcio serie A / Milan-Como / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas
Il tecnico del Como, Cesc Fabregas, ha parlato in conferenza stampa in vista della sfida di domenica contro la Cremonese. Le sue parole riportate da Tmw:
“Dobbiamo fare una partita importante contro la cremonese, è la gara della stagione. Ne abbiamo giocate tante (ride, ndr). Come ha detto il mister Giampaolo, è crudele dire che ci sia l’obbligo di vincere. Chi non vince è un fallito. Ma sarà una partita bellissima, sarà la più emozionante tra tutte. Loro sono migliorati tanto con Giampaolo, lo rispetto tantissimo, ha più attaccamento emozionale di tutti. Alla fine vedremo il risultato. Chi farà meno errori e chi avrà le idee più chiare…”.
Le parole di Cesc Fabregas
Zanetti ha accostato Nico Paz all’Inter. Cosa c’è di vero sul suo futuro e sulle voci di mercato?
“Mi dispiace. Zanetti è stata una persona molto importante nel calcio, conosce bene le dinamiche, conosco bene Ausilio e Baccin, so che sono loro a prendere le decisioni. Alla fine Nico è un giocatore del Como al 50%, però è nostro. L’unica società che può dire qualcosa è il Real Madrid. Io so che Zanetti non lavora per il Madrid e il Como, allora bisogna portare rispetto. Ci sono anche piccoli messaggi che non mi piacciono. Se posso dire, la so sicuramente: Nico Paz non giocherà nell’Inter. O tornerà al Real Madrid o giocherà al Como l’anno prossimo. Si sta provando a vedere se può giocare o no domenica, ma meriterebbe di giocare, ci ha aiutato tantissimo. Poi siamo contenti con lui e vedremo che succederà in 4-5 settimane”.

Ci sono possibilità di vedere Nico Paz in campo nell’ultima di campionato, o non rischierete?
“Se è al 5% per giocare, giocherà. No, scherzo. Voglio spaventare Scaloni (ride, ndr). No, noi vogliamo giocare la partita con tutti al 100%, lui non è a questo punto, anche se si è allenato da solo e si sente un pochino meglio. Tra 24-48 ore il calciatore però si cura tantissimo, ci sono tanti miracoli tra fisioterapisti e non solo che una volta non c’era. Vediamo, non posso dire sì e no in questo momento, vediamo il giorno della partita”.
Fabregas su Smolcic e Douvikas
Su Smolcic:
“Smolcic è un soldato, l’ho detto tante volte. A me non ha sorpreso perché quando hai grandi disponibilità e se non giochi, sei triste o arrabbiato, ma lui nell’allenamento no. Mi ricordo la prima partita in casa con la Juventus, non mi aspettavo da lui una gara del genere. Valle anche è un giocatore molto simile per attitudine e atteggiamento. C’è Da Cunha, Vojvoda… sono molto fortunato. Abbiamo inserito gente che magari non ha il talento più grande ma che lotta per il nostro livello, per volare più alto di quanto la gente si aspetti. Si può fare con questa gente, non con chi ha fatto due gol e il giorno dopo abbassa il ritmo magari. Per questo valorizzo il percorso di tutti i giocatori. Sono molto contento di Smolcic, lo conoscevo e l’avevo studiato molto velocemente, non mi aspettavo un livello di stabilità così”.
Su Douvikas:
“Ci sono giocatori che fanno sempre prove da 7, mai 10, ma speriamo di rinnovare il contratto con lui anche molto velocemente. L’altro giocatore è Douvikas: la storia con lui è divertente, l’anno scorso ho messo 3 nomi a gennaio per alzare il livello e Tasos era tra questi. Siamo stati 3 ore a parlare con Suwarso, Osian Roberts e alle 19:30 è venuto e mi ha detto: “Douvikas viene qua”. Tutti quei duelli uomo a uomo, che perdeva la palla con i contropiedi… mi ricordo tantissime volte di giocate top, poi attaccava la profondità ma mancava di potenza. Malen ha svoltato la Roma ad esempio, io volevo un giocatore del genere. Per alzare il livello. Chi lavorava con lui al Celta non pensava che sarebbe arrivato dov’è oggi. Tasos ha iniziato bene la stagione, poi davanti a lui quasi ingiustamente c’era Morata. Ma quando entrava faceva gol, lavorava zitto e con tanto lavoro in palestra”.

Gestire un gruppo così giovane comporta anche dei passaggi a vuoto caratteriali. Come si controllano le emozioni in panchina?
“Penso che sia una crescita costante, è normale. Non è facile con tantissimi ragazzi così giovani. Anche io da allenatore, con le emozioni e cose nuove, non è la stessa cosa che essere dentro il campo. Devi gestire le emozioni. Dopo 5-10 anni sarò un altro tipo di allenatore e altro tipo di atteggiamento. Ramon l’hanno espulso contro il Genoa che voleva solo dribbling, Jesus Rodriguez è stato provocato da Terracciano e pum. Con una squadra di mezza età, di 28 anni, sanno gestire tutto ecco. Non devi parlare tanto, non devi investire tanto tempo, non devo avere tanta pazienza ma voglio vincere. Sapendo che i ragazzi ti faranno alti e bassi, è il nostro percorso, siamo meglio rispetto a inizio stagione. All’inizio con tanti giocatori nuovi chiedo molta aggressività, sono molto esigente nei dettagli. E quando si arriva forte puoi fare falli, ammonizioni e piano piano si sistema tutto. Adesso siamo qua e per quest’ultima partita cercheremo di fare meglio”.
Domenica giocherete senza il supporto del vostro pubblico a causa del divieto di trasferta: che idea si è fatto?
“Un peccato. Non ci saranno i nostri tifosi. Immagina che sia la nostra notte, che vada tutto bene, ma senza tifosi… non è giusto. Quattro anni fa quando siamo andati a Cremona in Serie B e c’era una partita importante, c’erano i tifosi e all’andata con la Cremonese non è successo niente. Adesso perché? Non c’è polizia? Non l’hanno detto nello specifico. Serve merito alla giustizia, un po’ di nostri sostenitori e tanti loro. Ma sembra che andiamo sempre indietro, non solo nel calcio italiano. Potete dirmi che non lo sono e vengo da fuori, ma io voglio che si migliori. Bisogna gestire le cose in una maniera diversa. Noi siamo abituati, abbiamo vinto e perso senza pubblico. Mi dispiace per la mia gente però”.
Cesc e il suo futuro: “Stiamo già programmando”
Cosa vede nel suo futuro qui e come sta procedendo la programmazione con la società?
“Tutti hanno un obiettivo, un’idea e una passione. L’altro giorno ho parlato con lo staff, per iniziare a programmare la prossima stagione. Questo è speciale perché pensiamo col ‘noi’. Non con l’io. Da fuori c’è tantissima gente che mi dice non abbia mai provato un’atmosfera simile. Valore della società, di Ludi… per me è fondamentale creare un gruppo. Mi arrivano lettere dei tifosi, ne ho lette 2-3 e per questo prima domenica mi hanno detto ‘grazie’. Prima di ogni cosa, prima della Cremonese. Non è per il risultato, ma per far crescere la società, i ragazzi e i bambini con la maglia del Como, cosa che non succedeva prima. Creando idoli. Penso che questa sia la cosa bella, è la cosa che mi piace di più. La linea tra vincere e perdere è sottilissima: da un lato sei top, dall’altro sei scarso. L’emozione della gente alla fine ti fa ricordare una cosa”.
Se dovesse scegliere una statistica o un dato che fotografa al meglio la vostra identità stagionale, quale indicherebbe?
“Difficile. La gente dice che siamo la seconda squadra che ha fatto più gol, tante cose offensivamente, ma abbiamo incassato 28 gol, 19 clean sheet e 21 in tutta la stagione. Abbiamo concesso 12 gol nella seconda parte di stagione, 6 gol contro l’Inter. Mi sembra un dato clamoroso, che non esiste. Mi sembra talmente bello, vero, di vederlo e guardarlo, che alle volte si sottovalutano le cose che si fanno”.