Conte, De Laurentiis e la fatica di Napoli a riconoscere i fuoriclasse
1-0 all'Udinese e secondo posto. Negli ultimi 14 campionati, il Napoli è arrivato due volte primo e cinque volte secondo. È il più forte Napoli della storia. Due anni fa, Conte era arrivato tra le macerie; va via con un secondo posto che suscita malumori da tastiera. Come se fossimo il Real Madrid

2XE9F65 Naples, Campania, Italy. 26th June, 2024. Aurelio De Laurentiis president of Napoli and Antonio Conte during the presentation of the new manager of SSC Napoli on June 26, 2024 in Naples, Italy. Photo by Nicola Ianuale / Alamy Live News
Il Napoli ha concluso il campionato con una vittoria. Uno a zero all’Udinese e secondo posto. È la quinta volta che è accaduto nell’era De Laurentiis: due scudetti e cinque secondi posti negli ultimi quattordici campionati. Non era mai successo nella storia del Napoli. La logica conclusione è che quello di De Laurentiis è il più forte Napoli di tutti i tempi. Manca un trofeo europeo, è vero. È anche la prima volta – con De Laurentiis – che il Napoli arriva secondo subito dopo lo scudetto. È un altro considerevole miglioramento. Il primo successo lasciò storditi e ubriachi tutti. Questa volta c’è stata una perfetta gestione della vittoria.
Persino De Bruyne vuole partecipare all’addio e regala un assist sontuoso
Tanti meriti – di questo e non solo – vanno certamente ad Antonio Conte. Oggi, per omaggiare il probabile addio del tecnico, è tornato in cattedra persino Kevin De Bruyne che si è esibito nella specialità della casa: il passaggio filtrante col contagiri. Come contro lo Sporting Lisbona. E ancora una volta il destinatario è stato Hojlund. Il danese ha confermato che gioca meglio quando viene lanciato in profondità. Se poi a innescarlo è De Bruyne, il gioco è fatto. I piedi del belga ovviamente non si discutono ma quest’anno si sono visti troppo poco. Chissà se rimarrà la prossima stagione.
Altri due infortuni, entrambi di natura muscolare. Prima Alisson e poi Lobotka. Servirà a dare fiato ai trombettieri anti-Conte che hanno sempre individuato nei suoi metodi di allenamento la ragione di tutti questi stop. Una menzione per Meret: anche oggi un’ottima parata. Ha giocato troppo poco, non c’è alcun dubbio.
Le verità di Conte e Velasco
Veniamo ad Antonio Conte. Il protagonista del giorno è stato ovviamente lui. Prima della gara ha dichiarato: “È stato un campionato in cui sono state fatte cose importanti, forse troppo sottovalutate”. È anche responsabilità del tecnico salentino se oggi a Napoli si respira un’aria da Real Madrid. Il secondo posto è una delusione. E poco ci è mancato che scattasse la panolada per il presunto gioco brutto.
Sul bel gioco e sull’estetica, per fortuna si è espresso Julio Velasco che possiamo considerare la Cassazione: “Io credo che noi allenatori dobbiamo essere molto pragmatici. Se pensiamo che possiamo vincere con un certo tipo di gioco, noi dobbiamo applicare quel tipo di gioco. Ma sennò no. Il modo di giocare non può essere una ideologia, deve essere uno strumento”. E tanti saluti a una narrazione surreale che ormai ha stravinto e che non c’entra niente con lo sport.
Conte era arrivato tra le macerie, oggi il secondo posto suscita malumori
Conte era arrivato a Napoli dopo un disastro e va via con uno scudetto e un malumore da tastiera per il secondo posto. Ha stravolto la prospettiva della città. Può ritenersi soddisfatto. Più che soddisfatto. Così come De Laurentiis che nel 2004 ha investito 16 milioni nel Napoli e ventidue anni dopo gli hanno offerto due miliardi per la sua azienda. Anche lui per anni bersaglio di assurde polemiche. È incredibile quanta fatica si faccia a Napoli a riconoscere i fuoriclasse e ad apprezzarne il lavoro. Del resto ricordiamo nitidamente anche i fischi a Maradona.
Questo è. È la nostra natura. Bisogna rassegnarsi.