Arbeloa cerca la talpa nello spogliatoio del Real Madrid

In conferenza ancora con una fastidiosa retorica sullo spogliatoio-monastero: "Trovo sleale che sia trapelata la lite tra Tchouameni e Valverde, ciò che succede nello spogliatoio deve restare dentro". Dimentica che il mestiere del giornalista non è difendere o proteggere ma raccontare

Arbeloa cerca la talpa nello spogliatoio del Real Madrid

Pre Madrid 25/02/2026 - Champions League / Real Madrid-Benfica / foto Pressinphoto/Image Sport nella foto: Alvaro Arbeloa

Arbeloa pare aver scelto il problema più comodo da indicare. Nella conferenza stampa alla vigilia del Clásico, l’allenatore del Real Madrid ha parlato delle fughe di notizie dallo spogliatoio come di un “tradimento” del club, dello stemma, della maglia. Ha usato parole pesanti: slealtà, tradimento, cose che devono restare dentro. Ma è questo il punto o la lite in sé tra Valverde e Tchouameni? Non è assurdo che un giornalista venga a sapere qualcosa che accade nello spogliatoio del Real Madrid. È il suo lavoro. Se la notizia è vera, se Valverde e Tchouaméni hanno litigato, se c’è stata tensione, se qualcuno ha raccontato un fatto reale, il problema non è chi lo ha scoperto. Il problema è che quel fatto sia accaduto.

È qui che il discorso di Arbeloa sembra capovolgere le priorità. Lui si preoccupa dello “snitch” (direbbero i giovani d’oggi), dell’infiltrato, della talpa, della crepa comunicativa. Ma dovrebbe preoccuparsi prima della crepa sportiva, tecnica, umana. Dovrebbe chiedersi perché dentro lo spogliatoio del Real Madrid, alla vigilia di una partita enorme e dentro una stagione già fallimentare, due giocatori arrivino a uno scontro tale. Ed ecco che riappare l’ombra di Mourinho sotto cui siamo sicuri mai sarebbe successo questo.

Arbeloa e il tradimento dello spogliatoio del Real Madrid

Tchouaméni Valverde

Come puoi spiegare quello che è successo negli ultimi giorni?

“Ho due cose da dire. Primo, sono molto orgoglioso della risolutezza, della rapidità e della trasparenza del club. Secondo, il fatto che i giocatori abbiano riconosciuto il loro errore, espresso rammarico e chiesto scusa. Questo mi basta. Quello che non farò è crocifiggerli pubblicamente, perché non se lo meritano. Non dopo quello che mi hanno dimostrato in questi ultimi quattro mesi e anni. […] Valverde e Tchouameni meritano che andiamo avanti, che diamo loro la possibilità di continuare a lottare per questo club. Sono molto orgoglioso di loro. Non permetterò che questo venga usato per mettere in discussione la loro professionalità: è una bugia che non siano professionali, che mi abbiano mancato di rispetto… è assolutamente falso […]”

È tutto così esagerato come sembra?

“Un mio compagno di squadra ne ha colpito un altro con una mazza da golf. Per me, la cosa più importante è che ciò che accade nello spogliatoio debba rimanere nello spogliatoio. L’incidente è stato solo sfortuna. E la questione deve essere chiusa.”

Pensi che sia ingiusto che certe cose vengano divulgate?

“Lo ripeto, perché forse non sono stato molto chiaro: far trapelare cose accadute nello spogliatoio mi sembra un tradimento nei confronti del Real Madrid. Di questo stemma. Una slealtà.”

Ma gli spogliatoi non sono monasteri. Sono luoghi fatti di persone. Che parlano. Che hanno rapporti. Diamo tregua a questa retorica del luogo sacro. I giornalisti lavorano esattamente per entrare nelle zone opache, per capire ciò che i club non vogliono dire, per trovare notizie. Quando le inventano, sbagliano. Quando le trovano e sono vere, hanno fatto bene il loro mestiere. Non stanno tradendo il Real Madrid: stanno raccontando il Real Madrid.

La mazza da golf e la retorica del luogo sacro

Poi racconta che un suo compagno una volta colpì un altro con una mazza da golf, come a dire che negli spogliatoi succede di tutto e che non bisogna scandalizzarsi. Ma il Real Madrid non è un gruppo di amici al calcetto. È il Real Madrid. Fermo restando che l’ambiente è matto a criticare la squadra più importante della storia sol perché è senza trofei da due anni. Due anni non venti.

Arbeloa: non posso controllare tutto

Non poteva mettere fine alla rivalità che già esisteva tra Valverde e Tchouameni?

“Non ho il mio ufficio nello spogliatoio del Real Madrid. Vorrei poter essere responsabile di tutto ciò che accade e avere il controllo su tutto. Se la conseguenza di questa situazione è che l’allenatore avrebbe dovuto fermare tutto questo… lo accetto. Non è una situazione piacevole, dovrebbe servire da esempio per tutti, e questo è tutto. Dobbiamo voltare pagina, imparare da questo errore e non dimenticare che domani c’è la partita Barcellona-Real Madrid.”

Cosa succede negli spogliatoi ha qualche relazione con quello che succede in campo?

“Non capisco bene la domanda. Non lo so. Ci sono state molte critiche sul fatto che non abbiamo parlato abbastanza di calcio, di aspetti tattici. Da quando sono qui, ho insistito molto su questo aspetto e, sebbene quello che ho detto la settimana scorsa abbia attirato molta attenzione, è ciò che il Real Madrid ha sempre rappresentato: impegno, cameratismo, ambizione, passione… e questo deve essere dimostrato in ogni momento. Non ci sono scuse per noi, come squadra, per non dimostrarlo. Poi, tatticamente, ci saranno cose da migliorare. Ma questo non dovrebbe mai mancare al Real Madrid.”

Real Madrid, il problema è la leadership

Il punto sarebbe ammettere che il Real Madrid ha un problema interno. Un problema forse di leadership (e torniamo a Mourinho). La slealtà, semmai, è pretendere che il giornalismo faccia il portiere dello spogliatoio.

29 anni, insegnante di lettere e latino al liceo, giornalista pubblicista dal 2022.

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