Mourinho è l’uomo che serve al Real Madrid, dove allenare è governare

Ne scrive A Bola. "Mourinho e il Real Madrid: un generale per ristabilire l’ordine e portare a termine ciò che era rimasto incompiuto. Nel 2010 José Mourinho era all’apice della sua carriera. Aveva guidato l’Inter a uno storico Triplete, coronato dall’eliminazione del Barcellona in semifinale di Champions League. Aveva detto: 'Io sono José, coi miei pregi e coi miei difetti'." Oggi Florentino ha bisogno della sua autorità

Mourinho è l’uomo che serve al Real Madrid, dove allenare è governare

Roma 07/01/2024 - campionato di calcio serie A / Roma-Atalanta / foto Image Sport nella foto: Jose’ Mourinho

Una squadra come il Real Madrid, forse, ha più bisogno di essere governata che allenata. È una questione atavica. Tanti campioni – lo diceva anche Bale – vanno solo messi insieme senza troppe informazioni. Con Zidane il Real faceva 15 minuti di tattica. Ovviamente non si parla nel senso banale per cui le idee tattiche non contino, ma nel senso molto più madridista per cui, dentro uno spogliatoio così, l’idea viene sempre dopo la gestione del potere. Il Real è da sempre un ecosistema di campioni, gerarchie, ego, pressioni, simboli e consuetudini interne. È proprio diverso allenare Mbappé, Vinicius, Rodrygo, Valverde tutti insieme. Per questo profili come Xabi Alonso, Arbeloa o chiunque venga scelto in nome di un progetto tecnico molto riconoscibile rischiano di sembrare, almeno all’inizio, più allenatori che governanti.

Zidane per esempio ha funzionato perché parlava la lingua dei campioni. Non doveva spiegare troppo, non doveva convincere nessuno di essere stato grande: lo era già stato più di quasi tutti. Ancelotti, in modo diverso, ha funzionato per la stessa ragione: non imponeva una rivoluzione, non chiedeva al Real di diventare altro da sé, ma sapeva amministrarne il talento. Raffreddava pure le tensioni che c’erano nello spogliatoio, che oggi, guardacaso, ritornano. Lasciava di fatto molta libertà.

ancelotti

Dentro questo ragionamento si capisce perché il nome di Mourinho torni ad avere un senso. Non perché sia l’allenatore più moderno, né perché rappresenti una novità tattica, ma perché è un uomo d’ordine. E Perez ha bisogno di questo ora. Ne scrivono dal Portogallo (A Bola ndr). Il Real Madrid può anche innamorarsi ciclicamente dell’idea dell’allenatore giovane, ma quando l’autorità tecnica non viene riconosciuta fino in fondo, il club torna sempre alla sua esigenza primaria: qualcuno che sappia gestire il potere.

 

Mourinho può tornare al Real perché Perez ha bisogno della sua autorità nello spogliatoio

A Bola scrive che José Mourinho potrebbe tornare al Real Madrid come un generale chiamato a ristabilire l’ordine e a portare a termine ciò che, nella sua prima esperienza madrilena, era rimasto incompiuto. Secondo il quotidiano portoghese, l’allenatore è vicino a lasciare il Benfica per tornare sulla panchina del club spagnolo, dove il suo primo ciclo ha cambiato il calcio spagnolo e ha lasciato un ricordo così forte da spiegare, almeno in parte, l’ipotesi del suo ritorno.

Il giornale ricorda che nel 2010 Mourinho era all’apice della carriera. Aveva appena guidato l’Inter a uno storico Triplete, completato anche dall’eliminazione del Barcellona in semifinale di Champions League, in una partita di ritorno giocata per oltre un’ora in inferiorità numerica al Camp Nou. Il passo successivo fu il Real Madrid. Alla presentazione, Mourinho pronunciò due frasi destinate a segnare il suo arrivo: «Io sono José Mourinho, con tutti i miei pregi e difetti» e «Non sento una pressione diversa per il fatto di essere al Real Madrid». Da lì, scrive A Bola, cominciarono tre anni memorabili, nel bene e nel male, una storia che ora potrebbe avere un seguito, visto che la sua partenza dal Benfica a fine stagione appare ormai molto probabile.

Mourinho

A Bola sottolinea poi il peso della rivalità con il Barcellona e con Guardiola:

“La prima stagione di Mourinho al Real Madrid è ricordata per i quattro Clásico giocati in 17 giorni: un pareggio per 1-1 in Liga; una vittoria per 1-0 del Real Madrid nella finale di Copa del Rey, con un gol di Cristiano Ronaldo, che regalò a Mourinho il suo primo trofeo in Spagna; e altre due partite nelle semifinali di Champions League, una sfida che il Barça vinse con un risultato complessivo di 3-1 prima di aggiudicarsi il trofeo.

Queste ultime tre partite sono state caratterizzate dall’aggressività della squadra di Mourinho, che ha commesso 29 falli nella finale di Coppa e 30 nella gara di ritorno della semifinale di Champions League. Nella partita d’andata, Pepe è stato espulso per un fallo su Dani Alves, e anche Mourinho è stato espulso per proteste che sono andate oltre il campo. «Se dicessi quello che penso dell’arbitro e della Uefa, la mia carriera finirebbe oggi», ha dichiarato Mourinho dopo la partita d’andata, persa per 0-2″.

neologismi del calcio

Il primo Clásico di Mourinho, ricorda A Bola, fu memorabile per le ragioni peggiori. Il Real arrivava imbattuto nelle prime 19 partite stagionali, ma al Camp Nou fu travolto 5-0 dal Barcellona, che balzò al primo posto in Liga e non lo lasciò più. Quel Real Madrid fu magnifico. Vinse la Liga segnando 121 gol, record ancora oggi nel campionato spagnolo, e arrivò a 100 punti, diventando la prima squadra dei cinque principali campionati europei a riuscirci. In tutta la stagione segnò 174 gol, 60 dei quali firmati da Cristiano Ronaldo

Mourinho potrebbe quindi tornare a Madrid in una situazione simile a quella trovata nel 2010: una squadra piena di talento, ma già abituata a vedere il Barcellona prendersi le vittorie più importanti. Non sarebbe una missione facile. Il suo primo ciclo al Real non fu perfetto, ma regalò momenti memorabili e riportò il club ai vertici del calcio spagnolo, pur lasciandolo ancora ai margini della Champions League.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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