Arbeloa parla già da ex del Real Madrid

Le parole del tecnico sanno di resa. Arbeloa difende il gruppo e assicura che ai Blancos non serve smantellare la rosa per tornare al successo: la vera rivoluzione da fare a Madrid, in fondo, è solo quella in panchina.

Arbeloa parla già da ex del Real Madrid

Pre Madrid 25/02/2026 - Champions League / Real Madrid-Benfica / foto Pressinphoto/Image Sport nella foto: Alvaro Arbeloa

C’è un momento preciso nella parabola di un allenatore in bilico in cui le conferenze stampa smettono di essere un’analisi tecnica e diventano un testamento aziendale. È esattamente quello che è successo qualche giorno fa ad Alvaro Arbeloa. Chiamato in corsa per raddrizzare la barca del Real Madrid, si ritrova a commentare il vuoto spinto: zero titoli (salvo miracoli) in una piazza dove chiudere un anno a mani vuote è considerato un lutto nazionale, figuriamoci due.

Eppure, ad ascoltarlo, sembra che la colpa sia del destino cinico e baro, o della sfortuna. Arbeloa ha parlato con i toni pacati di chi sa già di avere gli scatoloni pronti nell’ufficio di Valdebebas, rifugiandosi nel più classico dei manuali del perfetto precario:

“Sono madridista, ma sono l’allenatore del Real ed è una decisione che non mi compete. Non mi preoccupa il mio futuro, ma solo queste sette partite… Sono decisioni che spettano al club”.

Traduzione dal politichese calcistico: so che Florentino Pérez sta già sfogliando la margherita per il mio successore.

L’impressione, netta e spietata, è che Arbeloa non sia semplicemente all’altezza di quel palcoscenico. Essere un grande madridista non equivale a saper gestire uno spogliatoio dove convivono ego grandi come multinazionali (da Mbappé a Vinicius, passando per Bellingham). Ha traghettato la squadra nel mare in tempesta, ma senza mai dare l’idea di avere davvero in mano il timone.

Si difende dietro la retorica del soldato devoto:

“Ho fatto in ogni momento ciò che ritenevo giusto e non ho mai messo la mia figura davanti al club”.

Frase nobilissima, per carità. Ma al Bernabéu la nobiltà d’animo non riempie la sala trofei.

Il capolavoro di scollamento dalla realtà, però, arriva quando gli chiedono del futuro della squadra. Dopo un fallimento su tutta la linea, Arbeloa si traveste da pompiere:

“Non credo che serva una rivoluzione per poter lottare per i titoli. Torneremo a lottare per vincere”.

Ha ragione lui: non serve smantellare una rosa che gronda talento da ogni poro. Non serve cacciare i campioni o rifondare il progetto tecnico. Per tornare a vincere, al Real Madrid, basta una mossa molto più semplice: assumere un allenatore vero, mettendo fine a questo costoso e doloroso praticantato.

Studente di ingegneria informatica, curioso e determinato, con una forte voglia di imparare e mettersi alla prova. Appassionato di tecnologia, sport e lettura, unisco studio, allenamento e progetti personali con l’obiettivo di crescere sia professionalmente che umanamente.

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