A Conte 8 milioni non bastavano per sopportare qualche critica degli opinionisti di Napoli?
Se a Napoli rivesti un ruolo pubblico, qualche pernacchia devi metterla in conto. Napoli non è mai stata compatta se non in quattro giornate passate alla storia, evidentemente non gliel'avevano spiegato.

Ni Napoli 24/05/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Udinese / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte
Niente, c’è poco da fare: le separazioni da Napoli non possono che essere conflittuali. Che si tratti di un napoletano in partenza per cercare fortuna altrove o di un non napoletano che viene a lavorare a Napoli (cosa molto più rara), i saluti sono sempre carichi di rancori, rimpianti, accuse. Poi magari con il tempo, con la nostalgia…
Conte è sembrato Jep Gambardella: il potere di far fallire le feste
Ma nel caso di Antonio Conte c’erano 8 milioni di motivi (più uno scudetto e una supercoppa) per sperare che non finisse così. Invece. E dire che De Laurentiis ci ha anche provato a disinnescare la vis polemica dell’allenatore. Ma lui è andato dritto per la sua strada, pensando di togliersi sassolini da entrambe le scarpe, ottenendo però solo il risultato di “intossicare” (‘ntussecà) la serata anche a chi lo ha sempre difeso. Ci viene in mente il Jep Gambardella de “La grande bellezza”: “Io non volevo solo partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire”.

Possibile che un allenatore della caratura e del palmares di Conte reagisca così alle “stroppole” di qualche pseudo opinionista delle tv private o di qualche leone da tastiera? Cosa è scattato nella testa di uno degli uomini di calcio più rispettati e più temuti dagli avversari e dalla stampa nazionale? Un ingaggio annuale da 8 milioni di euro non basta per permettergli di sopportare questo tipo di pressione?
Anche Maradona fu travolto da accuse e pettegolezzi
Conte ha anche detto – peccando in questo caso di grande presunzione – che l’unica cosa in cui ha fallito è stata “non essere riuscito a compattare l’ambiente Napoli”. Ma forse questa impresa è riuscita – e involontariamente – solo all’occupazione nazifascista e per appena 4 giornate del settembre del 1943, provocando una ribellione liberatoria non a caso entrata nei libri di storia. Anche Maradona, santificato dopo la morte, a suo tempo fu travolto da accuse, veleni, pettegolezzi che lo costrinsero a scappare da Napoli. E non c’erano ancora i social network.
Perché allora pretendere di cambiare Napoli quando Napoli gli ha semplicemente chiesto di fare il suo lavoro e cioè portare altre vittorie e altre occasioni di festa? In questo Conte non ha fallito e bisogna ringraziarlo. Per il resto bastava che qualcuno gli consigliasse di vedere “No grazie il caffè mi rende nervoso”, film con Lello Arena e Massimo Troisi del 1982, per capire che “compattare” Napoli è complicato almeno quanto convincere Trump a rispettare le regole della democrazia. Sarebbe, soprattutto nell’era degli algoritmi e delle polarizzazioni, un’impresa da Nobel per la pace.

L’essere permaloso è uno dei pochi ma evidente difetti del tecnico
L’essere permaloso, si sa, è uno dei (pochi ma evidenti) difetti dí Antonio Conte. Eppure se rivesti un ruolo pubblico a Napoli non puoi non mettere in conto di ricevere qualche pernacchia (ritenuta quasi un’arte sacra) anche se non la meriti. È successo a tutti: re, viceré, principi, rivoluzionari, sindaci e presidenti della Regione che si credevano invincibili. Figuriamoci se non poteva capitare a un allenatore di pallone…
P.s. Nel contratto del prossimo mister, per evitare altri sgradevoli equivoci, sarebbe il caso di inserire una clausola: limitarsi a vincere le partite di campionato e Champions League; tutto il resto è noia. E tempo sprecato.