Quando Malagò diceva che i presidenti di Serie A sono “delinquenti veri”. Ora sono la sua base elettorale
E ora che è in tour per le consultazioni per la presidenza Figc nessuno gli chiede del buco lasciato alla fondazione Milano-Cortina

Db Milano 24/11/2023 - Lombardia 2023 World Summit / foto Image nella foto: Giovanni Malago’
I presidenti di serie A? “Dei delinquenti veri”. Così andava dicendo al telefono Giovanni Malagò, di quelli che oggi, quattro anni dopo, sono la sua base elettorale per diventare Presidente della Federcalcio. Lo intercettarono mentre ne parlava con un manager di Sky che all’epoca non aveva alcun incarico operativo in Italia. Repubblica pubblicò gli estratti delle trascrizioni. In Italia le offese (il reato di diffamazione) vanno in prescrizione dopo 6 anni, deve stare attento.
In quella telefonata Malagò disse anche: “Come ha detto Greco (ndr, Francesco, ex procuratore capo di Milano), è un’organizzazione di diritto privato… perché altrimenti li arrestavano tutti perché li avevano trovati colpevoli di corruzione sei anni fa con noi…“. Preziosi, l’ex presidente del Genoa? “Un vero pregiudicato”. E il presidente della Lazio Claudio Lotito? Il capo. “E i nostri amici, Juventus e Roma, sono colpevoli quanto lui. Perché alla fine o per un motivo o per un altro, hanno rinunciato a lottare o lo hanno assecondato e sono diventati complici delle sue avventure…”.
Oggi che l’ex Presidente del Coni è in pieno tour-consultazioni tra le famigerate “componenti” per raccogliere voti, la Serie A dei “delinquenti” lo appoggia quasi all’unanimità. Anzi, per citare il presidente della Simonelli: “Le squadre con Malagò, da diciannove, sono passate almeno a diciannove e mezzo”. “Diciannove e tre quarti…”, aggiunge Malagò. Dovrebbero essere tre quarti della Lazio del “capo” Lotito. Che faccio signora, lascio?
Lega Serie A, l’annuncio di Simonelli: “Le squadre con Malagò sono diventate almeno 19 e mezzo”
Malagò: “E tre quarti”
Il Verona era già passato con Malagò la settimana scorsa, l’unica contraria era la Lazio. Era…@fcin1908it pic.twitter.com/aLt00R9SZQ
— Daniele Mari (@marifcinter) April 20, 2026
Va da sé il passato, anche e soprattutto nella politica sportiva, è un tempo mortale: va riconiugato sempre al presente, il tempo dell’opportunità. Governano gli spiragli, le aperture. Altrimenti non sarebbe accettabile nemmeno la candidatura parallela di Giancarlo Abete, protagonista di un’altra crisi Nazionale evidentemente bonificata dalla storia. Va così.
Altrettanto nessuno in queste ore si arrischia a chiedere conto a Malagò del poco-presunto buco da circa 310 milioni di euro che risulterebbe nel bilancio della fondazione Milano-Cortina dopo le Olimpiadi invernali: 230 milioni di costi extra e 80 milioni di ricavi mancati. Presidente della suddetta fondazione: Giovanni Malagò. Il top manager d’esperienza che dovrebbe risollevare il calcio italiano dalla crisi. C’è della coerenza in tutto ciò.