Perché la Bosnia ha un fenomeno come Alajbegovic e noi al massimo Politano? (Gramellini)

Sul Corsera: È l'anno nero di Bastoni, un allenatore scaramantico non lo avrebbe fatto giocare

Politano

Mg Bergamo 26/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Italia-Irlanda del Nord / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Matteo Politano

LìItalia è di nuovo fuori dai mondiali. Un dato di fatto su cui c’è poco da discutere, solo da rammaricarsi e soffrire.  Massimo Gramelli sulla sua rubrica sul Corriere della Sera concorda col Napolista sull’episodio chiave della gara che ruota intorno all’espulsione di Bastoni. Ma la vera provocazione è su Politano.

“Fuori ai rigori, e magari ci fosse un Baggio con cui prendersela. Qui al limite c’è Cristante, ma che cosa vuoi mai dire a Cristante, povera anima? Fuori dai Mondiali per la terza volta di fila e non esistono più nemmeno la rabbia e lo stupore di otto e quattro anni fa: solo rassegnazione e sconforto, solo le lacrime strazianti di Gattuso. Siamo passati in vantaggio grazie a una papera del portiere avversario: lo schema che ci riesce meglio. Poi la partita è girata intorno a un intervento kamikaze di Bastoni — questo è il suo anno nero, un allenatore scaramantico non lo avrebbe fatto giocare — che ci ha costretti all’inferiorità numerica. C’erano tutte le premesse per un’impresa epica, o per un’ altrettanto epica fregatura, quale in effetti poi è stata: l’infinito Donnarumma che si allungava come il portiere del subbuteo, i nostri contropiedisti che anziché alla porta miravano ai balconi delle case circostanti. E noi, davanti al televisore, a porci interrogativi esistenziali: perché la Bosnia, con appena 3 milioni di abitanti, ha un fenomeno come Alajbegovic e noi con 60 milioni riusciamo a produrre al massimo Politano?

Adesso diranno che non si poteva fare di più, o che non si poteva fare niente. Non salteranno teste, se non forse quella dell’incolpevole Gattuso. E intanto i nostri adolescenti saranno la prima generazione di italiani a crescere senza la memoria di un’estate trascorsa a tifare la Nazionale. Guarderanno Sinner e Antonelli, ma non è la stessa cosa”.

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