Ormai i gol te li spoilera 30 secondi prima il vicino, ma è a suo modo un momento poetico
Per El Paìs "c'è qualcosa di lirico nel suono di una città che si dilania per un gol. Un clamore unanime e viscerale come il canto di un branco di balene, un ruggito monotono"

La coda a ferro di cavallo per visitare lo stadio Maradona nella giornata del Fai
Ormai è una sensazione del calcio moderno, multipiattaforma (anzi, multi-connessione): i gol spoilerati dagli allucchi, le urla del vicino che ha la fortuna di arrivarci prima di te. Però attenzione, anche questo nuovo contesto può essere a suo modo “poetico”, addirittura “lirico”. Almeno così scrive Lucia Taboada sul Paìs.
“È un inconveniente che ho imparato ad apprezzare perché gli esseri umani sono così contorti; ci abituiamo a qualsiasi sventura se riusciamo a trovarvi un lato anche solo lontanamente poetico. Nel mio caso, ho scoperto un vago piacere nell’ascoltare i miei vicini esultare per i gol prima ancora di vederli. Probabilmente perché in quel minuscolo intervallo, tutta l’immaginazione può trovare spazio; il gol potrebbe essere segnato da chiunque”.
“La verità è che c’è qualcosa di lirico nel suono di una città che si dilania durante i gol di partite importanti; quando si sente un clamore unanime e viscerale come il canto di un branco di balene, un ruggito monotono, un suono fragoroso che non proviene da una direzione precisa, che sembra quasi emergere dall’asfalto stesso, arrampicandosi sulle facciate fino a sfondare porte e muri”.
“Solo in momenti eccezionali, come un gol decisivo in una partita a eliminazione diretta, una finale o magari una grande manifestazione, la città riesce a trasformarsi in quell’immensa cassa di risonanza, come un gigantesco strumento a fiato. Sono questi gli unici momenti in cui le nostre individualità si fondono in un unico segnale acustico così potente da far letteralmente tremare la terra”.
“Ho talmente integrato questi segnali sonori tipici del calcio nella mia routine che un mese fa mi è successa una cosa davvero assurda al Balaídos. Quando il Celta ha segnato un gol contro il Real Madrid, sono rimasto immobile sul sedile per qualche microsecondo, in attesa di quel ritardo nel segnale rispetto alla realtà. Per pura abitudine, ho aspettato che la città mi anticipasse nei festeggiamenti fuori dallo stadio. Il calcio moderno ci ha talmente condizionati che non ci fidiamo più dei nostri occhi se non c’è una conferma esterna di ciò che sta accadendo”.










