Merlo difende i calciatori: non sono più sporcaccioni degli avvocati, solo meno nascosti

Rispondendo ad un lettore su Repubblica sul caso escort ricorda che Berlusconi aveva capito tutto quando promise ai calciatori del Monza un pullman di troie

Merlo difende i calciatori: non sono più sporcaccioni degli avvocati, solo meno nascosti

Un lettore di Repubblica scrive a Francesco Merlo ponendo la domanda che in questi giorni si fanno in molti: i calciatori sono per natura più sporcaccioni di avvocati e giornalisti? Sessantaquattro nomi di Serie A nelle intercettazioni dell’inchiesta milanese sull’agenzia Ma.De, tremila euro a serata per una escort. La risposta di Merlo è netta, e sposta il bersaglio.

“No, scrive. Gli uomini che il lettore chiama sporcaccioni “sono tanti, a giudicare dall’offerta di sesso a pagamento”, e non esiste una professione maschile che frequenti le escort più di altre. I calciatori coinvolti, riconosce Merlo, “sono ricchi, giovani, atletici e probabilmente sono al tempo stesso più rozzi ma più “sani” e meno nascosti e contorti di professori o manager”. E ricorda Berlusconi, che promise ai calciatori del Monza un pullman di troie in caso di vittoria contro Juve o Milan: un video che è ancora online e che racconta meglio di qualsiasi inchiesta il rapporto tra calcio, potere e sesso.

Il dettaglio spregevole: l’agenzia che sfrutta come i magnaccia di una volta

Merlo individua il punto: il dettaglio spregevole di questa inchiesta non sono i calciatori che pagano, ma “l’agenzia che, se le accuse sono fondate, lucra, approfitta, sfrutta come i magnaccia di una volta”. È lo stesso elemento che emerge dall’indagine della Procura di Milano: un sistema organizzato con pacchetti all-inclusive, serate nei locali più esclusivi e prestazioni sessuali in hotel di lusso, con proventi riciclati per oltre un milione di euro. Non prostituzione libera: sfruttamento strutturato.

Poi Merlo chiude con una posizione che non lascia spazio all’ambiguità moralista: “Una donna libera e adulta ha il diritto di affittare il proprio corpo senza che la legge debba metterci il naso. Chi vende il corpo non vale meno di chi vende la testa, il pensiero, la fantasia a un partito, a un leader, a una multinazionale”. Una frase che toglie dalla discussione ogni ipocrisia e rimette le cose nel loro ordine: il problema non è il sesso a pagamento, il problema è lo sfruttamento.

L’inchiesta entra nel vivo: lunedì saranno sentiti i calciatori

Il contesto in cui arriva la riflessione di Merlo è quello di un’inchiesta che sta accelerando. Come riportato questa mattina, da lunedì saranno ascoltate le ragazze coinvolte e poi i calciatori che hanno effettivamente pagato. Non tutti i 64 nomi emersi dalle intercettazioni, ma solo quelli per cui esiste un collegamento diretto con l’utilizzo dei servizi.

Il moralismo a corrente alternata del calcio italiano è un classico: ci si scandalizza per i tremila euro a serata ma non per i sistemi che rendono possibile lo sfruttamento. Ci si indigna per i nomi dei calciatori ma non per un’agenzia che trattava le ragazze come merce all-inclusive. Merlo ha il merito di ribaltare la prospettiva. Il problema non è mai stato il sesso. Il problema è chi ci costruisce sopra un business.