Klinsmann: “I problemi del calcio italiano sono profondi. Qui si gioca per non perdere, più che per vincere”

Alla Gazzetta: "Non si può puntare il dito solo contro i giocatori, interisti e no: loro non sono la causa, ma piuttosto il risultato di un sistema che negli anni ha avuto delle mancanze"

Gattuso Klinsmann

Db Zenica 31/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Bosnia Erzegovina-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gennaro Gattuso

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Jurgen Klinsmann ha così commentato lo stato del calcio italiano.

Le parole di Klinsmann

Qual è, allora, il problema dell’ambiente italiano?

“Non si tratta solo della partita persa ai rigori con la Bosnia, quella è la conseguenza finale di tutto un disastro precedente. Il problema è più profondo e nasce da lontano, direi da dopo il 2006. La vittoria dell’Europeo 2021, ottenuta con uno sforzo straordinario, ha fatto dimenticare le criticità che erano già presenti. Ma, ripeto, non si può puntare il dito solo contro i giocatori, interisti e no: loro non sono la causa, ma piuttosto il risultato di un sistema che negli anni ha avuto delle mancanze. Sono cresciuti dentro quel sistema, con allenatori, dirigenti, famiglie, contesti che hanno contribuito alla loro formazione. Alla fine, la responsabilità è collettiva, riguarda l’intero Paese, l’intera cultura calcistica”. 

Dove intervenire allora?

“Le infrastrutture, prima di tutto: stadi, centri sportivi, organizzazione. Se vuoi organizzare un Europeo, devi investire davvero, non a metà. Poi la filosofia di gioco. In Italia, troppo spesso, si gioca per non perdere, più che per vincere. Questo incide sulla mentalità degli allenatori e dei giocatori. Gli allenatori, per esempio, sono spesso portati a cercare il pareggio per conservare il posto di lavoro, invece di rischiare per vincere. Questa paura si vede anche nelle categorie inferiori. È una mentalità diffusa. Ma il calcio deve essere il contrario: voglia di rischiare, entusiasmo, coraggio”.

Bastoni vive il momento più difficile della carriera, dopo il caso Kalulu si è aggiunto il rosso in Bosnia: può uscirne solo lasciando l’Italia?

“Il contrario, io spero che si salvi in Italia, e quindi nell’Inter. È normale attraversare momenti difficili, anche difficilissimi, soprattutto quando si è esposti a un livello così alto. Fa parte della crescita, anzi, si impara proprio dagli errori e dalle difficoltà. Se Bastoni riuscirà a superare questo periodo senza scappare e continuando a metterci la faccia qua, diventerà un giocatore ancora più forte. È un passaggio difficile, ma può diventare un punto di svolta. Serve, però, anche equilibrio da parte dell’ambiente italiano. Criticare va bene, ma distruggere no. Offese, attacchi personali, negatività: non aiutano nessuno”

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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