Il paradosso della Maratona senza eroi: chi lo conosceva Sawe? Da dove spunta?

Per L'Equipe c'è anche un problema di credibilità, i 147 atleti keniani sospesi per doping pesano. E la tecnologia toglie romanticismo

Maratona

Kenya's Sabastian Sawe crosses the line to win the men's race in a new world record time at the 2026 London Marathon in central London on April 26, 2026. Kenya's Sabastian Sawe broke the two-hour mark for the first time in history on Sunday in winning the London Marathon.

Bello sì, ma chi è ‘sto Sawe? Da dove spunta? E, in fondo, a chi importa davvero? Un po’ nascosta da mille altre notizie del weekend (attentati e guerre, soprattutto) la Maratona sotto le due ore è una di quelle imprese sportive “epocali”. Ma che adesso, paradossalmente, viene accolta con poca enfasi. Lo sottolinea L’Equipe, e d’altra parte anche solo per rintracciare questo articolo nella home del giornale francese bisogna andare nei sottoscala dei menu.

Il fatto che a Londra, due uomini – mica uno solo: due – Sebastian Sawe e Yomif Kejelcha, abbiano infranto un record storico, è stato registrato senza particolare clamore. E questo perché – secondo L’Equipe – da quando la World Athletics ha abolito il divieto sulle scarpe con molle in schiuma di carbonio, la corsa di mezzofondo e fondo è entrata in una nuova era. I parametri di riferimento del passato sono scomparsi, l’allenamento si è adattato a queste nuove attrezzature e le barriere fisiologiche (l’ex “muro” al 30° chilometro) sembrano ora progettate per essere superate.

L’uomo o le scarpe?

Per L’Equipe si tratta di un’evoluzione naturale. Ma è anche vero che a record ancora caldissimo “la prima domanda che tutti si ponevano era se Adidas avesse trovato una scarpa magica in grado di giustificare un miglioramento di 2 minuti e 35 secondi rispetto a un già notevole primato personale (2 ore, 2 minuti e 5 secondi) su un percorso non esattamente noto per essere tra i più veloci”.

E’ un dibattito aperto. “Perché l’atletica, in definitiva, sta perdendo visibilità e fatica a promuovere i suoi eroi, soprattutto nella maratona, quando questi si cimentano nelle corse su strada senza aver affinato le proprie capacità in pista. A parte i fan più accaniti, chi conosceva Sawe?”. E’ “un paradosso per un evento di massa, un polo di attrazione per i produttori di attrezzature e una continua gara a chi è più tecnologico”.

C’è anche un problema di credibilità

E poi, legato a quello degli “eroi”, c’è il tema della credibilità: “Perché la maratona, l’atletica leggera e il Kenya (147 atleti sospesi al 1° aprile) hanno una storia che lega le prestazioni al sospetto di doping”. Lo stesso Sawe lo sapeva, e ha chiesto all’unità antidoping di aumentare i controlli a sorpresa per garantire la sua integrità. La sua parabola è davvero intrigante: 31 anni, senza risultati degni di nota prima dei 27, a parte qualche tempo nei 1500 e 5000 metri, che lo facevano sembrare un keniano nella media a 24 anni. Per fare un paragone, Kejelcha, l’eterno secondo in pista (fu secondo nei 10.000 metri ai Mondiali del 2025, dietro a Gressier), era quasi un minuto più veloce nei 5000 metri a 18 anni”. Capito?

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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