Il Napoli deve fare colpi alla Alisson: è questo il Dna del club

Il Napoli non può mai reggere i mercati degli ultimi due anni, in particolare il secondo che è stato disastroso. Bisogna tornare al modello che ha reso grande il club

Alisson Santos Napoli

Dc Napoli 06/03/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Torino / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Alisson Santos

Gli ultimi due mercati targati Ssc Napoli sono stati probabilmente la cosa meno “da Ssc Napoli” fatta negli ultimi virtuosi, vincenti e valorizzanti 22 anni di presidenza targata Aurelio De Laurentiis. Il cambio di rotta, iniziato nell’estate del 2024 come naturale conseguenza dell’arrivo di Antonio Conte sulla panchina azzurra, è poi continuato anche nel mercato estivo successivo, per stavolta — come vogliamo definirlo? — un premio a Conte? La voglia di bissare subito e creare un solco con le altre? Una “volgare dimostrazione di potenza” (semicit.)?

Quali che siano le motivazioni (che interessano il giusto), i risvolti sono più interessanti. Uno di questi è aver creato l’illusione che il Napoli possa reggere, alla lunga, questo suo essere spendaccione, accollandosi stipendi elevati e sacrificando una filosofia in virtù dell’instant team. Spoiler: si chiama illusione per un motivo. I De Bruyne sono un’eccezione, non la regola. Tanto per intenderci. A maggior ragione quando la resa è decisamente modesta, per non dire insufficiente.

Napoli, urge un ritorno al passato

Ce li vediamo De Laurentiis e Chiavelli a partire da questa estate con la giubba rossa del leggendario Marty McFly, intenti a portare indietro nel tempo le lancette non del tempo, ma del modus operandi, e a incastonarle di nuovo su quello che ha reso grande il Napoli e che, a tutti gli effetti, è stato un modello che in Italia ha fatto scuola: quello del player trading.

Eh sì, perché “waking up to reality” (aprendo gli occhi alla realtà), quello che emerge è che non siamo né il Real Madrid né il Bayern Monaco e sì, neanche la Juve, che ha Exor che ricapitalizza quando vede la cinghia troppo tirata. La società azzurra non ha né le strutture né il fatturato per poter reggere questo appesantimento a lungo.

Ciò che ha fatto De Laurentiis è encomiabile proprio per questo: ha creato un modello capace di coniugare sostenibilità e vittoria senza dover dare conto a nessuno. Abbandonare un attimo la strada maestra, soprattutto il primo anno, è stato necessario per rianimare una squadra che sembrava morta, e i frutti si sono visti. Fortunatamente, il patron ha saputo comprendere il momento di attuare un elettroshock. Le finanze ne hanno risentito, lo sappiamo, ed è per questo che ora è il momento di tornare indietro, ma per andare avanti.

L’esempio Alisson

L’esempio più concreto che il Napoli ha tutta l’intenzione di tornare a questo modello assume le fattezze di un terribile brasiliano arrivato a gennaio: 3,5 milioni subito e 16,5 per il diritto di riscatto. Sapete quanti sono? Esatto, nulla in confronto a quanto sta facendo vedere suddetto brasiliano in campo, a quelle che sono le sue potenzialità e con i prezzi che girano oggi.

La capacità di scoprire questi talenti, valorizzarli e rivenderli è vitale per un club come il Napoli ed ha letteralmente marcato le sue fortune: Lavezzi, Cavani e il più clamoroso di tutti, Kvaratskhelia, sono stati colpi di genio che hanno permesso al Napoli di instaurare un ciclo virtuoso di linfa vitale, capace di alimentare cassa e vittoria e anche di fare i prodighi in questi due anni. Sennò col cavolo che ti accollavi quello che ti sei accollato se non avevi il grano in cascina, e il grano risponde ai milioncini incassati da Kvara e Osimhen.

Tale punto sarà probabilmente cruciale nel fatidico incontro Adl-Conte che si avrà a Champions acquisita: se il tecnico vorrà accettare un ringiovanimento della rosa e il compito di valorizzare il talento scovato dal Napoli, allora i presupposti per proseguire ci saranno eccome. In caso contrario, beh…

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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