Il caso Rocchi finisce sul New York Times: “In gioco credibilità e futuro del calcio italiano”
La possibile "nuova Calciopoli" è un caso anche a livello internazionale. Pure il Nyt si chiede "con chi avrebbe cospirato Rocchi?"

Db Riyad (Arabia Saudita) 22/01/2024 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi
A scoppio leggermente ritardato – è fisiologico – il caso Rocchi è sfociato sulle pagine dei principali quotidiani internazionali, fino al più importante di tutti, il New York Times. James Horncastle cerca di spiegare al lettore americano l’inchiesta della procura milanese, il contesto, e anche la storia degli scandali che già hanno segnato il calcio italiano. Perché ovviamente il titolo di rimbalzo – “la nuova Calciopoli” – al di là di ogni ipotesi di reato, è giornalisticamente una bomba. La selezione degli arbitri a uso e consumo di una parte è una ferita ancora aperta. Il sospetto non si rimargina mai.
Ma, cronaca giudiziaria a parte (è da un paio di giorni che anche la stampa italiana sta rimescolando le non moltissime informazioni che ha, in attesa che dalle carte trapelino altri dettagli), il New York Times scrive che questa “questa è una storia dalle molteplici sfaccettature. Riguarda la generale esasperazione per il livello arbitrale e il protocollo Var in Italia. Riguarda un organo arbitrale apparentemente in guerra con se stesso. Riguarda anche il futuro. In gioco non c’è solo la credibilità del calcio italiano, già fragile e segnata da scandali passati e da un calo di rendimento, ma, cosa ancora più cruciale, la direzione che il calcio sceglierà” a meno di un mese dalla mancata qualificazione dell’Italia al terzo Mondiale consecutivo.
Con chi ha cospirato Rocchi?
Indipendentemente dal risultato – puntualizza Horncastle – nei casi di frode sportiva il semplice tentativo, se provato, di manipolare la designazione di un arbitro costituisce reato. Ma l’Inter non è sotto inchiesta per ora, né lo è alcun membro del club, “e non è chiaro con chi Rocchi avrebbe cospirato“.
Il riassunto del disastro arbitrale fatto dal Nyt è netto: “L’Associazione Italiana Arbitri è nel caos da anni. Nel 2022, il suo presidente, Alfredo Trentalange, si è dimesso dopo l’arresto e la condanna a cinque anni e otto mesi di reclusione del procuratore federale dell’AIA, Rosario D’Onofio, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta rete internazionale di traffico di droga su larga scala. Antonio Zappi, successore di Trentalange, è stato squalificato per 13 mesi dall’incarico arbitrale con l’accusa di aver fatto pressioni sul designatore arbitrale di Serie C, Maurizio Ciampi, e di Serie D, Alessandro Pizzi, affinché si dimettesse per spianare la strada alla sostituzione di Daniele Orsato e Stefano Braschi. Martedì, la Corte Suprema d’Appello deciderà se confermare o meno definitivamente la squalifica di Zappi”. “In pratica, significa che l’AIA è senza presidente e le serie A e B sono senza un responsabile per la designazione degli arbitri”.