I tifosi della Lazio rispondono all’appello di Sarri, entreranno allo stadio per la finale di Coppa Italia
La scelta più clamorosa riguarda il derby del 17 o 18 maggio: "Entrare in questa occasione significherebbe solo seguire il più classico dei copioni di una tifoseria normale e molle. La nostra dignità vale molto di più di un derby", scrivono.

As Roma 15/03/2026 - campionato di calcio serie A / Lazio-Milan / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Maurizio Sarri
Itifosi della Lazio andranno alla finale di Coppa Italia? La risposta è arrivata nel modo più laziale possibile: sì alla finale, no al derby. Con un comunicato pubblicato sul profilo Instagram vdn_official, il tifo organizzato della Lazio ha spiegato le ragioni di una decisione che racconta molto di come funziona il rapporto tra ultras e società nel calcio italiano.
Per la finale del 13 maggio contro l’Inter, i gruppi entreranno. Lo faranno perché hanno “stretto un patto con mister e squadra” e hanno dato la loro parola. “Essendo in campo neutro vogliamo stare vicino ai ragazzi e dare la possibilità a tutto il popolo laziale di spingere la squadra in una partita importante come la finale di Coppa”, scrivono. Il patto con la squadra viene prima della protesta contro Lotito: è una distinzione che gli ultras laziali rivendicano da mesi, quella tra il presidente che contestano e i giocatori che sostengono.
Il derby no: “La nostra dignità vale più di Roma-Lazio”
La scelta più clamorosa riguarda il derby. Roma-Lazio del 17 o 18 maggio si giocherà senza il tifo organizzato biancoceleste sugli spalti. I gruppi ne sono consapevoli: “Capiamo l’importanza del derby e di quanto sia forte, in ogni laziale, il desiderio di non lasciare anche solo un centimetro di spazio cittadino a quelli dell’altra sponda”. Ma la protesta viene prima di tutto. “Entrare in questa occasione significherebbe solo seguire il più classico dei copioni di una tifoseria normale e molle, cosa che noi non siamo”, scrivono. E aggiungono: “La nostra dignità vale molto di più di un derby. La nostra parola ha un peso e intendiamo mantenerla”.
Non saranno allo stadio, ma non saranno a casa. I gruppi hanno annunciato che rimarranno a Ponte Milvio “per vivere insieme il più classico dei pre-derby, così da poter difendere casa nostra e riempire la piazza di lazialità“. Lo stadio vuoto, la piazza piena: è l’immagine che gli ultras vogliono consegnare a Lotito.
Una protesta che dura da mesi e che non ha precedenti
La decisione va letta nel contesto di una contestazione che va avanti da mesi con una coerenza rara nel panorama ultras italiano. I tifosi della Lazio hanno smesso di entrare allo stadio per protesta contro la gestione Lotito, e lo hanno fatto senza tentennamenti. In febbraio avevano avvertito anche i giocatori: “Se non prendono posizione, meglio che non vengano sotto la curva a baciare la maglia“. Una linea dura che affonda le radici in anni di insofferenza, con la manifestazione dei cinquemila in piazza nel 2024 come momento simbolico della rottura.
Rinunciare al derby è il gesto più estremo che una tifoseria organizzata possa fare. Il derby è identità, è territorio, è la partita che non si può perdere neanche sugli spalti. Non andarci è una dichiarazione politica che pesa più di qualsiasi striscione. Gli ultras della Lazio stanno dicendo che Lotito gli ha tolto tutto tranne la dignità, e quella non la barattano neanche per Roma-Lazio. Si può discutere sul potere che gli ultras esercitano nel calcio italiano e sulla legittimità di certe forme di pressione. Ma la coerenza, in questo caso, è difficile da negare: hanno dato la parola e la mantengono. Anche quando mantenerla significa saltare il derby.