De Gregorio, il giudice che assolse Rocchi a Calciopoli: “Il calcio non è in grado di rinnovarsi”

De Gregorio, il giudice che assolse Rocchi nel filone napoletano di Calciopoli, parla a Repubblica: "Nel 2006 si è persa un'occasione per cambiare"

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Db Riyad (Arabia Saudita) 22/01/2024 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

Eduardo De Gregorio è il giudice che, vent’anni fa, assolse Gianluca Rocchi nel filone napoletano di Calciopoli. Lo fece perché le prove non reggevano, e lo ha ribadito a La Repubblica con la nettezza di chi non ha nulla da ritrattare: “Le prove portate in giudizio dall’accusa non erano adeguate a sostenere la condanna”. In quanto assolto, Rocchi era legittimamente autorizzato a proseguire la carriera sia come arbitro sia come dirigente dell’AIA: “Poi si possono fare valutazioni di opportunità, ma non spettano a noi”.

Parole che pesano, oggi più che mai. Perché Rocchi, che dopo quell’assoluzione ha scalato la piramide arbitrale fino a diventare designatore di Serie A e B, si ritrova di nuovo indagato. Stavolta dalla Procura di Milano, per concorso in frode sportiva: avrebbe designato arbitri “graditi” all’Inter, esercitato pressioni sulla sala VAR di Lissone e gestito le carriere degli arbitri in base alla loro disponibilità a favorire i nerazzurri. Il prossimo 30 aprile è atteso in Procura per l’interrogatorio.

De Gregorio: “Calciopoli fu un’occasione persa, il sistema non sa cambiare”

De Gregorio non ha dubbi: il calcio italiano ha sprecato la lezione del 2006. “Sicuramente nel 2006 si è persa un’occasione per cambiare il sistema. E non è stata neanche l’unica. Il calcio purtroppo ha dimostrato di non essere in grado di rinnovarsi”. Parole che suonano come un atto d’accusa, pronunciate proprio da chi, da magistrato, vide dall’interno i meccanismi di quel mondo.

Il giudice collega l’incapacità di riformarsi anche alla crisi della Nazionale: “L’esclusione dai Mondiali per la terza volta è proprio una delle conseguenze dell’incapacità del mondo del calcio di rigenerarsi. È un ambiente che, evidentemente, non riesce a trovare la strada per cambiare”. Un filo rosso che lega il 2006 al 2026, passando per tre eliminazioni mondiali e un sistema che si è accontentato di sopravvivere anziché evolversi.

Il VAR sopravvalutato e il ruolo perduto dell’arbitro di campo

De Gregorio entra anche nel merito tecnico della questione, e il suo giudizio sul VAR è tranchant: “Trovo che il VAR sia stato sopravvalutato. Ha funzionato più come uno strumento per togliere responsabilità all’arbitro di campo”. Una valutazione che acquista un significato particolare alla luce dell’inchiesta attuale, dove il cuore delle accuse è proprio l’interferenza di Rocchi sulle decisioni prese nella sala VAR di Lissone.

La soluzione, secondo De Gregorio, andrebbe cercata nel recupero della centralità dell’arbitro sul campo: “Andrebbe recuperato il ruolo dell’arbitro di campo, anche attraverso il concetto della inoffensività”. In sostanza, restituire al direttore di gara la piena responsabilità delle decisioni, anziché delegarla a una stanza dove — come emerge dagli atti — qualcuno evidentemente poteva bussare al vetro e orientare il giudizio.

Il precedente: Chievo-Lazio e l’assoluzione nel processo di Napoli

Per comprendere il peso delle parole di De Gregorio bisogna tornare al 20 febbraio 2005, quando Rocchi arbitrò Chievo-Lazio 0-1. Fu quella la partita finita sotto la lente della Procura di Napoli nell’ambito di Calciopoli. Rocchi fu prosciolto sul piano sportivo e assolto dalla giustizia ordinaria con rito abbreviato. La Corte di Cassazione confermò l’assoluzione “per insussistenza del fatto“, pur rilevando che il tribunale di merito aveva “evidenziato elementi sospetti rappresentati da una serie di sviste arbitrali a favore del club romano”.

Un’assoluzione piena, dunque, ma non priva di ombre. E il fatto che lo stesso uomo si ritrovi vent’anni dopo al centro di un’indagine con accuse analoghe — influenzare le partite, questa volta non con le designazioni telefoniche di Moggi ma con le pressioni fisiche sul VAR — pone una domanda che nessuno può eludere.

“Sono pessimista, i processi non cambiano il corso delle cose”

La chiosa di De Gregorio è amara e lucidissima: “Sono francamente molto pessimista. L’esperienza ci insegna, non solo nello sport, che i processi non cambiano il corso delle cose”. Per il giudice, il cambiamento non può arrivare dalle aule di tribunale ma dal sistema stesso: “Un rinnovamento radicale di vertici e mentalità, tanto in Federazione, quanto in Lega. Magari con calciatori ai vertici”.

È la stessa impotenza che trasuda dall’intera vicenda. La Procura Federale di Chinè archiviò la denuncia di Rocca e poi mandò gli ispettori a controllare, come se il problema esistesse eccome. Il ministro Abodi ha evocato il commissariamento della FIGC. Condò ha ricordato che se metti una bomba e non esplode, vieni comunque perseguito. E ora il giudice che assolse Rocchi dice che il calcio non sa rinnovarsi. Tutti vedono il problema. Nessuno riesce a risolverlo.

L’unica certezza, per ora, è che il 30 aprile Rocchi dovrà presentarsi davanti ai pm milanesi per rispondere di tre capi di imputazione. L’AIA è decapitata, con Rocchi e il supervisore VAR Gervasoni entrambi indagati. E il calcio italiano, come vent’anni fa, si ritrova a fare i conti con sé stesso. Con la differenza che stavolta nemmeno chi lo giudicò allora crede più che possa cambiare.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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