Da Gattuso a Guardiola sarebbe uno shock calcistico. Ma servono sponsor
Senza la Figc vengono le idee migliori (meglio restare senza presidente) La Gazzetta scrive che Pep ha sempre amato l'Italia. Sarebbe uno tsunami di sprovincializzazione, ora Pep è anche meno ossessivo

Manchester City's Spanish head coach Pep Guardiola speaks during a press conference at the Camping World Stadium in Orlando on June 25, 2025 on the eve of the Club World Cup 2025 football match between Italy's Juventus and England's Manchester City. (Photo by PATRICIA DE MELO MOREIRA / AFP)
Immaginate lo shock di un Calafiori tanto per dirne uno. Si è lasciato con Gattuso su quella panchina e potrebbe ritrovarsi con Guardiola al posto di Ivan Gennaro. Roba da chiamare il cardiologo o l’allucinologo. Senza la Figc, ecco che spuntano le idee luminosa. Meglio la Figc decollata. Decisamente meglio. Oggi la Gazzetta giustamente ci salta su: pagina 2 e 3. Notizie non ce ne sono, non potrebbe essere altrimenti. Pep si sta giocando la Premier, o meglio sta giocando a vincere l’ennesima Premier a danno del guardioliano Arteta collezionista di sconfitte. Lui, Pep, ha attraversato l’arco costituzionale. Oggi qualcuno della sua cerchia lo considera finanche un rinnegato: si è convertito al portiere che para (orrore) e al centravanti. Ma tanto Guardiola come gioca gioca, vince. Si diverte. Ne riderà anche dei suoi fan ideologizzati. Forse ha superato la fase dell’ossessione. Ci piace di più questo Pep ancelottizzato.
Torniamo a bomba, al cosiddetto lodo Bonucci. Il nodo dell’articolo della Gazza è che a Guardiola l’Italia piace. Si è sempre trovato bene qui. Che fosse Roma, che fosse Brescia. E ha l’Italia nel cuore anche l’uomo che lo segue da diciott’anni: Manuel Estiarte un grandissimo della pallanuoto che in Italia ha giocato a Pescara (e anche a Savona). Il nodo è che Pep non direbbe subito di no. Ci si può parlare. Serve un progetto ad ampio raggio. E ovviamente servirebbe un giro di sponsor, e quello c’è. L’Italia si sottovaluta. Come ha detto al Giornale Zampolli l’uomo di Trump che ci vuole ai Mondiali: “Il Mondiale senza l’Italia è una cosa triste”.
L’Italia si sottovaluta. Persa tra le beghe di casa nostra, tra le vicende infime che ci riguardano e cui parliamo H24, non sappiamo che in giro per il mondo essere italiani vuol dire essere fighi. Guardiola ct dell’Italia sarebbe un colpo enorme, non solo calcistico. E magari già a Usa 2026 (Giorgetti non se le guardi le partite, ce ne faremo una ragione. E con lui Abodi e il presidente Coni Buonfiglio). Guardiola in Nazionale sarebbe uno tsunami di sprovincializzazione. Ci vengono le lacrime agli occhi al pensiero che là dove c’era Gattuso potrebbe nascere un Guardiola.
Scrive la Gazzetta:
all’epoca un munifico sponsor tecnico legato a Conte coprì circa la metà dello stipendio da 4,1 milioni. Curiosamente il brand è lo stesso che sponsorizza Guardiola: della Puma, anzi, l’allenatore catalano è anche una specie di ambasciatore, perché contribuisce a sviluppare i prodotti e li promuove in giro per il mondo.
Evidentemente oggi non è credibile valutare un ingaggio che possa restare nei parametri federali e che al contempo accontenti l’illustre interlocutore. Siamo ancora al pensiero disgiunto dall’azione. Ma se esiste la volontà di accordarsi, se esiste un programma serio che possa coinvolgere Guardiola nel coordinamento delle nazionali giovanili e nella creazione di un modello, i conti potrebbero anche tornare. Sempre, ripetiamo, con il supporto degli sponsor, che potrebbero trarre giovamento dalla valorizzazione di una nobile decaduta del calcio internazionale attraverso un personaggio entrato nella storia per le visioni innovative del gioco.