Anche negli scacchi ci sono i “secondi”: uomini misteriosi che manomettono auto e calcolano mosse fino a crollare
Lo racconta lo Spiegel: lavorano nell'ombra, la loro identità deve restare nascosta. Gli scacchisti allenano ogni singola abilità con allenatori specifici

Iranian chess champion Sara Khadem poses for a photograph playing chess in the south of Spain on February 14, 2023. Khadem presented herself without veil at a chess tournament, in solidarity with the mass protests gripping her homeland over a woman's death in custody. A risky decision that forced her into exile in Spain in order not to be arrested. CRISTINA QUICLER / AFP
I grandi maestri degli scacchi hanno parecchi segreti. Le mosse, certo. Ma anche chi c’è dietro quelle mosse. Anche negli scacchi ci sono i “secondi”, come nel pugilato. Uomini che studiano e preparano migliaia di mosse, circondati da tazze di caffè vuote, con le mani che tremano per l’esaurimento. Li tengono segreti, perché svelarne l’identità significherebbe “sgamare” anche qualcosa delle tattiche hanno portato in sala per il loro campione. Sono una figura medievale riciclata dalla scherma e dal duello – racconta lo Spiegel. Sopravvissuta alle rivoluzioni tecnologiche, ancora oggi tra i segreti meglio custoditi dello sport mondiale.
E’ un mondo semi-sconosciuto e molto affascinante il dietro le quinte degli scacchi. Il sistema funziona così: il grande maestro decide quali varianti preparare, i secondi analizzano tutta la notte, la mattina seguente l’atleta memorizza decine di migliaia di mosse come se fossero numeri di telefono di un’epoca analogica. Chi conosce i nomi dei secondi conosce il repertorio, e chi conosce il repertorio può prepararsi. È un gioco di intelligence dentro un gioco di intelligenza.
La Partita del Secolo salvata da un secondo
Gli aneddoti migliori raccontati dal settimanale tedesco arrivano dai momenti in cui questo sistema ha cambiato la storia. Nel 1972, Bobby Fischer (un lupo solitario, uno che preferiva libri e riviste a qualsiasi collaborazione umana) portò con sé a Reykjavík un unico secondo, il vecchio amico William Lombardy. Quando Fischer perse alla prima partita e scappò per prendere il primo aereo per tornarsene a casa, Lombardy manomise l’accensione della sua automobile per impedirgli di raggiungere l’aeroporto. Fischer rimase, continuò a giocare, vinse il titolo mondiale. La Partita del Secolo fu salvata da un sabotaggio meccanico. Così narra la legenda.
Nel 2000 toccò a Joël Lautier cambiare le sorti del mondo. Garry Kasparov, campione da quindici anni, si presentò al match contro Vladimir Kramnik convinto di giocare la sua solita Partita Spagnola. Lautier – uno dei pochi grandi maestri ad avere un bilancio positivo contro Kasparov – consigliò a Kramnik una variante quasi dimenticata: la Difesa Berlinese. Gli attacchi di Kasparov rimbalzarono sul Muro di Berlino per quattordici mosse, poi capitolò.
Ma il prezzo di questa guerra nell’ombra è altissimo
Quando Viswanathan Anand si preparò per il Campionato del Mondo del 2008, la sua squadra di quattro secondi lavorò per mesi in un appartamento in Assia, giorno e notte davanti ai computer, cercando aperture mai giocate prima. Tre dei quattro soffrirono di burnout dopo il torneo. Uno di loro ebbe incubi ricorrenti per nove mesi. Anand, almeno, vinse.
I secondi sono come degli assistenti “ombra”. Roman Vidonyak è l’allenatore di Javokhir Sindarov e spiega che le squadre si secondi sono generalmente composte da grandi maestri uomini che non hanno più la possibilità di partecipare al Campionato del Mondo; ricevono un compenso concordato, di solito tra le quattro e le cinque cifre. Vidonyak dice che come allenatore di scacchi si guadagna all’incirca quanto un impiegato d’ufficio. Le donne sono pochissime.
“In ogni sport ci sono diverse abilità; nel calcio, ad esempio, velocità, resistenza e tecnica. E così, anche negli scacchi, ci sono diverse abilità che bisogna padroneggiare, e noi le alleniamo”. Vidonyak ha individuato 17 di queste abilità, tra cui concentrazione, attenzione, intuizione, gestione del tempo e la capacità di visualizzare le mosse degli scacchi senza guardare.