Santacroce: “Donadoni è stato uno dei tecnici più importanti a Napoli: ha portato professionalità scuola Milan”
Al podcast DoppioPasso: "Avevamo strutture da Serie C e Roberto fece rifare gli spogliatoi e la palestra. Lavezzi? Litigammo di brutto, ci inseguimmo per le strade di Napoli. Poi abbiamo chiarito ed è nato un bel rapporto"

Gc Milano 23/09/2009 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Giuseppe Celeste/Image Sport nella foto: Roberto Donadoni
Intervenuto al Podcast DoppioPasso, Fabiano Santacroce ha rivelato alcuni retroscena risalenti ai tempi della sua permanenza a Napoli. Ecco le sue parole.
Le parole di Santacroce
Giocare al San Paolo è un’esperienza incredibile, cioè disputare una partita a Napoli rispetto ad altre piazze è davvero fuori dal comune, perché è come se tutta la curva fosse coinvolta. Almeno all’epoca, tutti urlavano, tutti incitavano, tutti ti rimproveravano se sbagliavi e subito dopo ti applaudivano se facevi qualcosa di buono. Non era semplice, non era per tutti. Sono entrato e mi sono ritrovato a marcare Di Natale. Mi ha fatto faticare parecchio. Quella notte non ho chiuso occhio, ho ripensato all’esordio per tutta la notte. Fu un’emozione straordinaria.
Sulla lite con Lavezzi
“Dopo meno di un mese ho litigato con Lavezzi. Litigato davvero forte! Avevamo organizzato una cena di squadra in un ristorante sul lungomare, dove andavamo sempre. Lui mi lanciava i cubetti di ghiaccio… io venivo da squadre con molto nonnismo e pensai che dovevo farmi rispettare. Così, al terzo cubetto di ghiaccio lanciato da Lavezzi, presi una lattina di Coca-Cola appena aperta e gliela lanciai addosso! Non potete capire cosa successe, ci dovettero dividere. Poi ci fu un inseguimento per le strade di Napoli, scene davvero incredibili. Dopo quella lite ci siamo confrontati il giorno dopo, ci siamo parlati e io gli dissi: se vuoi, ci picchiamo subito, poi però la finiamo. Lui ha capito che tipo di persona sono, ci siamo chiariti e da lì è nato un bel rapporto. Il Pocho è una persona speciale, un giocatore straordinario. Negli allenamenti Lavezzi era ancora più forte”.
Su Cavani
“Ricordo che quando arrivò Cavani, l’allenatore lo provava nel ruolo di Maggio. Poi ci fu la cessione di Quagliarella: eravamo in Svezia, l’allenatore ci chiamò e comunicò a Quagliarella che era stato venduto alla Juventus, dovette cambiare la formazione all’ultimo momento. Il mister guardò Cavani e gli disse: te la senti di giocare davanti? Lui rispose di sì. Cavani in allenamento era incredibile: con lui era come giocare la finale dei Mondiali ogni volta, aveva sempre la stessa fame, lo stesso agonismo in ogni seduta, sempre a 2000 all’ora, mai visto uno così. Ricordo che quelli della Uefa ci fecero fare un test all’inizio dell’anno successivo: bisognava correre di continuo e aumentare progressivamente i carichi. Chi ci fece i test lo guardava sbalordito, dissero di non aver mai visto niente del genere”.
Su Donadoni e Mazzarri
“Secondo me Donadoni è stato uno dei tecnici più importanti a Napoli e lo dico non solo per quello che ha fatto sul campo, ma per come ha trasformato l’intera società. Ha introdotto un cambio incredibile di professionalità, portando la sua scuola di professionalità, cioè la scuola Milan, a Napoli. Ha ristrutturato tutti gli spogliatoi, ha fatto rifare la palestra, ci ha messi nelle condizioni di diventare professionisti seriamente. Io, appena arrivato dalla Serie B, mi sono ritrovato in strutture più simili alla Serie C che alla Serie A; eravamo messi molto meglio a Brescia, con gli spogliatoi. Donadoni ha cambiato tutto. Purtroppo eravamo un gruppo verace, fatto di sudamericani, napoletani, un bel mix… lui ci multava se stavi al telefono, leggendo il giornale o ascoltando musica negli spogliatoi. Non è andata bene. Con Mazzarri, invece, siamo diventati una squadra perfetta”.











