Hamilton: “C’è il mio Dna in questa Ferrari, è l’anno del Cavallo per il calendario cinese: l’anno della rinascita”
Al Corsera: “Da 14 mesi lavoro sulla monoposto 2026, al simulatore e con gli ingegneri. La precedente l'ho trovato già progettata". Il successo del suo film sulla F1, quattro nomination agli Oscar

Ferrari's British driver Lewis Hamilton (centre R) celebrates taking pole position with his father Anthony Hamilton (centre L) after the sprint qualifying session of the Formula One Chinese Grand Prix at the Shanghai International Circuit in Shanghai on March 21, 2025. GREG BAKER / AFP
Lewis Hamilton intervistato dal Corriere della Sera, a firma Daniele Sparisci e Giorgio Terruzzi.
“Questo è l’anno del Cavallo di Fuoco secondo il calendario cinese. Rappresenta la libertà, il desiderio di sgombrare la mente dalla pressione e riportare al centro i valori fondamentali. Nel momento in cui ti fai schiacciare dalla responsabilità, rischi di perdere non solo te stesso ma anche il divertimento. Bisogna ritrovare la gioia, quando abbiamo presentato la nuova macchina mi sono sentito felice come un bambino. (…) L’anno del Cavallo offre l’occasione di una rinascita e dal punto di vista tecnico in F1 tutti ricominciano da zero. Non c’è nulla di più eccitante, è bellissimo» (in italiano, ndr)”.
Come pensa di stare davanti a Leclerc?
“Non la vedo così, la Ferrari è una cosa sola: in Italia, e fuori, la gente la segue come una religione e la ama come il Papa. Il mio obiettivo non è dividere i tifosi, vogliamo vincere tutti e due ed è chiaro che vorrei essere io a farlo e sto lavorando per questo. Ma il team viene al primo posto. Charles è un pilota fenomenale per come guida, per la sua etica, ed è qui da 8 anni. Ma io arrivo in maniera diversa a questo campionato”.
Può spiegarci come?
“Da 14 mesi lavoro sulla monoposto 2026, al simulatore e con gli ingegneri. Rispetto alla precedente che ho trovato già progettata, e potevo cambiare davvero poco, in questa macchina c’è un po’ del mio Dna e la cosa mi entusiasma”.
Magari ci farà un altro film. Quattro nomination agli Oscar per quello sulla F1 che ha co-prodotto. Sorpreso?
“Certo che sono sorpreso! È stato un viaggio iniziato quattro anni fa con una chiamata del regista Joe Kosinski: “Ehi man, facciamo un bel film sulla
F1?”. Ho detto immediatamente di sì, senza sapere in cosa sarei stato coinvolto. Ricordo i primi incontri sulla sceneggiatura, volevo che ci fosse equilibrio fra fiction e realtà. Leggendo la prima bozza ho pensato: “Oh my God, questo è stile Hollywood mischiato a Fast & Furious”. Così mi sono messo a “educare” tutti sulla F1, dagli autori agli attori, al produttore”.
“A scuola sono stato espulso per colpe che non avevo commesso, il preside non voleva che avessi successo. Mi consideravano come un diverso. Così,
partiamo dalla scuola per allargare le opportunità a università, aziende, squadre. Nel film “F1” ho voluto mettere una donna a capo dell’aerodinamica, per mandare un messaggio. Sa quante ragazze hanno scritto per chiedere come si diventa ingegnere di F1? E nel cast ho inserito anche un meccanico di colore. Se non vedi, non credi sia possibile. Molti giovani delle minoranze vengono fermati dai genitori: “Non diventerai mai un dottore, un avvocato””.










