Capello: “In Italia non giochiamo più verticale. Abbiamo preteso di copiare il Barcellona di Guardiola e l’abbiamo fatto male”

Alla Gazzetta: "Pensiamo solo al possesso, dimenticando che il possesso deresponsabilizza: basta l'appoggio a quello accanto". Sugli arbitri: "La velocità è frenata dagli arbitri: non esistono più contrasti e gioco fisico, un giocatore appena sfiorato si butta a terra"

Capello sull'italia palladino

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta, Fabio Capello ha così commentato l’uscita di scena delle italiane dalla Champions e la situazione dell’Italia in vista degli spareggi per andare al Mondiale.

Le parole di Capello

Italiane fuori dalla Champions negli ottavi, Italia che rischia di saltare il terzo Mondiale di fila: Capello, c’è una connessione?

“La connessione c’è e comincia dal valore degli stranieri. Ai miei tempi, quando giocavo, studiavo sempre Luis Suarez, il migliore di tutti, oltre a Bulgarelli che aveva qualche anno più di me. Erano maestri. Quando ero allenatore, avevamo in Italia i migliori al mondo. Oggi ci sono Modric, Rabiot e pochi altri. E quelli buoni buoni li vendiamo, mentre una volta, fino al 2010 almeno, venivano tutti qui perché eravamo un riferimento. Senza quell’esempio, i nostri non possono migliorare. Ma non è l’unico problema”.

L’altro?

“La carenza assoluta di giocatori italiani in A. Gli stranieri occupano quei posti, anche se modesti. Pensiamo davvero che siano tutti superiori ai nostri? Certo, dovessimo fallire il terzo Mondiale, non avrei dubbi: vuol dire che tutte le politiche sul nostro calcio giovanile sono state sbagliate.”

Lei ha allenato Real, Juve, Roma… L’atteggiamento poco offensivo può essere anche un fatto culturale, ma perché le nostre squadre non riescono a correre come quelle inglesi, tedesche e spagnole? Non sappiamo più prepararci fisicamente?

“Bella domanda. Io vedo la palla scorrere lenta, vedo i nostri giocatori che corrono un po’ ma non scattano male, vedo che giochiamo laterale e non in verticale. Abbiamo preteso di copiare il Barcellona di Guardiola e l’abbiamo fatto male, anche perché qualità e tecnica sono inferiori. Pensiamo solo al possesso, dimenticando che il possesso deresponsabilizza: basta l’appoggio a quello accanto. E anche gli arbitri hanno colpe.”

Quali?

“Siamo l’unico paese in cui uno infortunato si butta a terra, pesta i pugni e il gioco si ferma subito. La velocità è frenata dagli arbitri: non esistono più contrasti e gioco fisico, un giocatore appena sfiorato si butta a terra. Ma se uno di un metro e novanta allarga le braccia per difendere il pallone e sfiora uno dieci centimetri più basso, possibile che quello finisca immediatamente giù? Al Var spesso non conoscono le dinamiche del gioco, qualche giocatore al video non farebbe male. E un’altra cosa: ci siamo inventati il fallo con il pestone. Ma lei, ai miei tempi, negli anni Settanta, ricorda un fallo fischiato per un pestone? Ma basta”.

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