Buffon: “Il Var dovrebbe aiutare, come si fa a non intervenire su un errore così grave come quello di Bastoni e Kalulu?”
Al Messaggero: "Il calcio italiano si è snaturato per non fare più i catenacciari ma siamo partiti con dieci anni di ritardo. Vergara è uno che non ti lascia indifferente"

Db Reggio Emilia 09/06/2025 - qualificazioni Mondiali 2026 / Italia-Moldova / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluigi Buffon
In una lunga intervista concessa al Messaggero, il capo delegazione della Nazionale, Gianluigi Buffon, ha toccato diversi temi legati all’attualità calcistica del Bel Paese. Immancabile un passaggio sul caso Bastoni. Soprattutto sul Var, per lui è inspiegabile che non intervenga su un errore così grave.
Le parole di Buffon
Prendiamo carta e penna e buttiamo giù i nomi della squadra dell’Italia: siamo un gruppo ultra competitivo per dei livelli superiori a quelli che può essere uno spareggio e quindi il sapere che andremo a giocare un playoff con gente come Donnarumma, Dimarco, Bastoni, Calafiori, Barella, Tonali, Retegui, Kean, Pio Esposito… cavolo, dico, come fa l’Italia a non passare? Cioè, faccio fatica. Poi magari potrà pure capitare per la terza volta. Però almeno arriverò lì in un modo sereno e so che questa è la verità. Poi il campo ci potrà smentire perché può accadere tantissimo altro.
Ecco, però perché questa non è la percezione che si ha dall’esterno?
Perché è più semplicistico, siamo entrati in quel loop lì un po’ di negatività, siamo al tafazzismo. È come quando metti un’etichetta a qualcuno senza approfondire e quell’etichetta resta per sempre, senza capire che nel percorso di una persona ci sono tanti cambiamenti. Chi fa le analisi deve approfondire e comprendere se, nel corso del tempo, ci sia stata qualche risposta differente. Io penso che l’unica volta in cui siamo stati deludenti dal punto di vista della tenuta è stato con la Norvegia, nel secondo tempo. Poi, ovvio, non abbiamo affrontato il Brasile ma abbiamo sempre tirato fuori i risultati. Anche ai miei tempi si faceva fatica e si vinceva 1-0 o 2-0 magari in Moldova. Adesso invece fai quattro gol a Israele e non va bene.
C’è anche un aspetto tattico alla base della crisi di questi anni?
Per tantissimi anni abbiamo avuto una superiorità tattica rispetto agli avversari e ci permetteva di vincere delle gare incredibili. Poi c’è anche un fatto: abbiamo voluto copiare gli altri, e forse non eravamo pronti. Siamo stati contaminati dai concetti di globalizzazione e dalla contaminazione di idee tattiche altrui. Ci siamo fatti ingolosire anche dalle sirene spagnole di un certo tipo di calcio. Ci siamo snaturati, insomma. Abbiamo voluto fare quel tipo di calcio perché da un certo punto di vista ci sentivamo non più fichi. Ci trattavano come catenacciari, ci inviavano sempre questi messaggi. Abbiamo voluto rinnegare la nostra natura e abbiamo detto: “sai cos’è, ora vi facciamo vedere noi”. Ma quando parti con un progetto e sei già dieci anni in ritardo, fatichi.
Chi, tra i giovani italiani, vi ha stupito maggiormente?
Una sorpresa grande è Palestra, ha fatto vedere qualcosa di clamoroso. Un altro che sta facendo molto bene è Kayode. Anche Vergara, uno che non ti lascia indifferente. E anche Pisilli.
Cosa pensa del Var che non mette mai d’accordo nessuno?
Inter-Juve è stata la conferma che il Var è imprescindibile e ci si rende conto che deve intervenire proprio su questioni come quella di Kalulu. Come si fa a non poter intervenire su un errore così grave? Chi può aver concepito una cosa del genere? È una procedura che ti fa andar fuori di testa. Se eviti un errore enorme fai del bene al gioco del calcio, non il contrario. Anche sui contatti c’è qualcosa da rivedere: non c’è fallo ad ogni tocco. Chi ha giocato al calcio può aiutare gli arbitri. Ci deve essere un confronto tra le parti. Se si fischia ad ogni contatto, il giocatore lo capisce subito e quindi non ti aiuterà e si butterà a terra.
Di Bastoni dice:
«Ci siamo sentiti. Ho trovato il tutto un po’ eccessivo, la cosa andrà inevitabilmente scemando. Ha chiesto scusa, sta pagando ma molto più di quelle che sono le sue colpe».











