Oliynykova, la tennista ucraina che vive sotto le bombe a Kiev: “I russi vogliono uccidermi e dovrei stringergli la mano?”
L'intervista al Times: "Mio padre è al fronte. Scappammo la prima volta dall'Ucraina che aveva dieci anni. Di notte. Giocavo con le scarpe bucate. Mangiavo il cibo più economico. Io gioco l'anti-tennis, posso spezzare il ritmo a chiunque, gli allenatori non apprezzano la mia tecnica"

Ukraines Oleksandra Oliynykova hits a return to USA's Madison Keys during their women's singles match on day three of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 20, 2026. (Photo by Martin KEEP / AFP) / -- IMAGE RESTRICTED TO EDITORIAL USE - STRICTLY NO COMMERCIAL USE --
Oleksandra Oliynykova “è forse la stella emergente più improbabile del tennis femminile”, scrive di lei il Times. Perché la tennista ucraina è l’unica giocatrice di alto livello che vive ancora a Kiev, suo padre è in prima linea con una delle unità di droni più efficaci dell’esercito. Un generatore nel suo tennis club fa sì che ci siano ancora luce e acqua quando la corrente elettrica in città va via, ma lei deve prendere un treno notturno per il confine ungherese o rumeno prima di recarsi al suo prossimo torneo.
Ha 25 anni. Anche dopo aver vinto due titoli Itf consecutivi in Sardegna a maggio, Oliynykova ha dormito in aeroporto perché il premio in denaro non era ancora arrivato sul suo conto in banca. E’ rapidamente salita al numero 71 del mondo dopo aver vinto tre titoli 125 alla fine dell’anno scorso. Poi, due settimane fa, ha raggiunto la sua prima semifinale in un 250, al Transylvania Open, dove ha perso contro Emma Raducanu. Si è presa un po’ di ribalta mediatica agli Australian Open per aver indossato una maglietta sulla guerra in conferenza stampa (“vorrei parlarne ma qui non non è permesso”).
È un’aliena rispetto allo standard del tennis attuale. Tatuaggi vistosi in piena faccia, piena di piercing “derivanti dalla sua passione per la musica rock” e soprattutto ha uno stile di gioco anticonformista, moto vario, fatto di slice e rotazioni. “Quando ero adolescente, gli allenatori non apprezzavano la mia tecnica. Ancora oggi dicono che dobbiamo cambiare le cose, ma io non cerco di giocare normalmente. Voglio essere la migliore nel mio stile di gioco, ma una giocatrice anti-tennis che può spezzare il ritmo di chiunque nel tour”.
Ovviamente il sottotesto di tutto è la guerra. Quando aveva dieci anni, il volto di suo padre finì sui giornali per aver protestato contro l’allora presidente, Viktor Yanukovich. La polizia distrusse gli uffici dell’azienda e suo padre corse a casa e disse a Oliynykova e al fratello minore, Nazar, anche lui tennista, che dovevano andarsene nel cuore della notte. “Mia madre piangeva e mi disse di fare i bagagli. Ricordo di aver guardato il telegiornale ed ero preoccupata. Ero troppo piccola per capire cosa stesse succedendo, ma sapevo che qualcosa non andava. Ho imparato a conoscere parole come “democrazia” e “libertà di parola”, racconta.
“Da allora ho vissuto tutta la vita con la sensazione che da un momento all’altro avrei potuto perdere tutto. Ma quando hai qualcuno da ammirare, disposto a rischiare tutto, come mio padre, ti rende una persona con dei veri principi. Non hai paura di parlare se credi in qualcosa. Molte delle cose che faccio sono dovute al fatto che ho visto mio padre fare lo stesso”.
La sua è una storia da film. Il percorso verso la Croazia è già di per sé un’odissea. Dopo aver attraversato il confine, il loro Gps li ha condotti in una zona vietata in Transnistria, il territorio separatista tra Ucraina e Moldavia, dove la loro auto è stata fermata dai soldati russi. Poi, dopo essere arrivati a Chisinau la mattina seguente, hanno soggiornato in un piccolo hotel invaso dagli scarafaggi prima di stabilirsi come rifugiate a Zagabria. Il padre di Oliynykova trova lavoro come tassista, la madre come addetta alle pulizie in un centro commerciale. “Io ero semplicemente felice di giocare a tennis. Mio padre mi ha sostenuto molto e mi ha detto di non confrontarmi con le altre ragazze e che il mio momento sarebbe arrivato. Lo facevamo senza sponsor. Giocavo con le scarpe bucate. Mangiavo il cibo più economico. Lo stesso valeva per i miei vestiti, le mie borse da tennis, ma non mi lamentavo perché ero motivata”.
Oliynykova è tornata a Kiev a tempo pieno l’anno scorso, in piena guerra. Mentre il circuito Wta si spostava dalla Romania al Medio Oriente, lei è andata a Kramatorsk, una città chiave vicino alla linea del fronte a Donetsk, colpita dai missili. “Tornavo da un territorio occupato e non avevo mai visto niente di simile in vita mia. Questo è il male assoluto. Immagina di guidare attraverso piccoli villaggi, piccole città, e tutto è completamente distrutto. Nessuna casa è salva. E se vengono qui a Kiev, faranno lo stesso”.
Oliynykova ha sfruttato la visibilità agli Australian Open per rinnovare le richieste di squalifica per tenniste russe e bielorusse, tra cui la numero 1 del mondo, Aryna Sabalenka. La maggior parte delle tenniste ucraine rifiuta strette di mano alle russe. Oliynykova è andata oltre. Per esempio ha snobbato Anna Bondar al Transylvania Open perché l’avversaria ungherese aveva giocato in un evento espositivo sponsorizzato dallo Stato a San Pietroburgo nel dicembre 2022. “Forse a volte sono emotiva, ma quando vivi con il rischio di essere uccisa, penso che tu abbia il diritto di esserlo. In questo momento sono in Ucraina e i russi stanno cercando di uccidermi nel mio appartamento. Quando sono fuori dall’Ucraina, le giocatrici russe mi attaccano inviando reclami sul mio conto alla WTA”.
“Quando la gente dice che lo sport è fuori dalla politica, sta facendo propaganda per Putin e la guerra. Io sono un’atleta, vogliono solo che corra e colpisca la palla? Sono uno scherzo o un essere umano? È uno spettacolo, come se fossi un animale da circo? Non credo che sport, arte o cultura possano esistere senza valori umani”.











